Palazzo degli Elefanti, "violento" scontro tra Beretta e Stancanelli

A infiammare gli animi dei politici è il debito fuori bilancio di 22 milioni cominciato nel 1989, quando il sindaco era Enzo Bianco, oggi senatore del Pd

E’ scontro a Palazzo degli Elefanti tra il Pd e il sindaco Stancanelli. A infiammare gli animi è il debito fuori bilancio di 22 milioni cominciato nel 1989, quando il sindaco era Enzo Bianco, oggi senatore del Pd.

PARTITO DEMOCRATICO - Giuseppe Beretta, deputato nazionale Pd, attacca duramente Stancanelli e dichiara:  “Provincia e Comune sull’orlo del dissesto finanziario, ecco cosa il centrodestra è riuscito a fare a Catania. Castiglione si è dimesso dalla presidenza della Provincia, Stancanelli faccia  altrettanto: ammetta di aver fallito clamorosamente nel compito che si era imposto ad inizio mandato, quello di risanare le finanze comunali mandate in malora dal suo predecessore Scapagnini, e per una volta dica ai cittadini catanesi la verità”.

Secondo il parlamentare, Stancanelli “continua a fare il demagogo e, mentre gli stipendi dei dipendenti comunali vengono pagati ancora una volta in ritardo, e  quel debito da 22 milioni poteva essere evitato lui continua furbescamente ad addossare addirittura alle giunte degli anni ’90 le responsabilità dello stato disastroso dei conti del Comune di Catania”.

RAFFAELE STANCANELLI - Il sindaco di difende e in merito alle dichiarazioni del Pd sulla situazione finanziaria del comune di Catania, in una nota, afferma :“Mi indigna la faccia tosta di chi anziché arrossire per le evidenti complicità cerca affannosamente di girare la frittata, esibendo un atteggiamento irresponsabile nei confronti dei cittadini catanesi, ancora una volta traditi da loro rappresentanti. In un gioco di campagna elettorale anticipata – continua Stancanelli - che raggiunge il solo risultato di disgustare ancora di più i cittadini, non posso fare a meno di denunziare pubblicamente, l’atteggiamento di chi dalla comoda poltrona romana emana sentenze da scienziato appena arruolato nella schiera dei primi della classe che tanto danno hanno prodotto a Catania”.

Stancanelli, ricorda, inoltre, che “a partire dal 2008 è stato invertito un trend debitorio in crescendo che si protraeva da oltre venti anni. Eppure, finora, non sono state evocate giustificazioni rinfacciando a questa o quell’amministrazione scelte di dieci, quindici o venti anni addietro le cui conseguenze ancora si avvertono: vale per tutti il gravame delle rate di mutuo per spese correnti (vedi Amt) che condiziona pesantemente il bilancio comunale o qualche altra spesa frutto di cattiva amministrazione che ora si è costretti a pagare".

"Si è preferito operare senza appariscenza con serietà e rigore dopo i costosi fasti dell’effimero di cui nulla è rimasto con una rigorosa azione di revisione delle spesa corrente, riducendo il debito a circa 230 milioni di euro a fronte dei 500 che si erano accumulati nel corso degli anni precedenti. Di questi, quelli fuori bilancio ammontano a oltre sessanta milioni e sono tutti riferiti a vicende risalenti negli anni passati, oltre a quelli che stanno emergendo per via di sentenze esecutive come quella recente delle case popolari acquistate a Librino nel 1989. Abbiamo ridotto di oltre il 30 % l’allegra spesa corrente che portava diritti al baratro, non può essere sottaciuto anche per i tanti no che sono stati detti ai vecchi beneficiari. Per non parlare dell’evasione tributaria che a Catania aveva raggiunto livelli inaccettabili del 70%, creando una sperequazione da tutti tollerata, contrastata triplicando gli accertamenti e raddoppiando le entrate. Inoltre, sono state azzerate le auto blu, eliminato ogni spreco per assessori, dirigenti e dipendenti (nel 1997 erano oltre 6 mila, ora poco più di 3 mila), senza fare un'assunzione nel comune o nelle partecipate i cui vertici non percepiscono alcuna indennità. Persino per riconquistare spazi per i pedoni e per le biciclette(piazza Duomo e Università, ma anche via Crociferi e San Giovanni Li Cuti) si sono dovute superare resistenze e strumentalizzazioni inimmaginabili. In sostanza si è percorsa la strada meno agevole, sicuramente meno appagante, della serietà e non quella delle facili illusioni da cui traggono origine tanti dei mali odierni di Catania. Per difendere con i fatti e non con le parole dettate da Roma la mia città rivendico di avere rinunciato per ben due volte al seggio parlamentare: non mi aspetto, dunque, sostegni da personaggi col cuore e con la testa lontani mille miglia dai problemi delle famiglie catanesi. Abbiano però, almeno il buon gusto di godersi gli agi della carriera romana in maniera rispettosa di chi lavora, anche per loro, dal fronte dei sindaci che, in prima linea, operano per difendere la loro gente e la loro terra dalla cattiva politica, passata e presente”.

IL DEBITO DELLA DISCORDIA- Catania ha condannato il Comune a pagare l’impresa costruttrice di 138 case popolari a Librino. Oltre ai 5 milioni di euro quale residuo del 10% del prezzo pattuito per l’acquisto, l’Ente dovrà restituire all’impresa gli immobili per inadempienza contrattuale. Una sentenza che fa precipitare la città nuovamente sull’orlo del dissesto finanziario.
 

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