Domenica, 20 Giugno 2021
Politica

Misterbianco, la "riscossa" di Di Guardo: "Voglio fare il sindaco e con i 5 Stelle ci dialogo"

L'inossidabile politico, alla soglia degli 80 anni e dopo uno scioglimento per mafia, ritorna alla carica in vista delle comunali che si terranno tra settembre e ottobre: "Voglio difendere l'onore ferito della città"

Quella fascia tricolore sente di averla cucita addosso Nino Di Guardo, classe 1943 e già cinque volte sindaco di Misterbianco. Una fascia che gli è stata tolta il 26 settembre del 2019 quando il consiglio comunale venne sciolto per infiltrazioni mafiose, dopo che nell'ambito dell'inchiesta Revolution Bet era stato coinvolto l'allora vice sindaco Carmelo Santapaola. Uno scioglimento vissuto come ingiusto da Di Guardo che ha dato alle stampe un libro sulla vicenda ("Crimine di Stato"), che ha portato avanti proteste clamorose come scioperi della fame, e che attende ancora l'esito del Tar contro il provvedimento. Intanto sono passati 2 anni e - come disposto dalla Regione - si tornerà alle urne tra settembre e ottobre. In lizza c'è ancora Di Guardo che vuole ricominciare ad amministrare.

- Onorevole Di Guardo dopo uno scioglimento, dopo una lunga carriera politica che l'ha vista consigliere comunale e provinciale, sindaco e deputato regionale, viene spontanea una domanda da "uomo della strada": chi glielo fa fare?

"Bella domanda...Io sono un sindaco destituito ingiustamente e senza alcun fondamento e questa è una ferita troppo grande. Io avrei concluso il mio mandato nel 2022 e mi sarei trovato, a quasi 80 anni, in pace con me stesso e felice di aver servito la mia comunità: avrei smesso di fare il sindaco e non mi sarei ricandidato. Adesso, però, è diverso: lo scioglimento è un'onta e quindi la mia battaglia è una riscossa mia e di tutta la comunità segnata da un marchio d'infamia".

- Quando si potrà dire conclusa la sua "battaglia"?

"La mia battaglia si concluderà quando avrò ottenuto giustizia. Ancora attendiamo il giudizio del Tar: la commissione straordinaria ha chiesto un prolungamento e ciò ha dilazionato i tempi. In virtù di un desiderio di giustizia e rivalsa io mi ritrovo in campo e continuo a lottare. La mia vita è fusa con quella di Misterbianco e sono candidato per difendere la città. La vicenda dello scioglimento ha mostrato che siamo sudditi e non cittadini e io non ci sto: ho criticato aspramente il prefetto e l'allora ministro degli Interni. Il tribunale ha riconosciuto il mio operato limpido e difatti mi ha dichiarato candidabile: quella è stata una prima grande vittoria".

- Quali sono i suoi progetti da sindaco? Quali le urgenze da affrontare?

"Durante la mia sindacatura avevo puntato sulle scuole, sulla raccolta differenziata, sugli asili, sulle opere pubbliche. Occorre rendere Misterbianco una città moderna: presto arriverà la metropolitana e dobbiamo farci trovare pronti. Serve sostenere il commercio e le attività: siamo in 50mila e siamo una delle realtà più significative della provincia di Catania. Durante i miei mandati ho cercato sempre il buongoverno e ho amministrato con le mani sopra il tavolo, mai sotto".

- Negli ultimi anni molteplici sono stati gli scioglimenti dei consigli comunali in Sicilia. Molti i casi controversi e sono emerse nuove verità su alcuni Comuni, come quello di Scicli. Lei ha chiesto una modifica della legge, la 143 del Tuel. Da sindaco continuerà a portare avanti questa battaglia? 

"Si tratta di una legge sbagliata. Sciascia diceva che la mafia si combatte con la forza del diritto e sono convintamente d'accordo. Ad esempio nella procedura dello scioglimento io non ho avuto possibilità di difendermi, di difendere il mio operato o di replicare a ciò che veniva scritto nella relazione d'accesso. Non ho mai avuto possibilità di parlare o di spiegare le mie ragioni: ciò è avvenuto soltanto quando si doveva decidere sulla incandidabilità e il tribunale mi ha dato ragione. C'è un potere troppo discrezionale che viene dato ai prefetti, al ministero degli Interni e quindi cambiare la legge è essenziale per tornare ad essere uno Stato di Diritto".

- Lei in una celebre intervista di Giorgio Bocca nei primi anni Novanta però chiese lo scioglimento di Misterbianco...

"Occorre distinguere tempi e momenti. Nel 1991 io mi sono battuto per lo scioglimento del Comune: andai a Milano e raccontai al giornalista la vita pubblica inquinata della città e ci fu, in effetti, lo scioglimento del Comune. In quel caso c'era una forte cappa di criminalità che condizionava la vita cittadina. Nel 1993 venni eletto dai cittadini sindaco e mi dedicai alla bonifica dell'ente ripartendo da zero. Durante i miei mandati la mia condotta è stata sempre trasparente e adamantina. Nel 2019 lo scioglimento è stato ingiusto, nel Comune non c'è mai stato alcun condizionamento mafioso e anche nella relazione di accesso non c'è ombra della mafia nell'istituzione".

- Chi la sosterrà in questa sua battaglia? Il "suo" Pd ormai si muove in maniera sinergica con il M5S

"Mi affido ai cittadini prima di tutto. Berlinguer diceva che la peggiore sconfitta è quella che si accetta senza combattere. Sono in campo per difendere l'onore di Misterbianco e chi si ritrova in questo assunto sta con me. Avremo forze civiche al fianco così come il Partito Democratico. Ho incontrato di recente i Cinque Stelle e sono lieto di poter eventualmente collaborare con loro. La battaglia è per Misterbianco".

- Però gli stessi 5 Stelle avevano invocato lo scioglimento attaccandola duramente. Adesso è cambiato tutto?

"C'è sempre la possibilità di rivedere le proprie posizioni. Io non sono Torquemada e sono aperto a tutti. Nella politica si possono cambiare pareri e scelte, qui il tema è ampio e riguarda il futuro della città. Io ho tenuto sempre la stessa linea: difendere la comunità".

- Lei è noto anche per le sue battaglie contro le discariche private. E' conscio che da sindaco, con le discariche sature, si troverà a dover gestire un'emergenza rifiuti?

"Lo dico da anni che le discariche private vanno chiuse. Vanno costruiti i termovalorizzatori: essi sono in tutti i Paesi civili e in tante Regioni d'Italia. Perché da noi no? Si è preferito agevolare i privati con discariche che inquinano suolo e atmosfera e adesso saremo costretti a portare i rifiuti all'estero. Occorre quindi incrementare la differenziata e costruire strutture pubbliche, come i termovalorizzatori".

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