Dissesto, il decreto che condanna Bianco: "Approvazione dei bilanci nonostante le criticità"

Si fa luce sull'enorme buco di bilancio che ha portato al crack del Comune di Catania. Le motivazioni del decreto di condanna della Corte dei Conti evidenziano diverse criticità contabili

Nelle oltre 100 pagine del decreto di condanna della Corte dei Conti, siglate dal giudice Salvatore Grasso, è stata ripercorsa la fase amministrativa della giunta guidata da Enzo Bianco. Una ricostruzione che, secondo il giudice, evidenzia diverse responsabilità da parte degli ex amministratori di centro sinistra per il buco di bilancio e il successivo dissesto. Bianco ha subito dieci anni di interdizione e una sanzione pecuniaria e molti altri componenti della sua giunta non potranno candidarsi a nessuna carica pubblica né potranno ricoprire un incarico pubblico. Coinvolti anche gli ex componenti del collegio dei revisori dei  conti del Comune che non potranno ricoprire questo incarico per 5 anni.

Quindi chi ha causato il buco di bilancio "monstre" da un circa 1,4 miliardi? Secondo la procura regionale della Corte dei Conti si dovrebbe riconoscere "la responsabilità del sindaco e degli assessori pro tempore convenuti per aver contribuito al verificarsi del dissesto del Comune di Catania, dichiarato con deliberazione consiliare n. 37 del 12 dicembre 2018". 

I rilievi della procura erano stati diversi, tra cui "la sovrastima delle entrate in sede di bilancio di previsione, sopratutto prima della introduzione della contabilità armonizzata ed è stato quindi assicurato un ampliamento artificioso delle capacità di spesa dell'ente". Un altro punto finito nel mirino della procura era quello relativo ai debiti fuori bilancio ed alle passività potenziali. In particolare, oltre al costante incremento dei debiti fuori bilancio, la procura regionale ha contestato che "diversamente da quanto previsto dalle norme e dai principi contabili, era sussistente una prassi consolidata di ritardare notevolmente il riconoscimento consiliare dei debiti fuori bilancio, sottraendo così rilevanti partite di spesa al necessario controllo dell'organo preposto e privando il bilancio ed i documenti contabili della necessaria attendibilità".

Anche la gestione delle partecipate è finita tra i rilievi, con il "caso" dei 44 milioni trasferiti da Amt al Comune utilizzati poi per le spese correnti. Ciò che emerge è comunque un filo rosso di responsabilità degli ex amministratori; come scrive il giudice Grasso "il mancato esercizio del potere di controllo e di correzione delle disfunzioni da parte della giunta risulta ancora più evidente se si considera che la sovrastima delle entrate, contestate dalla procura regionale, si è protratta lungo il corso di tutti gli anni nonostante, puntualmente, i diversi rendiconti testimoniassero una scarisissima capacità di riscossione".

Per questa ragione, secondo il giudice, dovevano essere introdotti dei correttivi alla luce "degli scostamenti che si sono realizzati dal 2013 al 2017 che determinavano la sostanziale inattendibilità dei dati contabili utilizzati come parametri". Infine in un altro passaggio il dottor Grasso scrive: "Si deve ritenere, pertanto, che l'elemento soggettivo della colpa grave debba essere riscontrato nella condotta di tutti coloro i quali abbiano, nel corso di almeno due esercizi di bilancio, continuato ad approvare o ad apporre pareri favorevoli,  nonostante il permanere delle predette criticità".

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Così tutti i componenti della ex giunta Bianco sono stati ritenuti, seppur con profili diversi, colpevoli ad eccezione di Nuccio Lombardo, Salvatore Andò e Florentino Trojano. Il primo, difeso dall'avvocato Agatino Lanzafame, ha amministrato per un breve lasso di tempo e non sono stati mossi rilievi, mentre Trojano - che aveva la delega ai servizi sociali - si è dimesso nel 2014 e Andò fu assessore al bilancio nell'ultima fase dell'amministrazione Bianco. Adesso entra trenta giorni i condannati potranno presentare le loro opposizioni che poi passeranno al vaglio della Corte dei Conti in composizione collegiale, poiché l'attuale decreto di condanna è stato emanato da un giudice monocratico. Se anche in questo secondo giudizio le condanne sarebbero confermate si avrebbe l'interdizione e la decadenza dagli incarichi pubblici delle persone coinvolte, tra cui Bianco che dovrebbe quindi lasciare lo scranno del consiglio comunale. In una nota emanata ieri lo stesso ex sindaco si è detto certo della bontà del suo operato e fiducioso nella magistratura.

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