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Amministrative: la campagna è finita, ma forse non è mai realmente iniziata

Mancano tre giorni al voto per le elezioni comunali di Catania, e la campagna elettorale è sostanzialmente finita. Anche se, come osservano in molti, la sfida sembra non essere mai realmente partita. Ecco l'analisi di CataniaToday

Mancano tre giorni al voto per le elezioni comunali di Catania, e la campagna elettorale è sostanzialmente finita. Anche se, come osservano in molti, la tensione è mancata e la sfida sembra non essere mai realmente partita. I cinque candidati che concorrono alla poltrona di primo cittadino sono arrivati al momento delle amministrative già 'scoppi' dopo la corsa per le regionali di novembre 2017 e, subito dopo, quella per le nazionali di marzo. Un rush senza sosta, attraversato anche da pesanti scandali - come quello sulla gestione dell'appalto dei rifiuti urbani a Catania, o l'arresto dell'ex deputato regionale Marco Forzese, da poco ritornato nel centrodestra - che ha sostanzialmente fotografato una sfida tra due big, Enzo Bianco e Salvo Pogliese, accompagnati dai due 'piccoli' Emiliano Abramo e Riccardo Pellegrino e dalla grossa incognita rappresentata dal Movimento Cinque Stelle. 

Se è vero che il voto nazionale ha restituito un successo senza pari per la formazione pentastellata, e altrettanto vero che il candidato Giovanni Grasso e la squadra del meetup catanese, negli anni passati, non hanno brillato in città, risultando ai fatti piuttosto anonimi. La loro campagna è stata caratterizzata da toni sobri: non sono mancati gli attacchi all'attuale amministrazione ed al candidato del centrodestra, soprattutto per il coinvolgimento in un procedimento per peculato, ma la verve battagliera di altri tempi e di altre realtà del paese sembra essere stata messa da parte. Tra dirette facebook e due appuntamenti, uno al borghetto Europa ed un altro al lido Bellatrix, quella del M5S non passerà sicuramente alla storia come una battaglia infuocata, anche sei i temi - dalla spazzatura, il Pua, le presunte infiltrazioni di ambienti criminali nelle istituzioni - sicuramente non sono mancati. Un'occasione sprecata? Lo diranno le urne.

Se i cinquestelle hanno preferito la via morbida, sicuramente influenzati dallo stallo nazionale, la sinistra - reduce da un piccolo successo regionale e da un tracollo nei risultati per il Parlamento romano - ha optato per la scomparsa e tra fratture dell'atomo ed asti personali, si è scelta infine la via dell'Aventino. Il deputato regionale Claudio Fava non è riuscito a presentare la lista Cento passi nella propria città, a differenza di altre, optando per un appoggio "personale" per Emiliano Abramo, nella cui lista ha 'piazzato' il fedelissimo Paolo Castorina, mentre gli 'altri' si sono chiusi nelle loro, piccole, assemblee. Potere al Popolo, in attesa di momenti migliori, ha preferito non partecipare, mentre come un diamante tra le dune brilla l'esperimento di Partecipa, la lista che corre soltanto alla prima circoscrizione. Nonostante la audience 'ristretta' del centro storico, la loro campagna è stata realmente innovativa perché è riuscita a coniugare momenti di incontro nei spazi pubblici - organizzando banchetti, feste e dibattiti - con una presenza intelligente sui social e sui media tradizionali. 

L'intervista di CataniaToday a Giovanni Grasso

Partita in quarta, la campagna di Emiliano Abramo e della lista E' Catania sembra invece ricalcare la parabola della sua vicenda politica. Spinto come il nuovo "Enzo Bianco", ma senza i problemi dell'attuale primo cittadino, Abramo avrebbe dovuto fungere da collante per le parti 'sane' della città, andando oltre gli steccati dei partiti tradizionali, e riuscendo a far sedere allo stesso tavolo destra, centro e sinistra, in nome di una ricetta civica per il bene della città. E gli elementi, inizialmente, c'erano tutti, salvo poi perdersi durante la strada: se gli sponsor iniziali di Sebastiano Arcidiacono e Maurizio Caserta hanno preferito altre realtà - il primo candidandosi con Salvo Pogliese ed il secondo, si dice, dialogando con i Cinque Stelle - delle tre liste inizialmente previste Abramo è riuscito a chiuderne soltanto una, inserendo oltre ai "suoi" anche una stampella di sinistra, rappresentata da Castorina e Marcello Failla di Sinistra Italiana. Facendo un bilancio finale, tra spot elettorali poco riusciti ed un utilizzo non proprio innovativo dei social - che hanno di fatto funzionato da megafono per eventi preconfezionati - quella di Abramo è stata una campagna che ha preso il via soltanto in dirittura di arrivo, quando non sono state utilizzate parole soavi per lo lo sfidante Enzo Bianco, rappresentato iconicamente come un gigantesco Pinocchio durante l'evento al cinema Odeon. E l'attuale primo cittadino sembra essere stato, per tutta la durata di questi mesi, l'unico vero bersaglio del segretario della Comunità di Sant'Egidio, mentre poco è stato detto contro Pogliese. 

L'intervista di CataniaToday ad Emiliano Abramo

Si intuiva già in partenza ma quella di Riccardo Pellegrino è stata veramente una 'via crucis' politica. Convinto di riuscire a sfidare realmente i "Golia" della politica catanese, il 'Davide" di San Cristoforo ha provato a presentare la sua proposta, caratterizzata anche da misure dalla dubbia consistenza come quella di una "moneta catanese". Bollato come impresentabile già dalle scorse elezioni regionali, l'avventura di Pellegrino - eletto al consiglio comunale con Forza Italia - parte da 'un'insolenza' politica: quella di presentarsi contro il proprio segretario provinciale. Alla sua fragilità politica si è aggiunta poi, durante la campagna elettorale, una vera e propria bufera giudiziaria perché il fratello Gaetano è stato condannato in primo grado per associazione mafiosa in seno al processo che vedeva alla sbarra il vertice del clan Mazzei, mentre lui ed il padre sono stati coinvolti in un'indagine per reati elettorali. Secondo l'accusa Pellegrino avrebbe infatti pagato 50 euro a voto durante la propria campagna per arrivare tra gli scranni dell'Assemblea regionale. 

L'intervista di CataniaToday a Riccardo Pellegrino

Sdraiato sugli allori, invece, sembra essere oggi Salvo Pogliese. Con ben nove liste a suo sostegno, l'eurodeputato è stato incoronato come 'campione' del centrodestra già dalla chiusura per la campagna elettorale a sostegno di Nello Musumeci presidente. Forte del vento palermitano e dei recenti risvolti nazionali - ed alleato con la Lega di governo, come in molte altre realtà locali - il candidato sembra essere il favorito nonostante sia oggi sotto processo per peculato. Secondo le accuse, Pogliese avrebbe distolto alcuni fondi destinati al gruppo parlamentare di Forza Italia per portarli nel proprio conto. Con il processo rinviato in seguito alla chiusura delle urne, l'eurodeputato ha tirato un sospiro di sollievo, anche se la 'scure' della Severino potrebbe abbatersi in seguito su di lui, vanificando di fatto gli sforzi fatti. Campagna 'classica' per lui: cartelloni senza logo affissi 'a tappeto' in tutta la città, interviste sulla stampa e poca presenza sui social. Altro momento fondamentale, in questi mesi, quello della 'convention' di apertura della campagna alle Ciminiere dove, alla presenza dei big della destra siciliana, Pogliese è stato accolto da un bagno di folla in stile presidenziali USA. Passeggiando tra i corridoi della struttura di viale Africa, tra truppe cammellate e sbandieratori, il centrodestra sembrava tornato ad essere quello dell'epoca berlusconiana. Anche se - onestamente - l'entusiasmo e la tensione degli astanti apparivano sproporzionati al contesto e all'effettiva possibilità di vittoria. 

L'intervista di CataniaToday a Salvo Pogliese

Per il sindaco Enzo Bianco, la comunicazione ha avuto alti e bassi. Ben fatti, sia da un punto di vista tematico che da quello della realizzazione tecnica, i video con i quali il primo cittadino ha ripercorso i 'successi' della sua esperienza al governo della città. Tardiva e ridondante invece la corsa alle inaugurazioni che ha caratterizzato l'ultima settimana di campagna. Bianco è stato fotografato praticamente ovunque, dall'apertura di parte dei lavori di Corso Martiri della Libertà alla tanto vituperata fontana del Tondo Gioeni. Riportata in ballo da lui stesso durante uno dei suoi video-messaggi, la tematica generale del Tondo Gioeni ha monopolizzato gli ultimi giorni prima del voto: da un lato i detrattori dell'operato del sindaco hanno trovato tutti i difetti possibili, vestendo spesso anche i panni di improvvisati architetti, dall'altro invece i supporters ne hanno elogiato la bellezza in modo acritico. L'approccio con i media del resto, non è sempre stato felice: unico candidato sindaco ad essersi rifiutato di essere intervistato dalla nostra testata, Bianco ha utilizzato parole forti sia nei confronti di Abramo che di Pogliese, pubblicamente pungolati durante l'evento al cinema Odeon. Insomma, soprattutto nella fase finale, lo storico aplomb istituzionale del sindaco sembra essersi perso. Delle 'favoleggiate' otto liste a suo supporto, pubblicate dal quotidiano La Sicilia, alla fine Bianco è riuscito a chiuderne solo cinque, e c'è chi giura che anche per queste abbia avuto forti difficoltà. 

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