Elezioni regionali: "La rete di giovani professionisti" di Agatino Lanzafame

Catanese, avvocato 31enne, Agatino Lanzafame è il secondo candidato alle regionali intervistato da CataniaToday. Vicino all'associazionismo cattolico, nel suo programma spazio a merito e territori

Catanese, avvocato 31enne, Agatino Lanzafame è il secondo candidato che Sicilia Futura, la formazione guidata da Nicola D'Agostino e Nico Torrisi, mette in campo per le elezioni regionali, direttamente dal Consiglio comunale di Catania. Un'esperienza, quella all'interno del senato cittadino, a cui il giovane professionista, vicino all'associazionismo cattolico, è approdato nel 2013 all'interno della lista Con Bianco per Catania, con una dote di ben 1350 voti. Passato nel partito di D'Agostino nel 2016, Lanzafame si propone oggi - e ci tiene a specificarlo - come "espressione di un gruppo di giovani amministratori locali", presenti sul territorio di Catania e provincia. E proprio su una riappropriazione della politica da parte dei giovani si muove il suo programma elettorale, fondato - come sostiene egli stesso - su un modo diverso di intendere il valore della novità.

Consigliere, ci parli di questa scelta. Da cosa è nata?

"La mia candidatura nasce da una riflessione fatta con diversi giovani amministratori di Sicilia Futura, presenti non soltanto in Consiglio ma anche nei paesi dell'hinterland - a Misterbianco, Pedara, Tremestieri e Caltagirone - proprio per dare voce a una realtà che non considera la politica come un disvalore ma, al contrario, come un territorio su cui agire in modo diretto, facendo rete. Il mondo che vogliamo rappresentare è quello dei giovani professionisti, di una generazione che aveva ed ha delle attese nei confronti della politica, spesso però non rispettate o poco ascoltate da parte di quest'ultima. Teniamo insomma a far capire che questa generazione non è disgustata in toto dalla politica quanto, piuttosto, dal mondo in cui è stata fino ad oggi esercitata". 

Quali sono le cose che, in concreto, porterete avanti con la sua candidatura? 

"Piuttosto che parlare di un programma generico, preferisco parlare di idee specifiche da tramutare in proposte di legge. Prima di tutto, ad esempio, la lotta alla ludopatia e alle dipendenze da gioco d'azzardo, diventata purtroppo la "droga dei poveri", soprattutto in un momento di forte crisi. E' un settore, quest'ultimo, che deve essere regolamentato per evitare che diventi una trappola per chi si trova in una situazione di fragilità economica e sociale. Ma non solo. Puntiamo anche alla valorizzazione dei beni culturali e a favorire la partecipazione delle comunità territoriali nella gestione dei fondi europei. Il grosso delle risorse di cui dispone la Regione viene, come sappiamo, da questi fondi che spesso però non sono ben gestiti perché sono in mano a vere e proprie lobby. Aprire ai cittadini il processo di spesa dei finanziamenti europei ci permettere di migliorare efficacia ed efficienza e rendere l'Ars, realmente, una casa di vetro". 

Quanto pesa secondo lei il discorso grillino sulla sfiducia nei confronti dei partiti ? 

"I cinquestelle intercettano la delusione dei cittadini, puntando il dito contro una classe politica che non sempre ha dato risposte adeguate. Tuttavia non credo che la risposta a questo possa essere l'antipolitica, quanto semmai l'intenzione di costruire una nuova classe politica competente e radicata sul territorio. Anche perché il fallimento del modello cinquestelle, che propone il riufto dei partiti politici, si è visto nelle realtà che fino a oggi sono stati chiamati a governare. Penso che le difficoltà trovate nelle grandi città come Roma, una su tutte, siano dovute all'assenza di una classe dirigente formata adeguatamente per riuscire a fornire risposte concrete".

Ma basta essere giovani o serve altro?

"No, essere giovani non è un valore, è un punto di partenza, permette di avere un occhio nuovo ma il valore è essere presente da sempre, aver fatto la gavetta. Io faccio l'avvocato, svolgo un percorso di ricerca all'Università di Catania, che sono i punti di partenza e il nutrimento del mio percorso politico. La tecnica, senza la presenza sul territorio, finisce per sembrare vuota e, al contempo, la politica senza competenza è semplice spartizione di potere. Si può essere giovani e coltivare allo stesso tempo competenze spendibili per altri".

Chi sarà il vostro candidato presidente? 

"Chiaramente quello del centro-sinistra, ovvero il rettore Micari che è il vero volto nuovo di questa esperienza. Forse l'unico che potrà scalfire dei meccanismi spesso troppo stantii, essendo un tecnico competente le cui capacità sono riconosciute sul territorio. Chiaramente il candidato presidente non è tutto in politica, ma serve anche una squadra di persone credibili, altrimenti si creano cortocircuiti tali per i quali a Palermo, alla fine, i cittadini rimangono fuori dai luoghi del potere decisionale". 

Come valutate l'esperienza di Crocetta? 

"Ha rappresentato senz'altro un momento di rottura con un sistema passato, ma non si può negare che dopo aver demolito alcuni sprechi non è stato capace di dare risposte adeguate in molti campi". 

Il modello Catania, dove avete un assessore nella giunta Bianco, è il segno di un accordo politico più ampio con il PD? 

"Abbiamo iniziato da Catania un percorso di condivisione con il centro-sinistra, offrendo le nostre migliori teste e le nostre migliori figure professionali. Anche a livello regionale vogliamo intraprendere un cammino del genere. E' chiaro che con l'amministrazione Bianco, con la quale si è sempre avuto un rapporto di lealtà e franchezza, abbiamo avuto momenti di tensione, ma c'è sempre stata la volontà di cooperare per il riscatto della città". 

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