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Regionali, Fava a San Cristoforo: "Fuori la mafia da questo quartiere"

Per il suo primo comizio, il candidato della lista Cento passi per la Sicilia Claudio Fava ha scelto proprio San Cristoforo, il quartiere dei Santapaola e dei Mazzei. "Sono i clan che devono essere buttati fuori" ha spiegato

La scelta era già presa ma dopo l'accorata apertura di campagna elettorale del candidato di Forza Italia Riccardo Pellegrino - in cui il giovane ha nuovamente ribadito la sua amicizia con il figlio del boss mafioso Nuccio Mazzei e affermato di volere "fuori i comunisti" dal quartiere - San Cristoforo ha assunto un significato ancora più forte per Claudio Fava, oggi candidato presidente per la lista "Cento passi per la Sicilia". Piazza Don Bonomo, nel cuore del quartiere popolare, questo il luogo scelto per il primo comizio dopo l'avvio ufficiale della campagna elettorale.

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E se ad ascoltarlo non c'erano le folle oceaniche dello sfidante azzurro, e pochissimi residente del luogo, il popolo della Sinistra catanese è arrivato compatto, rimpiendo la piazza. Chi per sostenere direttamente la lista, chi semplicemente per esserci e chi, pur non votando per il candidato, ha voluto affermare il proprio diritto a muoversi liberamente all'interno della propria città, nonostante gli anatemi di Pellegrino. Insieme al pubblico ed al presidente designato, sul palco, tutti i candidati della lista: Alessio Grancagnolo, Giancarlo Ciatto, Vittorio Bertone, Danilo Festa, Matilde Riccioli, Silvana Nicosia ed Elga Platania.

  

La risposta a Riccardo Pellegrino

Le prime domande al candidato, arrivato puntuale a bordo palco, non possono che essere centrate sugli attacchi rivolti a lui ed alla sua parte politica da parte di Riccardo Pellegrino. "Ciascuno si sceglie le amicizie che vuole - risponde Fava - l'idea che i figli devono essere assolti a prescindere mi da fastidio. Sicuramente le colpe dei padri non ricadono sui figli ma se qualcuno si presenta dicendo che è un peccato che non ci sia più Mazzei o Santapaola, i vecchi boss, a governare la città, questo è scandaloso e sicuramente non è una presa di distanza". 

"Non ci interessa quello che pensa il signor Pellegrino, quali siano i suoi idoli - ha arringato dal palco -  non ci interessa che lui rimpianga il tempo in cui i Santapaola, i Cappello, i Mazzei, erano punti di riferimento della nostra società. Non ci interessa perché è un ragionamento perdente, perché siamo oltre. Tutti devono sapere che quel ragionamento è stato sconfitto, che di quegli idoli Catania, San Cristoforo, la Sicilia non hanno bisogno".

Sulla posizione di Nello Musumeci che, dopo aver imposto inizialmente veti al nome di Pellegrino, alla fine, ha accettato la sua candidatura e il suo sostegno nella coalizione, Fava chiarisce: "Musumeci ha risposto che ha chiesto di non votarlo, io dico che non l'avrei candidato, che non l'avrei voluto. Avrei detto o lui o me". E se, tra i cori da stadio, Pellegrino aveva attacco direttamente la stampa catanese, definendo i giornalisti "giornalai imbrattatori di carte", Fava lo gela: "E' solo un attestato di stima nei confronti dei giornalisti. Penso che se una parte della stampa catanese viene trattata così male da lui, è solo un merito". 

Contro Micari e Cancelleri

Dopo aver criticato Musumeci, Fava non risparmia neanche gli altri candidati. Il campione dei Cinque Stelle viene pungolato proprio sulla legalità, "I grillini affrontano tematiche che possono portare voti, come quella del cosiddetto abusivismo di necessità - attacca Fava - Necessità come quella della casa del sindaco Cinque Stelle di Bagheria". "Non basta fare un post su Facebook - aggiunge inoltre, facendo riferimento alla lista degli impresentabili pubblicata ieri da Cancelleri - bisogna andare nei luoghi dove si fa la politica e vivere le piazze". Per quanto riguarda invece il rettore palermitano Fabrizio Micari, sostenuto dalla coalizione di centro-sinistra e dal Partito Democratico - Fava bolla come "miserabile" l'aver "utilizzato il data-base dell'Università per invitare a votare". "Scambiare il proprio ruolo di Rettore con quello di candidato presidente è, consentitemelo, un po' miserabile", conclude. 

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