Fava chiude la campagna: "Parlo di mafia perché sono siciliano, non per mio padre"

Mentre il gotha del centro-destra, posticciamente riunificato per dimostrare compattezza, si sedeva a cena in una trattoria del centro, tutti i tredici i candidati della lista sono arrivati insieme a Claudio Fava in pescheria per quelli che definiscono "gli ultimi di questi primi cento passi"

La campagna elettora è finita, per tutti. Un tour de force che in pochi mesi ha portato al centro del dibattito pubblico pochi argomenti, ancora una volta tirati per i capelli dal Movimento Cinquestelle che ha "imposto" l'argomento "dell'onestà" dei candidati. Declinato però non in chiave di "questione morale" ma di semplice e, a volte, deprimente purezza del casellario giudiziale. Un'avventura in cui si vede un punto d'arrivo anche a Sinistra che, per adesso, da quest'esperienza può dire di aver sperimentato una compattezza tra le sue diverse anime che, stando alle dichiarazioni dei suoi componenti, dovrebbe durare anche all'indomani del momento elettorale. 

Claudio Fava chiude la campagna elettorale in pescheria | Video

La Sinistra unita

Questo è infatti il risultato più importante che la lista Cento passi per la Sicilia può dire di aver portato a casa, a prescindere da quello che sarà - dal 6 novembre in poi - la percentuale di consenso che si coagulerà intorno alla figura di Claudio Fava. Un catanese un po' marziano che, in pochi mesi, e nonostante l'iniziale riottosità intorno alla scelta del suo nome, è riuscito a imporre una disciplina di gruppo fino ad oggi utopica a Sinistra. Che, dal pulpito di San Cristoforo prima e, infine, da quello della Pescheria di Catania, ha parlato di mafia, di contrasto alle organizzazioni criminali da un punto di vista culturale e non solo poliziesco, ma non solo. Di servizi, di "normalità" e di diritto allo studio. 

I candidati sul palco

Mentre il gotha del centro-destra, posticciamente riunificato per dimostrare compattezza, si sedeva a cena in una trattoria del centro, tutti i tredici i candidati della lista sono arrivati insieme a Claudio Fava in pescheria per quelli che definiscono "gli ultimi di questi primi cento passi". Vittorio Bertone, Maurizio Bonincontro, Francesco Catania, Giancarlo Ciatto, Danilo Festa, Alessio Grancagnolo, Salvo Grasso, Rosaria Marletta, Valerio Marletta, Silvana Nicosia Iannotta, Helga Platania e Matilde Maria Riccioli. Insieme a loro anche l'attore Leo Gullotta che, prima di concludere l'evento, ha letto i passi di "Cantata cuntra la mafia", una bellissima poesia del poeta palermitano Ignazio Buttitta. 

Leo Gullotta per Fava | Video

Contro Musumeci e gli altri candidati

"Musumeci ha detto oggi che Dio è con loro - ha ironizzato Fava, alla fine dell'incontro - ma non l'ha detto in tedesco, e questo è un passo avanti. Fabrizio Micari parlava di sfida gentile ma, alla fine, ha tirato fuori un ringhio da lupo, ed è salito in una chiesa arringando i bambini della prima comunione. Ha chiuso infine la sua campagna sul traghetto, dopo mesi di battaglia per la costruzione del ponte sullo stretto. Per quanto riguarda infine Cancelleri - ha aggiunto il candidato - nonostante il suo eterno gridare "onestà e onestà", quando escono le loro magagne, anche lui, come Musumeci, dice che i candidati condannati sono stati inseriti in lista a sua insaputa".  

Onestà e mafia

"La mia concezione di onestà - aggiunge Fava - non è solo giudiziaria, ma è fatta di coerenza, deve essere prima di tutto legata al concetto di moralità. Quando ho sentito dire che i Cinquestelle volevano i caschi blu a controllare il voto siciliana mi sono sentito offeso nell'intelligenza, visto che tutti sappiamo quali sono i binari all'interno del quale si può muovere l'Ocse". "Ho sentito dire infine - conclude - 'Fava parla di mafia perché gli hanno ucciso il padre', in realtà parlo di mafia perché sono siciliano. La mafia ha ammazzato un presidente e ne ha messi altri due che poi si sono dimostrati suoi amici".

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"Quelli che servono oggi non sono leggi più severe, ma strumenti di impermeabilità delle istituzioni nei confronti degli appettiti delle criminalità organizzata". In chiusura Fava riserva una stoccata nei confronti di Nello Musumeci che, nonostante quasi un anno e mezzo di campagna elettorale sulla "pulizia delle liste", ha accettato più di un "impresentabile" all'interno della coalizione che lo sostiene. "Se scegli le parole di Borsellino per dare nome alla tua lista - conclude Fava - non puoi dire di aver letto i nomi dei tuoi candidati sul giornale, è una rapina di verità".

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