Forza Italia si spacca: Catanoso e Pogliese vanno via, Falcone predica calma

Come previsto la disputa per le europee ha lasciato segni tangibili e l'assessore regionale prova a spegnere l'incendio

Hanno aspettato le 20, la scadenza per la presentazione delle liste per le europee, per inviare i comunicati stampa che erano già pronti. Dentro Forza Italia, come già anticipato, si consuma lo strappo e per il partito di Berlusconi di sicuro non sarà indolore. Catania e il suo pacchetto di voti se ne andranno verso altri lidi.

Prima è arrivata una nota di Catanoso che rassegna le dimissioni da vice coordinatore regionale, seguita a ruota da una di Pogliese destinata a suscitare movimenti tellurici dentro il centrodestra isolano.

“La decisione di impedire che il territorio metropolitano di Catania avesse una rappresentanza nella lista di Forza Italia alle europee, rappresenta l’ennesima conferma dell’inadeguatezza della guida politica del partito in Sicilia. Un’offesa al lavoro di una classe dirigente che a Catania ha conquistato le percentuali più alte d’Italia sia alle elezioni politiche del marzo 2018 che alle ultime elezioni comunali, laddove si è attestata al 27% dei consensi, eleggendo al primo turno il sindaco, l’unico di FI in tutta Italia di un comune metropolitano. Ma è ormai evidente che troppe cose ci dividono da Miccichè e dalle sue estemporanee sortite. Solo per citarne alcune: le incoerenti prese di posizione sull’immigrazione sostenute  insieme a Laura Boldrini e a braccetto coi centri sociali; la conduzione di una battaglia di retroguardia a tutela dei vitalizi; l’ostentata insensibilità nel ruolo di presidente dell’Ars per i problemi economico finanziari del comune di Catania, nonostante una trasversale convergenza; per non parlare della sua divisiva candidatura alle regionali del 2012,  che causò la sconfitta del centrodestra e la vittoria di Crocetta", ha detto Pogliese.

Il sindaco etneo ha ringraziato alcuni compagni dell'ormai ex partito come Tajani, Bernini e Gasparri per il tentativo di mediazione per non escludere Catania dalla lista: "Purtroppo, però, devo prendere atto che il partito per cui mi sono sempre coerentemente battuto, anche stavolta in Sicilia ha imboccato la strada dell’autodistruzione, una logica a cui non possiamo ancora sottostare e che ci impone di essere conseguenziali e alternativi a un certo modo di intendere la politica. Per queste ragioni lascio ogni incarico da Forza Italia, partito in cui, insieme a tanti amici e amministratori non ci riconosciamo più. Assieme abbiamo assunto il comune impegno di lavorare per poterci finalmente riappropriare dei valori della nostra identità e della cultura della destra politica, che in Forza Italia non hanno più alcuna possibilità di potersi esprimere".

Sulla stessa lunghezza d'onda è Catanoso: "Fi non è più in grado di esprimere una linea politica chiara, sicura, in linea con il mio, il nostro percorso e coerente con la linea politica che contribuì nel 2008 alla costituzione del PdL (il soggetto nato dalla fusione di Fi, di An e delle altre energie che sognavano una grande forza del cdx italiano). La grave confusione delle ultime ore ne è solo l’ennesima dimostrazione; assistiamo al declino di una grande forza politica passata dal rappresentare le istanze della maggioranza degli italiani a essere “nave senza nocchiero in gran tempesta”, senza un progetto, senza una linea politica, non più capace di fare sintesi fra anime diverse e così presentarsi al popolo in maniera autentica e credibile, in modo da poterlo rappresentare".

Quest'ultimo, però, afferma di rimanere nell'agone politico ma di prendere una pausa di riflessione al fine di "contribuire, da destra, alla costruzione di una nuova coalizione di centrodestra: unita, riconoscibile, chiara, che sappia interpretare i desideri e tutelare i diritti e gli interessi degli italiani e della nostra terra".

Subito dopo è Marco Falcone a fare da pompiere con una nota "ecumenica": "Mi rendo conto che in questi ultimi tempi qualcosa non ha funzionato, e serve al partito nuovo slancio, nuovo entusiasmo ed energie capaci di catalizzare professionalità e competenze. Gli elettori, però, ci chiedono anche prova di comunione d'intenti e di una strategia condivisa che faccia guardare a Forza Italia come elemento collante di un centrodestra plurale e arioso. Quella, cioè, che di fatto è stata la grande intuizione del presidente Berlusconi. Noi abbiamo il dovere di costruire questo soggetto politico, interpretando il nuovo sentire comune del Paese, e possiamo farlo solo dall'interno, magari ripartendo da una dialettica sostenuta".

"Ecco perché, pur comprendendo l'amarezza del mio amico Salvo Pogliese, punto di riferimento di una significativa area politica, al contempo però dico: sforziamoci di trovare le ragioni dello stare insieme. Per vincere la sfida del rilancio di un centrodestra plurale, ancorato ai territori e ai principi del buongoverno che, a Catania così come a Palermo, stiamo già mettendo in atto. La lista per le europee, capeggiata da Silvio Berlusconi, rappresenta il giusto equilibrio fra identità, radicamento e qualità", ha aggiunto Falcone.

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