Governo Lega-M5s, il pm catanese Ardita: "Non minaccia le toghe"

"La cosa che più mi sorprende è che per la prima volta in un programma di governo sulla giustizia non vedo 'insidie' per la nostra indipendenza e autonomia: forse perché sono già al minimo storico", afferma Ardita

"La cosa che più mi sorprende è che per la prima volta in un programma di governo sulla giustizia non vedo 'insidie' per la nostra indipendenza e autonomia: forse perché sono già arrivate al loro minimo storico", dice - al Fatto Quotidiano - il procuratore aggiunto di Catania Sebastiano Ardita, candidato al Csm con il gruppo di Davigo, Antonomia e Indipendenza, che però precisa: "Per noi magistrati non dovrebbero esistere governi amici o nemici: aspettiamo i fatti e poi valuteremo".

Ardita analizza i punti salienti del programma sulla giustizia e ritiene "l'impegno anticorruzione e sul conflitto di interessi" i punti più qualificanti: "Le due questioni sono collegate: se chi sta ai vertici dello Stato può prendere decisioni che incidono sul suo patrimonio o sulla sua azienda, come si può pretendere poi che l'ultimo dei funzionari sia ligio al proprio dovere?".

E' un programma 'manettaro', che riduce le garanzie? "Ma nemmeno per idea - risponde -. Ma tutto è relativo: in un Paese in cui la percentuale di colletti bianchi in esecuzione pena è meno di un decimo rispetto alla media europea, anche solo l'idea di aumentare il controllo di legalità sulla classe dirigente genera una psicosi collettiva". Invece, quella sulla legittima difesa "è la parte che non mi convince", "se l'obiettivo è rafforzare l'apparato di difesa sociale, non c'è bisogno di esaltare l'autodifesa delegando al cittadino compiti che non spettano loro", inoltre "non si può togliere la vita per difendere il patrimonio, né sparare su persone in fuga": "per difendere la famiglia da un pericolo concreto bastano già le regole in vigore"

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