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Amministrative, i vertici Cinque Stelle corteggiano Emiliano Abramo

In attesa del secondo giro di consultazioni, i vertici del Movimento Cinque Stelle pensando ad accordi con le varie realtà locali. E, a Catania, i rumors parlano di un contatto con il candidato civico Emiliano Abramo

Dopo un iniziale situazione di stallo, un dato potrebbe ribaltare totalmente la partita delle elezioni amministrative catanesi. In questi giorni, in attesa del secondo giro di consultazioni con il Colle, i vertici del Movimento Cinque Stelle avrebbero infatti contattato il candidato civico Emiliano Abramo, già segretario regionale della Comunità di Sant'Egidio, per esprimere il loro apprezzamento per il progetto. Un 'corteggiamento' che - secondo i bene informati - sarebbe stato apprezzato da Adramo, ed avrebbe fatto partire un giro di telefonate tra Roma e Milano, sede della Casaleggio Associati. 

Il contatto tra il gotha del partito pentastellato ed il candidato catanese si sarebbe instaurato tramite l'università privata Link Campus University, dalla quale proviene buona parte della squadra di governo che Luigi Di Maio ha presentato ai media a pochi giorni dalle elezioni. L'ateneo, nato da Malta ma ora con sede a Roma, a Catania si trova in viale Kennedy, e tra i docenti vede anche Emiliano Abramo che, alla Link, insegna Storia Contemporanea. Una 'tentazione', quella dell'appoggio ad un candidato non iscritto al Movimento e non proveniente dai mettup, già sperimentata a Messina, dove i grillini hanno sostenuto l’ex ingegnere capo del Genio Civile Gaetano Sciacca.

Una mossa che, conti alla mano, darebbe una forte spinta alla candidatura di Abramo - già sostenuto da tre liste organiche più una quarta i cui contorni sono da definire ma che, quasi sicuramente, pescherà nel mondo della sinistra catanese - ridimensionando il progetto di Salvo Pogliese, quasi sicuro di vincere al primo turno, e - soprattutto - i sogni di Enzo Bianco, dirigente e fondatore del Partito Democratico, oggi nuovamente candidato senza simboli di partito. E, se è pur vero che le elezioni politiche nazionali sono ben diverse da quelle amministrative, è anche certo che il 49 per cento di consensi raccolti dal Movimento durante l'ultima consultazione di Marzo sarà un osso duro da scalfire.

Del resto all'indomani del risultato nazionale parole di apprezzamento per i Cinque Stelle erano arrivate proprio dal leader di E' Catania. "Se i 5 Stelle hanno raggiunto il 48% delle preferenze, bisogna solo rispettare la volontà degli elettori - spiegava Abramo - I dati che sono emersi dalle ultime elezioni sono impietosi, c’è poco da dire. Il PD, che è il partito del sindaco di Catania Enzo Bianco, si è ridotto all’11% tanto da non riuscire ad eleggere nel collegio etneo neanche il premier Gentiloni che se non fosse stato eletto a Roma a quest’ora sarebbe sparito dal Parlamento italiano. E poi il centrodestra… qualche “generale” pochi giorni fa avrebbe scommesso certamente su una gioiosa vittoria dopo le regionali, anche alle politiche e invece, proprio il centrodestra è stato clamorosamente sconfitto da M5S in tutti i collegi uninominali di Catania e della Sicilia". "Rotti dunque i vecchi schemi della politica, si guarda al cambiamento - aggiungeva ancora - e questo dà grande forza al nostro progetto civico. I catanesi vedono in noi un reale progetto di svolta". 

E, quasi a voler tendere una mano, tra i primi punti del programma Abramo aveva inserito: "1) Legalità per tutti, ovvero diffusa, dalla questione sorta durante le ultime regionale e cioè presentabili e impresentabili a quella attuale di responsabili e irresponsabili. 2) “Un patto sociale tra le generazioni” con lo sviluppo di concrete politiche che evitino che i giovani abbandonino la nostra città e con politiche di sostegno alla terza età. 3) “Lavoro, sviluppo e commercio” che per noi rappresenta un unico punto che spazia da politiche innovative per il centro storico al recupero della zona Sud della città, la cosiddetta zona industriale che produce il 15% del P.I.L. della Sicilia e oggi verte in uno stato di abbandono rischiando di generare la fuga dei nostri imprenditori da Catania". 

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