Il caso Motta Sant’Anastasia e la nostra idea di politica

Documento sottoscritto da oltre 70 tra militanti del Partito Democratico di Catania, segretari di Circoli PD della provincia etnea, consiglieri comunali Democratici di Catania e di diversi comuni e consiglieri di Municipalità, che intervengono sul "caso" delle candidature a Motta Sant'Anastasia e in particolare sulla decisione della federazione provinciale del partito di non attribuire il simbolo a Danilo Festa.

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di CataniaToday

Danilo Festa è un consigliere comunale del PD di Motta Sant’Anastasia che in questi anni ha fatto politica sul territorio, divenendo uno dei protagonisti della battaglia contro la locale discarica di contrada Tiritì. Nel rispetto delle norme statutarie e a coronamento di un impegno costante e appassionato è stato candidato alla sindacatura del proprio comune dal suo circolo, garantendosi anche l’appoggio del 20% dei consiglieri comunali uscenti. Un sostegno che ha evidenziato la credibilità della sua proposta politica e che ha rilanciato il dibattito sul risanamento ambientale di quell’area.

Ma questo iter, per quanto virtuoso è stato sconfessato dalla federazione provinciale del PD che ha deciso di non attribuire il simbolo di partito a Danilo Festa. Tutto ciò perché un altro politico locale, Daniele Capuana - approdato da qualche tempo nel PD e provenendo dal centro destra - ha imposto la sua candidatura rifiutando qualunque percorso realmente condiviso, compresa l’eventualità di primarie. In un primo momento la federazione provinciale ha cercato di far prevalere questa candidatura, contro qualsiasi logica politica ed in aperta violazione delle regole statutarie, salvo poi decidere, in un secondo momento, di lavarsene le mani e di non attribuire a nessuno l’utilizzo del simbolo.

La vicenda ha generato un’aspra polemica che ha superato i confini del comune mottese, coinvolgendo quanti hanno a cuore una certa idea di partito e di politica. A Motta Sant’Anastasia, difatti, si sono materializzate due idee alternative di partito e di politica.

Da una parte abbiamo un partito che si organizza e agisce come una confederazione di notabili che tutto decidono, anche a prescindere delle deliberazioni dei circoli, o, se occorre, in deroga dello statuto. Una politica che privilegia il momento della mediazione tra vertici correntizi, che si svolge al chiuso delle stanze dove si elaborano tattiche e strategie con obiettivi spesso ignoti ai più.

Dall’altra abbiamo un’idea di politica che antepone la presenza nei territori e la rappresentanza di istanze e interessi diffusi, che si organizza nei circoli e nelle associazioni dando sostanza a un’idea di partito che è prima di tutto una comunità identitaria e ideale.  Una politica in cui la mediazione, anche tra diversi, è legittima se finalizzata al raggiungimento di obiettivi dichiarati pubblicamente, del tutto trasparenti e comunque non in palese contraddizione con quegli principi ideali che sono a fondamento di quella comunità.

Sono tanti i militanti in questa provincia a credere in questa seconda idea di politica. Sono in tanti a pensare che solo la pratica quotidiana e volontaristica di base può strutturare questo nostro partito, permettendogli di captare un consenso, in tempi di aspro anti-partitismo, non fine a se stesso, ma indirizzato alla realizzazione di politiche che da questo impegno promanano. Insomma sono in tanti a pensare di poter e dover vincere con la forza delle proprie idee.

Danilo Festa e il circolo di Motta Sant’Anastasia, hanno cercato di rappresentare questa seconda idea di politica. Si sono ispirati a questo modello nella loro pratica quotidiana, giungendo ad una candidatura per le amministrative che è l’esito di un impegno pluriennale e partecipato, che ha nella battaglia contro la discarica di Tiritì, forse, il suo punto più alto.

La Segreteria Provinciale ha deciso altrimenti. Non possiamo che manifestare con forza tutto il nostro dissenso.

PRIMI FIRMATARI:

Andrea Miccichè, Niccolò Notarbartolo, Massimo La Piana, Natale Falà, Giuseppe Giudice, Davide Ruffino, Domenico Grasso,  Carmelo Bonanno, Salvatore Motta,  Massimo Costanza, Giovanna Terranova, Anna Lisa Russo, Ennio Costanzo, Santo Mancuso, Chiara Grasso, Giovanna Salemi, Filippo Di Natale, Michele Musarra, Stefano Rapisarda, Fabio Riolo, Daniela Ambra, Stefania Caggegi, Gaetano Palumbo, Vincenzo Di Silvestro, Andrea Apa, Fiorella Vadalà, Maria Caruso, Sebastiano Tamburello, Danilo Chiarenza, Laura Sicari, Bruno Guzzardi, Roberta Attardo, Alfio Cardillo, David Di Guardo, Giuseppe Centamore, Ornella Barrile, Carmelo Enrico Gangemi, Samantha Pellegrino, Giuseppe Di Benedetto, Pietro Bruno, Sarah Consoli, Ivan Distefano, Francesca Longo, Alfredo Spitaleri, Luigi Magaraci, Tuccio Monforte, Elvira Tomarchio, Rosario Grasso, David Bonaventura, Josè Calabrò, Domenico Morana, Riccardo Bonina, Carmelo Melia, Arturo Cosentino, Rosario Navarria, Concetta Fiorello, Alfio Platania, Maria Catena Palmieri, Luigi Pasotti, Giuseppe Palmieri, Michele Riela, Stefania Palmieri,  Giulio Seminara, Igor Nastasi, Zina Bianca, Marco Melia, Rosario Di Bendetto, Valentina Spata, Alessandra Sgarlata, Danilo Orlando, Gianluca Anzalone, Giancarlo Spinella, Nuccio Valenti.

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