Dalla politica nazionale alle prossime elezioni, Abramo: "A Bianco ho sempre detto di no"

Il candidato sindaco della lista E' Catania commenta i risvolti locali del mancato insediamento di un esecutivo Lega-M5S. E spiega i rapporti con le altre forze, soprattutto con il gruppo di Enzo Bianco che gli avrebbe "più volte proposto un accordo"

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha frenato la corsa al governo dell'asse Lega-Movimento Cinque Stelle. Una scelta che, indirettamente, ha avuto conseguenze anche in tutte le realtà locali che giorno 10 giugno andranno al voto in Sicilia. A Catania i primi malumori si iniziano a sentire all'interno della coalizione di centro-destra, all'interno della quale il candidato sindaco Salvo Pogliese ha dato spazio nella squadra di governo al leghista Fabio Cantarella, piuttosto che ad altre forze più radicate sul territorio.

Il Movimento Cinque Stelle, tramite il suo candidato Giovanni Grasso, ha chiesto pubblicamente alla Lega di fare un passo indietro e di mollare Pogliese come "segno di coerenza". All'interno di questo scenario magmatico, le cose potrebbero cambiare anche a sinistra e nelle formazioni civiche che attualmente sono in gara per le amministrative etnee: tra queste, quella di Emiliano Abramo potrebbe giocare un ruolo chiave in un possibile ballottaggio tra Enzo Bianco e Pogliese ma, soprattutto, potrebbe diventare terreno fertile per un possibile incontro tra realtà alternative ai due grandi poli cittadini. Un quadro che CataniaToday ha voluto analizzare insieme ad Abramo che, tuttavia, parla chiaramente di un "percorso alternativo" a quello di Bianco, e pone alcuni paletti per i futuri, probabili, dialoghi.

Dottor Abramo, il governo giallo-verde non si farà. A Catania, come in molti grandi centri urbani nazionali, è un dato che peserà. Cosa ne pensa?

"Il governo Cinque Stelle-Lega sarebbe stato il più giusto perché avrebbe rispettato meglio il voto degli Italiani. Il più giusto ma il peggiore, per il metodo di scelta del primo ministro ma soprattutto per alcuni contenuti. Alcune posizioni sono preoccupanti, come quelle sull'Europa o sul fenomeno migratorio. Credo insomma che Mattarella abbia svolto la sua funzione". 

Come cambia ora lo scenario a Catania? Influirà questo risultato sul voto del 10 giugno? 

"Credo che i Cinque Stelle fossero molto concetrati sul dare un governo al paese, mentre a Catania la situazione camminava su binari differenti. Qui la Lega appoggia Pogliese e i Cinque Stelle hanno un loro candidato. Non ho visto nessun tentativo di andare insieme, quindi credo che faranno la loro corsa da soli, come annunciato. Se ci può essere qualche malumore è solo interno al centro-destra, soprattutto perché dare tutto questo spazio ad un assessore designato alla Lega credo fosse una scelta effettuata più in virtù di una logica nazionale, piuttosto che sul radicamente reale sul territorio del partito, che è marginale. Una Lega che ha rischiato di uscire dalla coalizione, che non va più al governo e che non ha forza sul territorio, potrebbe destare malumore soprattutto rispetto alle altre forze del centro-destra catanese". 

Come vi rapporterete ora con i Cinque Stelle? Voi avevate dialogato prima.

"Ci sono stati diversi ammiccamenti da diverse parti politiche. Parecchio pressante, ad esempio, è stata quella della coalizione di centro-sinistra. Noi, come sempre, andiamo dritti per la nostra strada. Con i CinqueStelle quello attuale è un dialogo tra attori di questa bagarre, molto rispettoso, in cui i toni sono sempre stati tranquilli pur nella diversità. Con il centro-destra abbiamo invece una storia diversa. Rispetto ad un eventuale ballottaggio, bisogna vedere prima chi arriva a quel punto. Noi vogliamo realizzare un programma e non mi sembra che, attualmente, ci siano spazi con le altre forze politiche per farlo. Ma, se ci chiedessero di essere garanti dell'applicazione delle nostre idee all'interno di un futuro governo cittadino, allora potremmo aprirci. Questa condizione rimane sciolta dalle logiche nazionali tuttavia. Su di noi posso dire che queste ultime non hanno avuto nessuna ricaduta". 

Se una parte del Pd, i renziani, si staccasse per andare con Berlusconi, potrebbe cambiare qualcosa in questa fase elettorale?

"Il Pd etneo, nei suoi interpreti, credo sia stato poco rispettoso dei suoi tesserati, rinnegando la propria storia ed il proprio logo, ed offrendo oggi una finta lista civica. Il partito dimostra una forte crisi: quando uno rinnega il nome della propria famiglia c'è sempre qualche problema. Bisogna vedere tuttavia come i dem usciranno fuori da queste amministrative ed il risultato che questa coalizione pseudo-civica porterà a casa. Oggi sono tutti spaccati, tutti si odiano, è una situazione poco felice. Non vedo miglioramenti, ma mi sembra che si scriverà l'ennesimo capitolo di una storia conosciuta di risse e insoddisfazioni. Temo che, in fine , il rischio sia vedere cosa fa Renzi, cercare un posticino al sole: una logica che a noi non interessa. Di fronte a tanti ammiccanti, dalla proposta di Rosario Crocetta, a quella di Renzi che mi voleva candidato presidente della Regione o, rispetto a quella di Bianco che mi ha offerto un posto in giunta, noi abbiamo sempre tirato dritti per la nostra strada". 

Cosa faranno Emiliano Abramo ed il suo gruppo dopo giorno 10 giugno? 

"Al di là del risultato, le persone conosciute in questo percorso ci hanno permesso di raggiungere alcuni obiettivi. Prima di tutto di offrire un'alternativa di città, attraverso un movimento realmente civico. Non abbiamo consiglieri uscenti, noi raccogliamo professionisti, il terzo settore, l'Università. Non abbiamo cercato le segreterie, ma vogliamo raccogliere la parte sana della città: un obiettivo credo centrato. Continueremo, soprattutto per quello che sta succedendo in città, monitoreremo i processi, l'attività dell'amministrazione, continueremo ad essere presenti in modo intelligente sul territorio". 

Se Bianco offrisse un assessorato in extremis, in cambio di supporto al ballottaggio, cosa farete? 

"Noi non ci sediamo neanche ad un tavolo dove la moneta di scambio è una poltrona. Mi è stato chiesto più volte da parte di Enzo Bianco, non posso negarlo, è un fatto di cronaca. Ho sempre detto di no e ringraziato, perché non condivido quel progetto, perchè vedevo già il segno di una malattia grave. Processi, lo scandalo rifiuti, ingerenze di ambienti massonici. Non ho accettato a suo tempo questo mondo, figurarsi adesso. Abbiamo visto pasticci, programmi ostentati, non è insomma il nostro stile. Ho sempre parlato di uomini di dubbia moralità e di ambienti strani, sin dall'apertura della mia campagna elettorale. La sua narrazione, tra l'altro, non è veritiera. Lui racconta di un mondo che non esiste, a cui i cittadini catanesi non credono più". 

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