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Giovedì, 29 Settembre 2022
Politica

Regionali 2022, parla la candidata Caterina Chinnici (Pd): "Non siamo i favoriti ma ci sono molte variabili in gioco"

La sua campagna elettorale è segnata da poche presenze sulla scena, da qualche problema fisico e qualche intoppo politico. Voci di corridoio dicono che sia sostenuta da parte del Movimento 5stelle: "Non sono più in coalizione ma ci sono tanti voti civici", puntualizza a CataniaToday

Magistrato di professione, figlia di Rocco Chinnici, il giudice morto ammazzato per mano della mafia nel 1983, Caterina Chinnici è la candidata alla presidenza della Regione Siciliana del Partito democratico e sostenuta da Cento Passi, il movimento guidato da Claudio Fava. Ex procuratore della Repubblica al tribunale di Caltanissetta, la sua candidatura è frutto della vittoria alle primarie dell'ormai passato fronte progressista, quando ha staccato di circa quattromila voti la candidata pentastellata Barbara Floridia e di oltre seimila Claudio Fava. Quest'ultimo, dopo la sconfitta, ha optato per una "scelta di coerenza", mentre il Movimento ha scaricato Floridia e deciso di correre da solo con Nuccio Di Paola. La campagna elettorale di Chinnici è segnata da poche presenze sulla scena, qualche problema fisico e alcuni intoppi politici. Il riferimento è all'esclusione di Angelo Villari e Luigi Bosco dalle liste del Pd per il rinnovo dell'Ars. A CataniaToday Chinnici parla di programmi, di accordi ed esprime un cauto ottimismo sull'esito del voto. Tra le variabili in gioco, ultima in ordine di tempo, anche l'arresto di Barbara Mirabella per il presunto reato di corruzione. Che di sicuro fa perdere qualche punto al centrodestra. Almeno in provincia di Catania. 

No ai termovalorizzatori, un ufficio per i fondi europei, politiche giovanili e maggiore attenzione alla concertazione con i sindacati. Sono i punti principali del suo programma. Con particolare riferimento al lavoro giovanile, ha intenzione di mettere mano ai Centri per l'impiego?

"Il potenziamento dei centri dell’impiego è una delle misure espressamente previste nel nostro programma di governo, saranno sicuramente strumento utile per una riforma della formazione basata sul collegamento stretto con le politiche attive per il lavoro. Lo sguardo però va anche oltre. Per i giovani ho previsto l’istituzione di un nuovo specifico assessorato che dovrà occuparsi di creare un ecosistema idoneo a valorizzare le loro competenze, e mi riferisco non solo al sostegno economico alle start-up ma anche, per esempio, alla costituzione di hub per l’innovazione e di almeno uno spazio di coworking in ogni provincia in collaborazione con imprese, università e associazioni di categoria. Ma l’argomento è trasversale: penso ai progetti che realizzeremo contro la dispersione scolastica, al sostegno all'inserimento lavorativo nelle forme dell'autoimprenditorialità o con agevolazioni per la conversione di rapporti di lavoro in forme stabili, alla creazione di una rete dei teatri siciliani per offrire a giovani artisti opportunità di lavoro e crescita professionale, all’agenzia che costituiremo per sostenere le imprese culturali, e naturalmente agli investimenti sulle transizioni verde e digitale, i nuovi mercati del lavoro in forte espansione. Quasi tutto nel mio programma si rivolge ai giovani, perché nasce dall’idea di una Sicilia moderna proiettata nel futuro".

Il Fronte progressista non esiste più, se in politica tutto fosse chiaro e lineare, qualora dovesse vincere sarebbe lecito pensare che in giunta non ci sarebbe posto per i 5stelle. Ma le voci che si rincorrono parlano di una promessa vicepresidenza dell'Ars per Fava di Cento Passi (poi smentita dallo stesso ex presidente della Commissione regionale antimafia) e di parte del M5s (in particolare i ragusani) che invece di sostenere Di Paola starebbero sostenendo lei. In caso di vittoria, ha già in mente la composizione della squadra di governo?

"Cento Passi è, insieme al Pd, una delle due liste che sostengono la mia candidatura, il Movimento 5 Stelle non più dopo la sua uscita dal campo progressista. All’interno della coalizione ci sono poi altre belle realtà. Ciò premesso, c’è un dato di fatto: i valori che ho sposato sono quelli del campo progressista ma la mia è una candidatura di profilo civico, come tutto il mio impegno in politica, e il mio è un messaggio rivolto a tutte le persone che vogliono credere nella possibilità di un cambiamento, in una Sicilia moderna, competitiva e attrattiva, che affronti le emergenze e che metta finalmente entrambi i piedi nel futuro. Considero quindi possibile e non sorprendente che io possa ricevere dagli elettori anche un voto a sua volta civico. Quanto alla domanda, non ho pensato alla composizione della squadra, ho pensato soltanto al criterio per comporla, che sarà quello della competenza come requisito inderogabile. Al resto si penserà dopo". 

Torniamo sul caso Villari e Bosco. In un primo momento Anthony Barbagallo (segretario regionale del Pd, ndr) ha detto che il diktat fosse arrivato da lei, poi è stata lei stessa a smentire. Ci spiega come è andata?

"Nessun diktat. E nessuna smentita. Lo ripeto, stavolta schematizzando, con le stesse parole che ho usato tutte le altre volte, dovunque mi abbiano rivolto questa domanda: io ho fatto una richiesta legata alla mia storia, una storia conosciuta da tutti, poi la scelta doveva essere compiuta dai partiti, e così è stato".

Il Pd non è proprio tra i favoriti. Pensa che la sinistra abbia qualche possibilità di vincere?

"Dopo la rottura del patto delle primarie da parte dei 5Stelle, per me e per la coalizione è una partita più difficile, ma è tutta da giocare e lo faccio fino in fondo. Nello scenario generale vedo tante variabili che rendono particolarmente imprevedibile l’esito del voto".

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