"Io, sturziano dentro la Lega, voglio allargare il centrodestra", parola di Angelo Attaguile

Il passato democristiano e autonomista, il futuro con "gli amici" Genovese e Razza con l'ambizione di diventare eurodeputato

Allargare il campo del centrodestra isolano con una "forza siciliana che punti sull'autonomismo e che abbia come leader nazionale Salvini", dialogare con gli "amici" come Genovese e Razza e andare in Europa, con la benedizione di Giorgetti, per "tutelare l'agricoltura e regolamentare l'immigrazione". Angelo Attaguile, originario di Grammichele, ha le idee chiare e dopo aver "vinto" una disputa interna alla Lega con l'attuale assessore etneo Fabio Cantarella, non le manda a dire nemmeno al referente del partito per la Sicilia, il senatore Candiani. Adesso è in piena campagna elettorale e cercherà di sfruttare l'occasione per conquistare un seggio a Bruxelles.

- Da dove nasce il suo essere leghista, uno dei primi in Sicilia?

"La mia Lega era quella di Maroni e non quella di Salvini. Ho dialogato con Giorgetti ed è stato un dialogo politico che di elettorale non aveva nulla. Ho chiesto, sin da subito, alla Lega un riconoscimento dell'autonomia regionale siciliana, inserendo nel simbolo "Lega e autonomie". Io sono un autonomista e credo che, così come la Lega abbia rappresentato per anni gli interessi del Nord, possa rappresentare il Sud con una forza nazionale. Mi sono candidato quando si era al 3% e alle europee e grazie anche al mio contributo di 8mila voti e al contributo organizzativo che ho portato siamo arrivati al 6%. Con Salvini segretario nasce "Noi con Salvini" di cui sono divenuto segretario. Ho dialogato con Matteo sul progetto del ponte sullo Stretto, sul quale l'attuale ministro - come la Tav - voleva una analisi costi benifici. Ho lavorato intensamente per il movimento in tutto il sud per diversi anni con grandi sacrifici".

- Poi le elezioni nazionali e l'en plein grillino non le consente di divenire deputato...

"Sono rimasto fuori per il risultato del Movimento Cinque Stelle. Deluso e stanco per il grande lavoro svolto avevo chiesto un ruolo, un sottogoverno per poter continuare a fare politica nella mia terra. Poi avevo deciso di farmi da parte e dare spazio ad altri. L’arrivo del commissario Stefano Candiani non ritengo abbia dato un impulso positivo al partito. Non può venire con una mentalità diversa, del nord, a dettare legge con autorità nel nostro territorio. Ha distrutto quello che avevo creato in cinque anni, con una classe dirigente improvvisata".

- Come è maturata la candidatura in questo quadro?

"Io faccio riferimento a Giorgetti e lui, oltre naturalmente Salvini, mi ha invitato a candidarmi. Io non pensavo minimamente a questa scommessa e sono stato spinto ad accettarla per motivi politici. Adesso mi trovo a competere in questa difficile avventura".

- Lei è di Grammichele e in quelle zone non è difficile essere democristiani...

"Io sono stato democristiano. Mio padre era cattolico e faceva politica e mi fece conoscere don Sturzo. Per incontrarlo andavo al Pennisi di Acireale perché lui non andava a Caltagirone, poiché aveva rotto con il gruppo di allora che era per l'indipendenza, mentre lui era per l'autonomia. Su quel solco iniziai a studiare il suo pensiero, tanto che sono sturziano ancora oggi".

- Intanto però le regioni del nord, con i presidenti leghisti, chiedono maggiore autonomia e il sud potrebbe pagarne le conseguenze

"Sono convinto che con il dialogo si possa trovare una intesa. Zaia è il miglior democristiano della Lega e si possono dare garanzie alla Sicilia e alle regioni del sud".

- C'è stata anche qualche polemica sul supporto di Genovese alla sua candidatura, perché?

"Si parla molto di Genovese. Io non chiedo nulla, penso che il voto si possa liberamente chiedere. C'è un discorso politico: quello di creare in Sicilia una area che non si rifà a Micciché ma a quelli che credono veramente nella autonomia regionale. Come Musumeci e “Diventerà Bellissima”, i fuoriusciti di “Forza Italia”, tra cui Genovese,  gli amici “Siciliani verso la costituente” e parte della Lega che rappresento e che voglio condurre in questo progetto politico. Sono convinto che possa nascere una  forza siciliana forte che dialoghi con Matteo Salvini e lo veda come leader, così come si sta facendo in Liguria con Toti. Se c'è un disegno politico e un rapporto di  di amicizia con Genovese, così come con Razza, e con tanti altri che male c'è? Devo rifiutare i voti?".

- Ci sono tanti "voti" liberi. A chi chiede aiuto?

"A tutti quelli che credono nel progetto. Mi ritrovo con amici come Razza e Diventerà Bellissima, qualche autonomista, i fuoriusciti di Forza Italia. Voglio perseguire non un successo personale ma politico per uno sviluppo e una intesa in Sicilia che possa rappresentare un progetto. Ricevo tante telefonate da amici che mi vogliono dare supporto, molti sono disorientati in questo momento".

- Una delle prime battaglie che farebbe al parlamento europeo?

"Per l'agricoltura e le infrastrutture. Nelle mie zone, che sono a vocazione agricola, penso al Calatino, a Vittoria, a Pachino, c'è stato un forte disinteresse da parte della comunità europea che ha aperto i battenti alle nazioni che importavano la quantità e non la qualità. E poi anche una battaglia per la pesca, per la creazione di zone franche e la creazione di collegamenti veloci nell'isola".

- L'immigrazione è un vostro cavallo di battaglia. Adesso a Mineo sta chiudendo il Cara, voluto dal ministro leghista Maroni, e molte persone rimarranno di nuovo senza lavoro. Cosa ne pensa?

"L'immigrazione deve essere regolamentata e servono intese con gli altri paesi. Chiaramente con le tutele per la dignità della vita umana. Sul Cara conosco la situazione perché io sono di quelle zone. Ha portato dei vantaggi con dei posti di lavoro, ma è più che altro assistenza. Ha portato tanti svantaggi sia economici, sia sanitari, sia di ordine pubblico. Con Salvini ci siamo stati diverse volte e temevamo la radicalizzazione della criminalità lì dentro e poi è avvenuta, perché dentro il Cara vi era la base della mafia nigeriana. Una organizzazione criminale molto pericolosa. Penso anche alla famiglia Solano con gli omicidi terribili di Palagonia e anche agli arricchimenti di qualcuno sfruttando il business dell'accoglienza".

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