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Parrucchieri e negozi di abbigliamento, Di Salvo: "Si pensi alla riapertura"

Il consigliere comunale, dopo la riapertura dei mercati storici, chiede di pensare anche alla riapertura delle altre attività commerciali travolte dalla crisi

Con la riapertura, limitata agli alimentari, dei mercati si è data la risposta a migliaia di famiglie che attendevano con ansia il ritorno al lavoro dopo due mesi di stop forzato. Uno stop che ha condizionato pesantemente le economie famigliari ma che ancora blocca diverse altre categorie, come quelle dei parrucchieri e dei proprietari dei negozi di abbagliamento.

Più volte hanno chiesto di poter lavorare in sicurezza ma ancora le restrizioni continuano. Il presidente Musumeci, annunciando l'ordinanza più recente, ha affermato di voler "strappare" al premier Conte una riapertura a stretto giro almeno dei parrucchieri e delle estetiste alla luce dei pochissimi casi di positività al coronavirus registrati nel corso degli ultimi giorni.

A spezzare una lancia per le categorie è il consigliere Salvo Di Salvo, "aperturista" della prima ora, che ha chiesto una ripartenza complessiva dell'economia cittadina: "Bene la riapertura dei mercati però non bisogna dimenticare categorie che stanno soffrendo tantissimo come barbieri, parrucchieri, estetiste, negozianti di abbigliamento. Perché non si stilano sin da ora protocolli di sicurezza e perché non si dà la possibilità a queste persone di lavorare?".

"Ci sono anche dei controsensi: i negozi di abbigliamento per bambini sono aperti - prosegue il consigliere - ma quelli per gli adulti no. Eppure dentro i negozi per bambini di certo non ci va soltanto il ragazzino ma viene accompagnato da almeno un genitore quindi perché non riaprire tutto il settore abbigliamento? Alcuni commercianti si sono organizzati con la vendita online ma non può di certo compensare il calo drastico di fatturato. Quantomeno la riapertura può consentire una speranza di ripartenza".

Stesso discorso Di Salvo lo fa con i parrucchieri e le estetiste: "Sono categorie importanti per la cura della persona e basterrebbe dare loro delle regole per poter tornare a lavorare. Non si comprende la disparità tra alcune categorie di lavoratori che c'è in atto".

Proprio i parrucchieri etnei avevano mandato un accorato appello, qualche giorno fa, proprio per la riapertura anche perché le misure di sostegno governative sono state reputate insufficienti. E intanto non manca il "nero" strisciante con molti abusivi che, a domicilio, in barba alle disposizioni si recano dai loro clienti.

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