Piano Tavola vuole autonomia, i comuni vicini si oppongono

Piano Tavola è un centro abitato con oltre cinquemila abitanti. Nell'Asi di Piano Tavola producono quasi 300 aziende nei più svariati settori. Vuole la propria autonomia, ma i comuni si oppongono

Piano Tavola

Piano Tavola è un centro abitato con oltre cinquemila abitanti. Nell’Asi di Piano Tavola producono quasi 300 aziende nei più svariati settori: dall’agroalimentare all’elettrotecnica, alla carpenteria metallica. Non solo industrie, ma anche rilevanti attività commerciali: su tutte, Etnapolis e il parco acquatico Etnaland. E', già dal 1979 che Piano Tavola rivendica la propria autonomia dai quattro comuni che si dividono il suo territorio: Belpasso, Misterbianco, Motta Sant’Anastasia e Camporotondo.

Oltre 24 chilometri quadrati e circa quattro mila abitanti ricadono nel Comune di Belpasso, che incassa l’81 per cento del gettito fiscale proprio dall’Asi di Piano Tavola. Una buona ragione, dunque, per opporsi al decreto dell’assessore regionale alle Autonomie locali Caterina Chinnici che autorizza il referendum sull'autonomia di Piano Tavola. Belpasso, che dovrà organizzare e indire la consultazione popolare, chiede il ritiro del decreto perché stabilisce che ad andare a votare saranno solo i residenti di Piano Tavola, del quartiere Valcorrente e di Camporotondo, anziché l’intera popolazione dei quattro Comuni interessati.

Il "no" al decreto ruota attorno alla legge 30 del 2000, che prevede che solo per gli abitanti di Camporotondo si raggiunge "l'interesse qualificato", in quanto il numero di cittadini di Piano Tavola che vi risiedono è pari al 30% del totale della popolazione.

La battaglia non poteva non avere risvolti giudiziari ed è approdata al Cga dopo il "no" del Tribunale amministrativo di Catania alla richiesta di sospensiva del decreto avanzata dal Comune di Belpasso. Che tuttavia è ancora in attesa di una sentenza ad hoc del Tar sulla richiesta di annullamento della consultazione referendaria. Le quattro amministrazioni dei Comuni interessati dallo scorporo territoriale, in un vertice in Prefettura hanno anche chiesto una proroga alla Regione perché vi sarebbero difficoltà tecniche per individuare gli elettori che dovranno recarsi alle urne. Il consiglio comunale di Misterbianco, con una maggioranza trasversale Mpa-Pd, ribaltando una delibera di segno opposto votata nel 2005, ha invece espresso "la volontà di non porre ostacoli all’autonomia". Se il referendum passerà, l’Assemblea regionale siciliana sarà chiamata a pronunciarsi nuovamente sulla divisione territoriale e sulla perimetrazione del nuovo Comune.

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