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Elezioni Sindaco, Maurizio Caserta e la sua nuova politica per la città

Le distinzioni classiche tra centro destra e centro sinistra sono ormai superate. La priorità, adesso, è il rilancio di Catania. Ecco le parole del candidato sindaco sostenuto dalla lista civica Fondazione Aperta

Maurizio Caserta, economista e docente dell’Università di Catania, è il candidato sostenuto dalla lista civica Fondazione Aperta e già promotore di una serie di iniziative come le “Cronotappe”, percorsi itineranti per conoscere meglio la città. Ecco come cambia la politica in questa fase delicata.

Ha scelto di candidarsi con una lista civica: crede quindi la politica non conservi le classiche divisioni destra-sinistra? E' in corso una nuova fase di cambiamento?

Sono convinto che siamo in una fase di cambiamento profondo. Noi abbiamo ritenuto che dovessimo anticipare i tempi e andare al di là delle distinzioni classiche tra centro destra e centro sinistra. Queste distinzioni che hanno senso sui grandi principi, possono avere meno senso nell'amministrazione di una città. La nostra proposta bada ai contenuti e ha riferimenti ideali precisi: democrazia, apertura, partecipazione, uguaglianza e diritti. Ma vogliamo, prima di ogni altra cosa, occuparci del rilancio della città.

Lo "tsunami Grillo" ha scompaginato lo scenario politico: come vede questo fenomeno?

Il M5S è qualcosa di così grande che non può essere certo ignorato, ma va rispettato. Tanti italiani, siciliani e catanesi hanno ritenuto di dover dare credito a questa proposta politica. Sicuramente segnala una voglia di cambiamento. Si può essere d'accordo o meno con alcune proposte, ma non si può negare che siamo di fronte ad un fatto storicamente significativo che deve far riflettere le forze politiche tradizionali, probabilmente non ancora attrezzate per affrontare la prospettiva del futuro.

Cosa pensa del "terremoto" che ha colpito il Partito Democratico catanese?

Il Pd è una forza importante del paese e della Sicilia. Attraversa un periodo di difficoltà, anche a livello locale. Il partito ha proposto lo strumento delle primarie, ma al suo interno ha deciso di non adottarle. Noi riteniamo che il confronto che si farà alle elezioni con il primo turno, le amministrative prevedono infatti un doppio turno, servirà già a selezionare le proposte. Comunque rispetto molto lo strumento delle primarie. A volte, infatti, è stato strumento efficace e significativo.

La situazione finanziaria che vive Catania: come uscirne e se ci sono state delle colpe passate, quali?

Tutto è il risultato di una gestione non oculata, ma bisogna riconoscere che non è un fatto esclusivo della città di Catania. Questo non esime chi ha avuto responsabilità in questa città. Non si sono adottate regole di buona amministrazione: fonti di finanziamento della spesa non sono state infatti individuate immediatamente. Questo è un comportamento che seguono anche gli stati, non solo i comuni. Però c’è un problema più profondo: l’amministrazione locale è stata concepita per molto tempo come un soggetto che doveva tenere in piedi gli equilibri sociali, assumendo dove c'era da assumere, prestando servizi dove c'era bisogno. Questo modello non funziona: occorrono nuove forme di cooperazione pubblico-privato molto più forti di quelle attuali. Amministrazione comunale e governo regionale e nazionale dovranno dimagrire, diventare più piccoli e assumere ruolo di regolatore, piuttosto che di offerente di servizi. Penso all’amministrazione come una cabina di regia, come soggetto che deve dare lavoro a un numero minore di soggetti rispetto ad ora, ma che dovrà assumersi la responsabilità del buon funzionamento dell’economia della società.

Come valorizzare le periferie di Catania?

Catania è molto frammentata. Spostandosi dal centro alle periferie lo standard legalità è diverso, la qualità del servizio pubblico è diversa. Questo è intollerabile. Tutto ciò non è un caso perché la frammentazione è funzionale al mantenimento di un certo assetto ed equilibrio di potere. Tutto questo deve però cambiare. La Legalità e i servizi devono essere uguali in tutti i quartieri della città. Penso a una città policentrica: con un centro storico dal ruolo preminente, come centro di cultura, ma i centri delle attività commerciali e sociali possono essere distribuiti sull’intera città.

Sul tema del raddoppio ferroviario come si pronuncia?

La città non può accettare un’intervento così pesante nel centro storico, una penetrazione così forte. Con serenità è bene cercare soluzioni alternative, perchè il problema esiste. Quel tipo di soluzione è però inaccettabile.

Tema mobilità: soluzione Brt è quella giusta?

Questo è un intervento leggero, non richiede particolari interventi infrastrutturali. Ci saremmo aspettati che fosse stato completato nel giro di qualche giorno o settimana, per mostrare che anche con interventi che non incidono sulla struttura della città è possibile risolvere i problemi. Sono tanti mesi che osserviamo i lavori, ma ancora non abbiamo visto come un intervento leggero possa produrre un risultato così significativo. Quindi credo che nei fatti dobbiamo registrare il fallimento di quella proposta.

Cosa Catania ha trascurato in questi anni e dove intervenire per prima cosa

Uomini e donna della città hanno bisogno per prima cosa di riprendere a produrre o direttamente, diventando imprenditori, o all’interno di imprese già esistenti. L’importante è tornare a produrre reddito. Da qui occorre mettere in moto un processo che poi andrà a beneficio anche degli equilibri dell'amministrazione. Si devono cominciare a creare spazi dove i giovani possano creare imprese nuove e dare lavoro ai loro coetanei, innescando un processo virtuoso, che potrebbe attrarre in futuro anche imprese straniere. Purtroppo queste ultime oggi se ne vanno: una notizia di questi giorni è quella del call center Almaviva. Una cosa tragica che non possiamo affrontare dicendo soltanto "resistiamo al cambiamento". Quello che occorre non è solo resistere ai licenziamenti, ma ristrutturare il quadro dell’economia locale, affinchè queste cose non succedano più.

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