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Regione, Schifani presenta gli assessori e ammette: "Ho scelto persone di livello ma ci sono state tensioni"

Le funzioni di vicepresidente sono state attribuite all’assessore Sammartino. L’assessore Falcone è stato, invece, delegato alla trattazione degli affari ricompresi nelle competenze del dipartimento regionale della Programmazione

Ed eccola la nuova Giunta regionale. Dopo i decreti di nomina degli assessori, il governatore Renato Schifani la presenta senza nascondere "i momenti delicati, quando il gruppo siciliano di Fratelli d'Italia ha aderito alla scelta fatta da Roma di inserire in Giunta esterni al parlamento: io non ho potuto fare altro che adeguarmi". 

Tuttavia, precisa Schifani, "ho scelto persone di livello". Si tratta di Luca Sammartino, che va all'Agricoltura (vicepresendente), Edy Tamajo alle Attività produttive, Andrea Messina alle Autonomie locali e alla Funzione pubblica, Elvira Amata ai Beni culturali, Marco Falcone all'Economia, Roberto Di Mauro all'Energia e ai Servizi di pubblica utilità, Nuccia Albano alla Famiglia, Politiche sociali e Lavoro, Alessandro Aricò alle Infrastrutture e Mobilità, Mimmo Turano all'Istruzione e alla Formazione professionale, Giovanna Volo alla Salute, Elena Pagana al Territorio e Ambiente, Francesco Paolo Scarpinato al Turismo, Sport e Spettacolo. Quattro in totale i palermitani (Tamajo, Albano, Aricò e Scarpinato).

"Oggi finalmente si parte - prosegue Schifani - abbiamo tante urgenze ed emergenze da affrontare, l'agenda è fitta. Abbiamo sfide davanti da far tremare i polsi: dalla parifica del rendiconto - dopo le contestazioni della Corte dei conti - ai bilanci, passando per le opere del Pnrr, gli interventi previsti nella programmazione europea che dobbiamo chiudere il 31 dicembre 2023. Senza dimenticare gli aiuti alle famiglie e alle imprese. Si parte compatti e coesi, con la volontà di cambiare alcune cose nella macchina regionale, impegno che già avevo assunto in campagna elettorale: la Sicilia deve attirare gli investimenti, non respingerli".

Gli assessori giureranno poco dopo le 11 al cospetto dell'Assemblea regionale siciliana, dove il centrodestra guidato da Schifani si presenta con una maggioranza già ballerina. Lo strappo di Gianfranco Miccichè e la guerra intestina a Forza Italia (spaccata in due gruppi) indebolisce la maggioranza, che da 40 deputati è già scesa a 35. Dopo aver tenuto fuori dai giochi la componente di Forza Italia vicina a Miccichè, Schifani ha ceduto alla linea romana dettata da Fdi, con l'ingresso in Giunta di due esterni al parlamento - Pagana (moglie dell'ex assessore alla Salute Ruggero Razza) e Scarpinato (consigliere comunale vicino al ministro Lollobrigida), oltre al tecnico Giovanna Volo individuato per la sanità - sebbene avesse garantito che non avrebbe accettato gli assessori voluti dai big nazionali meloniani.

A farne le spese sono stati gli ormai ex musumeciani Giusi Savarino e Giorgio Assenza, nonché Vincenzo Figuccia della Lega, adesso però destinato a diventare deputato questore all'Ars. Secondo alcuni addetti ai lavori "meglio di un ministero". 

Nel presentare la Giunta uscita dal confronto coi partiti, Schifani ribadisce di essere stato "chiamato (lo dice tre volte, ndr) a fare il presidente dal centrodestra" e di essersi impegnato "a mantenerlo unito". Poi a chi sostiene che parte della Giunta sarebbe già delegittimata risponde laconicamente: "Tutta la squadra degli assessori ha la mia fiducia". 

Intanto però all'Ars la strada è tutta in salita, con la guerra interna a Forza Italia. "Ognuno - dice Schifani senza mai nominare Miccichè - si assume le proprie responsabilità, pur rimandendo libero di decidere come vuole. Io ricordo che i parlamentari della maggioranza sono stati eletti in adesione a Forza Italia e a un programma del centrodestra condiviso con il candidato presidente Schifani". Che dopo 52 giorni dalle elezioni, adesso potrà contare sulla sua squadra di governo: "Si conclude questa fase abbastanza lunga non dovuta a me, ma alle lungaggini procedurali per i conteggi degli eletti e perché la legge prevedeva che la Giunta giurasse davanti all'Ars e ho dovuto aspettare".

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