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Politica

Ugl contro Fava per le sue dichiarazioni sul "buco di bilancio"

Claudio Fava ha definito "reati minori" le imputazioni cui sono chiamati a rispondere Enzo Bianco e la sua ex giunta

L’avv. Pietro Ivan Maravigna, difensore dell’Ugl, organizzazione di rappresentanza sindacale dei lavoratori del Comune di Catania costituitasi, assieme alla Cgil, parte civile nel processo penale sul “buco di bilancio” del Comune di Catania risponde all’on. Claudio Fava ha definito "reati minori" le imputazioni cui sono chiamati a rispondere anche Enzo Bianco e la sua ex giunta.

"Non entro,  per dovuto rispetto, nel merito della lista del Partito Democratico - ha dichiarato ieri Fava -  ma mi sembra sproporzionato e irrituale il veto posto da Caterina Chinnici alle candidature di Lupo, Bosco e Villari. Se per essere messi fuori da una campagna elettorale basta un procedimento penale in corso per reati minori, il rischio di una deriva frettolosamente giustizialista diventa reale ed umiliante per tutti".

“Non posso non rimanere sbigottito e preoccupato rispetto alle dichiarazioni del Presidente della Commissione Regionale Antimafia con le quali vengono definiti ‘reati minori’ quelli per i quali sono stati rinviati a giudizio, pendente dinanzi al tribunale di Catania, taluni importanti politici siciliani”, afferma a caldo l’avvocato. “Sono sbigottito perché sotto il profilo del danno economico arrecato alla città, ricordando che il Comune di Catania ha tra l’altro e come noto dovuto dichiarare il proprio dissesto, la sua quantificazione muneraria è pari se non superiore a tutte le rapine che in 5 anni vengono perpetrate nell’Isola”, osserva il legale.

“E tutto ciò non volendo considerare gli enormi danni sociali per la collettività catanese i cui cittadini subiranno, fino alla terza/quarta generazione, conseguenze negative in termini di erogazione dei più elementari servizi. Sono preoccupato - ammette l’avv. Maravigna - perché quello del presidente Fava rischia di divenire un intervento a gamba tesa su un processo in corso presentato all’opinione pubblica come ‘banale’. Solo la mia stima incondizionata nel magistrato, titolare di quel processo altrettanto incondizionabile, mi induce a soprassedere, quantomeno al momento, dal richiedere la verifica della insussistenza di motivi di legittima suspicione che, ai sensi dell’art. 45 c.p.p., imporrebbero lo spostamento del processo fuori dalla Sicilia. E non lo farò, pure, per non concedere vantaggi agli imputati rispetto ad una condotta materiale già accertata ed incontestabile per come appare dalla lucida relazione dei periti del Pm dovendosi adesso accertare unicamente la sussistenza dell’elemento psicologico in capo agli imputati e per non concedere loro il commodus discessus di una imminente prescrizione agevolata dall’eventuale spostamento del processo. Ma, a fronte di ulteriori interventi minimizzatori e riduzionisti - conclude l’avv. Maravigna - tale opzione diverrà, invece, obbligata”.

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