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Processo all'ex presidente Lombardo, la difesa: "Dai collaboratori falsità"

E' dedicata alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia che hanno accusato Raffaele Lombardo; l'arringa difensiva dell'avvocata Maria Licata, che con il professor Vincenzo Maiello difende l'ex governatore nel processo d'appello per concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio elettorale

E' dedicata alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia che hanno accusato l'ex presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, l'arringa difensiva dell'avvocata Maria Licata, che con il professor Vincenzo Maiello difende l'imputato nel processo d'appello per concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio elettorale. "Il primo collaborante ad accusare Lombardo è Maurizio Avola - dice la legale - Che racconta di una conoscenza tra Raffaele Lombardo e Benedetto Santapaola, datata 1991-1992. E' il primo collaboratore che viene sentito dall'autorità giudiziaria e che viene ritenuto inattendibile". Avola, che poi è stato denunciato per calunnia dallo stesso Lombardo, è l'autore delle prime dichiarazioni da cui era scaturita l'indagine per concorso esterno in associazione mafiosa a carico dell'ex esponente politico. Secondo i collaboratori "Lombardo non avrebbe mantenuto i patti presi". I pentiti parlano di un "appoggio elettorale, addirittura - dice l'avvocata Licata - e che poi non lo avrebbero più sostenuto". "Anche qui siamo in presenza di una dichiarazione falsa - dice - perché Lombardo si è presentato a molto elezioni, tranne nel 1997 e nel 1998, come dice il collaboratore, non ci sono elezioni".

"Ci troviamo innanzi a una accusa che ha voluto raccontare una storia politica declinandola sul registro del Romanzo Criminale, facendo di Raffaele Lombardo una sorta di struttura di servizio di Cosa nostra etnea, un terminale destinato a garantire protezione ad affari inconfessabili, a prospettive di espansione del controllo del territorio della sopraffazione e della intimidazione della violenza e noi stiamo qui a chiederci ancora se è intercorso un patto tra l'imputato a Cosa nostra". Così l'avvocato Vincenzo Maiello ha proseguito la sua arringa difensiva.

"Avremmo una storia da Romanzo Criminale popolato di parole ma non di fatti - dice ancora il legale che difende l'ex Presidente della Regione siciliana con l'avvocato Maria Licata - Il Romanzo criminale è una storia popolata da reati e frequentata da accadimenti, da vicende che hanno visto realmente incrementato il potere reale dell'associazione per effetto del patto tra Cosa nostra e il politico e, invece, qui abbiamo una storia di governo delle amministrazioni che ha colpito negativamente gli affari di Cosa nostra". "Come si fa non ritenere rilevante, in mancanza della prova dei patti - dice il legale Maiello - come si fa a non considerare ciò Lombardo che ha fatto contro la mafia sull'eolico, sui termovalorizzatori, o sulla vicenda Safab". "Noi vorremmo essere giudicati per quello che abbiamo fatto non per quello che qualcuno ha detto che avremmo fatto", aggiunge.

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