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Sabato, 24 Settembre 2022
Politica

Regionali 2022, Fava punta alla vicepresidenza dell'Ars? "Sciocchezze, ero candidato a fare il presidente, non il vice"

Cinque anni di lavoro e undici relazioni sul fenomeno delle mafie e non solo. Il presidente emerito della commissione antimafia a tutto campo sulle elezioni regionali: dalle primarie alla fuoriuscita di Villari, Bosco e Lupo dalla coalizione del fronte progressista

Claudio Fava fa il punto su cinque anni a capo della commissione regionale antimafia, tra ricostruzioni giornalistiche, lavori certosini e qualche polemica. Adesso è in lizza per le Regionali in coalizione con il fronte progressista a sostegno della candidata alla presidenza della Regione Caterina Chinnici. INterpellato da CataniaToday parla delle primarie, della fuoriuscita di Bosco, Villari e Lupo. E, al contempo, risponde ai rumor secondo cui, in caso di vittoria, lo vedrebbero occupare la poltrona alla vicepresidenza dell'Ars. L'occasione è utile anche per fare autocritica. 

Presidente, ripercorriamo i cinque anni a capo della Commissione antimafia regionale. Undici relazioni completate e il riconoscimento di un lavoro, anche di "ricostruzione giornalistica", l'ha definito più volte, che probabilmente ha surclassato quello portato avanti dalle precedenti commissioni di inchiesta. Quale quadro emerge della Sicilia? 
"Abbiamo trattato diversi argomenti e, per paradosso, ci siamo occupati poco di mafia. Quello che emerge è un quadro di debolezza complessiva della politica e delle istituzioni di fronte a poteri forti e interessi privatistici. Una spesa pubblica spesso deviata e manipolata che dimostra la subalternità del tessuto politico agli interessi particolari. Basti pensare al ciclo dei rifiuti, alle tre grandi discariche siciliane in mano ad alcuni privati, un sistema che nessuno degli ultimi governi regionali ha messo in discussione. Invece di investire su impianti pubblici, Musumeci ha preferito scaricare le colpe di un sistema al collasso sui siciliani che non sarebbero capaci di fare la raccolta differenziata. Sanità, grandi opere, Pnrr, viene fuori un apparato istituzionale fragile e permeabile. Il sistema Montante non era l'avventura di un uomo stravagante ma un sistema di potere parallelo con processi decisionali e di spesa fuori dal controllo pubblico. Un sistema in parte ancora in piedi". 

Politica e giornalismo sono concordi nel riconoscerle una dote: la competenza. Sotto questo profilo gode della stima di sostenitori e oppositori. Le critiche che più la riguardano, però, attengono al carattere rigido, a tratti scontroso, che forse non la aiuta nella comunicazione politica.  
"Non ho un carattere facilissimo, è vero. Di certo riconosco di avere una certa rigidità che forse nasconde in profondo una grande timidezza. Ma è anche vera un'altra cosa: quando abbiamo concluso questa esperienza (il lavoro in commissione, ndr), ho ricevuto tanti apprezzamenti. Per paradosso più dal centrodestra, come Fratelli d'Italia e Forza Italia, che da ambienti più vicini a me. Li considero un riconoscimento leale alla mia autonomia e al senso di responsabilità con cui ho presieduto i lavori della commiissione antimafia". 

Parliamo di politica. Il fronte progressista era partito con le migliori intenzioni, all'insegna dell'unità e della coesione. Poi cosa è successo? Il Movimento cinque stelle ha mollato preferendo la corsa in solitaria con Nuccio Di Paola. Lei, per una "scelta di coerenza", è rimasto in coalizione...
"Il Movimento cinque stelle si è giocato la possibilità di diventare veramente un movimento politico adulto preferendo la via delle menzogne proposte dal loro leader. Giuseppe Conte si è convinto che andare da soli avrebbe portato qualche decimale di consenso in più e, pur di rompere, ha inseguito patetici pretesti. Piccole e malinconiche bugie: una violenza nei confronti della politica. Dimostreremo che un progetto politico democratico e progressista saprà fare a meno di un movimento che ha scelto di non crescere". 

Al di là delle scelte dei pentastellati, questa esperienza è cominciata con "lo scontro leale" attraverso le primarie. Alcuni la davano per vincente, altri non ci credevano. Nessuno però immaginava che potesse arrivare terzo, addirittura dietro Barbara Floridia. Che, nonostante la fuga dei cinque stelle dalla coalizione, non è neanche stata scelta come candidata alla presidenza. 
"Fossero state primarie vere, come accadde con i 180mila partecipanti a quelle di Borsellino, non avrei avuto difficoltà a vincere. Ma se la partecipazione si riduce, come è stato, a 30mila persone, diventa una competizione tutta interna agli apparati dei partiti, delle segreterie e delle sezioni. Voto organizzato, non d'opinione: e vince chi ha l'organizzazioen più capillare, non il candidato migliore. Lo dico con grande serenità: riconosco il risultato ma se avessimo votato nelle condizioni di ottenere un voto di opinione, avremmo vinto. Resta il rimpianto che siano state primarie finte, minuscole come un bonsai". 

Dopo la sconfitta ha pubblicato un video sul suo profilo social con cui ha spiegato i motivi della sconfitta e ha annunciato la decisione di continuare a rimanere all'interno della coalizione. Anche tra i suoi sostenitori si è detto che ha mancato di autocritica. Qual è la sua opinione in merito a una tale contestazione?
"Il nostro peccato di ingenuità è stato pensare che queste primarie potessero avere la stessa partecipazione delle primarie che conosciamo. Naturalmente la decisione di celebrarle alla fine di luglio, in fretta e furia perché così ha preteso il Pd, con un sistema di iscrizioni attraverso doppi salti mortali telematici, ha ridotto bruscamente il numero di elettori dai potenziali 200mila ai 30mila reali. Per le primarie ho fatto una campagna elettorale che considero la migliore in trent'anni di politica". 

Sin da subito ha sottolineato che avrebbe, come ha fatto, privilegiato la coerenza e la fedeltà alla coalizione. Sottolineando, però, che qualora ci fossero state influenze partitiche esterne - si è parlato dell'ex governatore Raffaele Lombardo -, non avrebbe avuto difficoltà a lasciare la coalizione. Considera questo un rischio ormai scongiurato?
"Siamo dentro questa coalizione anche per evitare queste conseguenze ora e in futuro. Non permetteremo che questo progetto venga snaturato e offerto al migliore offerente. Se dobbiamo ricominciare con la pratica del consociativismo istituzionale, noi non ci staremo". 

C'è chi sostiene che lei abbia scelto di rimanere in coalizione perché il Partito democratico, in caso di vittoria, le avrebbe garantito la vicepresidenza dell'Ars. 
"Sono sciocchezze. Nessuno mi ha proposto nulla, né chiederei nulla a nessuno. Ero candidato a fare il presidente, non il vice". 

Caterina Chinnici ha deciso: niente candidati con procedimenti giudiziari pendenti. Circostanza, questa, che ha visto fare fuori Lupo, Bosco e Villari. Quest'ultimo transitato in Orgoglio siculo, a sostegno del candidato presidente Cateno de Luca. Condivide il diktat di Chinnici? 
"Credo che di fronte alla legge Severino pretendo che il tasso di moralità non sia diverso da quello garantito dalla legge. Giuseppe Lupo è un parlamentare di straordinaria onestà morale e correttezza, è stato invitato a farsi da parte per una questione piuttosto ridicola ipotesi di dazione illecita di 700 euro, non credo c'entri con una questione morale. C'entra con un atteggiamento di insolita e inusuale rigidità piuttosto inutile. Su questo c'è un eccesso di presunzione istituzionale. Il presidente non è un monarca, è un garante. Tutti devono essere garantiti. Villari non ha ragione, perché un ex segretario del lavoro che se ne va nelle liste di De Luca ha torto a prescindere". 

Il centrodestra sembra essere favorito, Schifani pare in vantaggio. Nella vittoria della sinistra, invece, non ci crede neanche la stessa sinistra. Lei ci crede e se è sì, perché? 
"Credo ci siano le possibilità di vincere, perché questa destra sconta un doppio giudizio negativo. Il primo è su questa esperienza di governo regionale e non occorre che dica io cosa ha fatto Musumeci: basti pensare che i suoi partiti si sono rifiutati di ricandidarlo. Poi c'è l'assoluta opacità del loro candidato privo di qualunque valore aggiunto e con significativi elementi di mai chiariti nella vicenda e nel processo Montante".

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