Lavoro, sanità efficiente e strade sicure: ecco cosa chiedono i siciliani a Musumeci

E' quanto emerge dall'analisi di Demopolis sulla percezione dell’azione del Governo e sulle priorità dei cittadini. Gli intervistati hanno ancora una fiducia limitata nella Regione come istituzione, ma apprezzano le iniziative contro l'assenteismo. Migliora la valutazione verso il governatore

I siciliani bollano come "insufficiente" la qualità dei servizi pubblici nell'Isola e dicono di avere subito un peggioramento della propria condizione economica. Guardano con sfiducia alla Regione Siciliana come istituzione (dato comunque in ripresa rispetto al passato ndr) anche se, al contrario, migliora la percezione del governatore Musumeci. Il livello di fiducia verso il singolo è passato dal 39% dell'ottobre 2017 al 43% del mese scorso. E' quanto emerge dall'analisi condotta da Demopolis sulla percezione dell’azione del Governo regionale e sulle priorità dei siciliani per il 2019.

L'istituto ha fotografato il contesto sociale in cui si trova a operare la Giunta Musumeci. Dall’ascolto dei cittadini emerge una radicata insoddisfazione per la qualità dei servizi pubblici sul territorio, bocciati dal 73 per cento degli intervistati. E pesa la crisi che dal 2011 ha investito il Paese e il Mezzogiorno: il 45 per cento riscontra un peggioramento, negli ultimi 5 anni, della propria situazione economica familiare.

“Segni positivi – afferma il direttore di Demopolis Pietro Vento – vengono ravvisati oggi nello sviluppo turistico dell’Isola e nel miglioramento della produzione agroalimentare. Negativo, per la maggioranza assoluta dei siciliani, è il bilancio dell’ultimo quinquennio sulle opportunità di lavoro, sullo sviluppo economico, sullo stato della viabilità e dei trasporti nell’Isola”.

Sono dati che confermano la pesante eredità ricevuta dal governo Musumeci e che hanno intaccato la fiducia dei siciliani nell’istituzione “Regione”, crollata nel 2017 al 12 per cento, il valore più basso di sempre, ampiamente inferiore rispetto alla media nazionale rilevata dal Barometro Politico Demopolis.

Con un'inversione del trend, la fiducia nella “Regione” dei siciliani risale oggi al 18 per cento, con una crescita di 6 punti negli ultimi 12 mesi: un segno importante, sia pur in presenza di un valore che rimane ancora molto basso.

Differisce la valutazione dei cittadini sull’operato dell’amministrazione regionale: dopo circa 15 mesi dall’insediamento, le opinioni positive sull’azione complessiva del Governo si attestano al 38 per cento, con quasi un quinto degli intervistati che, per il momento, sospende il giudizio, dichiarando di ritenersi poco informato sull’attività dell’esecutivo regionale.  

Decisamente più alta, al 43 per cento, è la fiducia nei confronti del presidente Musumeci, con una tenuta non scontata dopo oltre un anno di Governo, in un contesto “simbolico” di diffidenza complessiva: quella dichiarata in Nello Musumeci da parte dei siciliani è una fiducia “personale”, radicata ed in lieve aumento rispetto al giorno dell’elezione a Palazzo d’Orleans. Particolarmente apprezzate sono state alcune recenti prese di posizione del presidente della Regione sullo stato delle infrastrutture e della viabilità nell’Isola contro Anas e Rete ferroviaria italiana o la denuncia sul dissesto idrogeologico.

A 15 mesi dalla nascita dell’esecutivo, l’Istituto Demopolis ha misurato un altro dato significativo: la notorietà tra i siciliani dei componenti del Governo regionale, che – con alcune eccezioni – risulta nel complesso piuttosto bassa. Accanto al presidente, risultano conosciuti dalla maggioranza assoluta dei siciliani tre membri della Giunta: Gaetano Armao, Ruggero Razza e Roberto Lagalla. Gli altri assessori risultano più conosciuti nella propria area di appartenenza: Marco Falcone, in provincia di Catania, Toto Cordaro, nel Palermitano, Mimmo Turano, in provincia di Trapani, Bernadette Grasso, nel Messinese, Edy Bandiera, in provincia di Siracusa. Quarto per notorietà è risultato l’assessore ai Beni Culturali, Sebastiano Tusa, tecnico conosciuto anche per le sue apparizioni da archeologo sulle reti nazionali. Significativi gli incrementi, rispetto all’insediamento, di Sandro Pappalardo (Turismo) e Alberto Pierobon (Energia e rifiuti). La valutazione sulla notorietà del neo assessore Antonio Scavone è anch’essa legata al bacino di provenienza (Catania), ma condizionata dalla sua recente nomina.

Delle attività del Governo regionale i siciliani ricordano spontaneamente alcune "uscite" del presidente Musumeci e apprezzano in particolar modo la scelta di avviare un’azione di rilancio della sanità siciliana e di investire sul sistema di viabilità nell’Isola. Altre importanti decisioni del primo anno di Governo rimangono meno note, anche a causa di una precisa scelta di lavoro silenzioso e di basso profilo nella comunicazione, rivendicata dalla presidenza della Regione.

Nella fase di indagine demoscopica quantitativa, realizzata analizzando l’opinione degli intervistati sulle specifiche scelte di Governo, si rileva un’adesione di massima dell’opinione pubblica – sebbene poco informata – ad alcune iniziative e proposizioni programmatiche della Giunta Musumeci. 

Il massimo dell’apprezzamento lo conseguono, con il 68 per cento, i licenziamenti dei dipendenti pubblici assenteisti e l’incremento degli organici nella Sanità pubblica, indicato dal 63 per cento dei siciliani. 6 cittadini su 10 segnalano gli investimenti di messa in sicurezza del territorio contro il dissesto idrogeologico. Superano il 54 per cento di citazioni anche 3 interventi di respiro ambientalista: lo stop alla plastica negli stabilimenti balneari e al bollo per auto elettriche o ibride per tre anni, il nuovo piano rifiuti per l’incremento della differenziata. La maggioranza assoluta segnala positivamente anche l’avvenuta certificazione dei fondi Ue alla fine del 2018. 

“Sull’attività di Governo – spiega il direttore di Demopolis Pietro Vento – incidono pesanti eredità, nella percezione dei siciliani: le responsabilità di Crocetta e delle precedenti amministrazioni regionali; la consapevolezza di un divario di sviluppo rispetto ad altre aree del Paese, sul quale poco hanno inciso le politiche nazionali e comunitarie. L’85 per cento valuta negativamente le politiche di sviluppo del Sud attuate negli ultimi 10 anni dai Governi nazionali: nelle convinzioni dei cittadini, il divario vero con il centro nord non è nel Pil, ma nella dotazione infrastrutturale della Sicilia e nella qualità dei servizi pubblici”.

Demopolis ha rilevato inoltre l’Agenda dei cittadini sugli interventi prioritari da attuare per il futuro dell’Isola: i siciliani chiedono politiche per l’occupazione, maggiore efficienza nella sanità regionale, investimenti per migliorare per la rete stradale e ferroviaria. La richiesta è che “si faccia qualcosa” per arrestare la fuga dal Mezzogiorno dei più giovani che non trovano spazio nel fragile tessuto produttivo locale. L’urgenza di interventi per l’occupazione e il lavoro, indicata dall’81 per cento, resta in testa alle priorità dei siciliani. Sette cittadini su 10 confermano l’attesa di una sanità pubblica più efficiente; il 67 per cento chiede investimenti per migliorare la rete stradale e ferroviaria. Si dimostra pregnante, per quasi 6 su 10, anche il nodo della gestione dei rifiuti. 

“Il 56 per cento dei siciliani – conclude il direttore dell’Istituto Demopolis Pietro Vento – chiede infine al presidente Musumeci una autentica svolta nella capacità di programmazione e gestione dei fondi europei, un segno concreto di innovazione e di cambiamento, rispetto al passato, nelle scelte e nella qualità degli interventi”.  

"Non mi meraviglia - commenta Musumeci - il risultato dell'analisi demoscopica  dell'Istituto Demopolis sul governo regionale e sulle percezioni dei cittadini. Se il 18 per cento dei siciliani (il 50 per cento in più dello scorso anno) ha fiducia nella Regione è per me un motivo di grande soddisfazione. Vuol dire che all'esterno si inizia a percepire un cambio di passo, con un'Istituzione, quindi, che trasmette una credibilità maggiore rispetto al passato". "Certo - prosegue il governatore - siamo ancora lontani dalla media nazionale del 38 per cento, ma non poteva essere diversamente, viste le macerie ereditate. D'altronde, anche il dossier Eurostat sullo 'stato di salute' delle Regioni relativo al 2017, pubblicato in questi giorni, colloca la Sicilia inesorabilmente all'ultimo posto. C'è, quindi, ancora moltissimo da fare e siamo consapevoli che la strada sia tutta in salita. Anche il giudizio positivo del 38 per cento degli intervistati sul mio governo dimostra che, in questo primo scorcio di legislatura, non si è eroso il consenso raccolto nelle elezioni del 2017. Ma c'è di più: quasi un siciliano su 5, che non ha votato per me, oggi non esprime ancora un giudizio, in attesa di valutare al meglio il nostro operato". "Il primo anno di - prosegue Musumeci - è servito per avviare la sistemazione della "macchina" Regione, senza la quale non è possibile dare risposte ai cinque milioni di siciliani. Già da quest'anno, quando si inizieranno a vedere i frutti del nostro lavoro, sono sicuro che il consenso intorno al mio governo inizierà a crescere. Il fatto, poi, che le priorità che i cittadini si aspettano vengano risolte nel 2019 coincidano con i punti programmatici del mio programma è un ulteriore elemento di soddisfazione".

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