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Nuove regole per il suolo pubblico, Tudisco (Mio Italia): "Pronti ad avviare una class action"

Non si placa la polemica relativa ai regolamenti per l'occupazione di suolo pubblico per ristoro all’aperto e dehors. Il presidente provinciale Catania di “Mio Italia”, Roberto Tudisco tuona e chiede un incontro con il sindaco Bonaccorsi per faccia luce sulla vicenda

"Un bruttissimo regalo di pasqua. Un uovo di cioccolato con all’interno una sorpresa amarissima. Questo è quello che gli uffici delle attività produttive, dietro le indicazioni e il diniego degli ufficiall’urbanistica di Palazzo degli Elefanti, hanno fatto a centinaia di ristoratori a Catania". Con queste parole il presidente provinciale Catania di “Mio Italia”, Roberto Tudisco attacca il Comune riguardo il nodo legato alle concessioni di suolo pubblico per l’istallazione delle pedane di livellamento.

“Tra il 14 e il 15 aprile - afferma Tudisco - il comune ha inviato decine di pec indirizzate ai ristoratori. Ci è arrivata una pioggia di dinieghi sul rinnovo del suolo pubblico. Concessione che ogni anno i titolari dei pubblici esercizi chiedono, com’è stabilito dalla normativa, per l’impiego della pedana di livellamento”. Un’autorizzazione pagata a peso d’oro visto che l’utilizzo del suolo pubblico a Catania è il più caro di tutta Italia. Le pedane di livellamento sono strutture indispensabili, viste le pessime condizioni del manto stradale cittadino, perchè servono ad evitare che i clienti consumino nei tavoli in equilibrio precario. Opere dov’è consentita l’istallazione di una piccola ringhiera, per questioni di sicurezza, e una copertura. Il tutto purchè resti aperto ai quattro lati".

“Il diniego è arrivato su disposizione del direttore all’Urbanistica, Bisignani - prosegue Tudisco - dopo circa una settimana dalle dimissioni dell’assessore al commercio Ludovico Balsamo. Fino ad ora non ci sono state date risposte e non sappiamo i motivi che hanno portato ad una decisione tanto grave per tanti ristoratori. Un provvedimento inconcepibile e senza capire che tipo di criteri hanno adottato. Durante una riunione con tutti i nostri consociati ci siamo resi conto che nelle stesse vie - con le stesse caratteristiche, gli stessi materiali e le stesse autorizzazioni - alcune pedane sono state “accettate” e altre no. Vogliamo sapere che tipo di normative hanno applicato visto che, negli ultimi dieci anni, queste pedane sono state sempre autorizzate dietro richiesta della Cila? Non solo, con questi dinieghi il comune di Catania ci chiede di costruire le pedane in sanatoria visto che ora ci considera abusivi. Ma se per dieci anni hanno rinnovato il suolo pubblico, oggi come facciamo ad essere abusivi? In base a quali criteri o normative possiamo essere definiti tali?”.

Da qui l’intenzione di avviare una Class Action

“Tutti quelli che hanno subito questi ingiusti dinieghi o rientrano in questa casistica ci contattino attraverso la nostra email (catania@mioitalia.it). Stiamo uscendo da due anni di lockdown , c’è una guerra in atto che ha determinato un aumento delle materie prime e dell’energia, abbiamo famiglie, i nostri dipendenti sono migliaia che lavorano con noi, l’abusivismo a Catania è ovunque ed ora ci colpiscono con questa nuova mazzata? Per noi tutto questo è infondato e non sappiamo a quale norma ci si appelli per farci essere abusivi. Una situazione che si è venuta a creare senza nemmeno essere state convocate ad un tavolo di concertazione le associazione di categoria e capire così come poter risolvere la questione". "A questo punto - ribadisce Tudisco - chiediamo immediatamente un incontro con il sindaco facente funzioni, Roberto Bonaccorsi per capire se è al corrente di quello che sta succedendo e del fatto che ora siamo diventati abusivi dopo dieci anni di contributi regolarmente pagati”.

Un appello a cui si unisce anche la Confesercenti. “Fino a quando - conclude Tudisco - non verrà chiarita questa norma e fino a quando non ci sarà un nuovo regolamento sui dehors noi oggi non possiamo consigliare a nessun imprenditore di investire a Catania. Molti commercianti scappano via e preferiscono i paesi dell’hinterland etneo dove c’è molta meno burocrazia e dove le tasse comunali sono molto più basse”.

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