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Giovedì, 27 Gennaio 2022
La querelle

Ex province, il voto rinviato ancora e l'Ugl non ci sta: "Pasticcio della politica"

Sono state rinviate le elezioni di secondo livello, riservate solo a sindaci e consiglieri, per l'ente intermedio. Il sindacato attacca a seguito dell'ennesimo slittamento chiedendo "dignità" per Liberi Consorzi e Città Metropolitane

Erano state indette dopo dieci anni di vuoto ma non si faranno. Si tratta delle elezioni per eleggere gli organi delle ex province. Dopo anni di rinvii, lo scorso 25 novembre, il governo Musumeci aveva fissato la data del 22 gennaio per il voto. Si tratta delle consultazioni di “secondo livello” per eleggere i Consigli metropolitani (a Palermo, Catania e Messina), i presidenti e i Consigli dei Liberi consorzi comunali (ad Agrigento, Caltanissetta, Enna, Ragusa, Siracusa e Trapani). Però è arrivata, nella giornata di ieri, la doccia fredda dell'Ars che ha bloccato le elezioni con il placet di Pd, M5S, Lega, Mpa e Forza Italia.

Secondo queste forze politiche si deve tornare all’elezione diretta, con voto popolare. Il rinvio, l’ennesimo, delle elezioni di secondo livello delle Città metropolitane e dei Liberi consorzi siciliani è - secondo l'Ugl di Catania - la ciliegina non sulla classica torta, ma su un macroscopico pasticcio che si ripercuote sui lavoratori e sulla cittadinanza.

Ad intervenire, ancora una volta, su quella che ormai è la serie a puntate dell’ultimo decennio è il segretario territoriale della Ugl, Giovanni Musumeci: “Neanche il miglior autore avrebbe mai immaginato un sequel così lungo e intricato, compresa la puntata di ieri sera andata in onda dall’Assemblea regionale siciliana che, temiamo, non sarà l’ultima. A questo punto siamo pessimisti anche su un lieto fine, poiché sugli enti di area vasta in Sicilia si sta navigando a vista da troppo tempo, mentre nel resto d’Italia le provincie sono già quasi arrivati al rinnovo degli organi dopo la prima elezione prevista dalla legge Delrio".

"Stiamo assistendo - prosegue Musumeci - ad un triste teatrino della politica, con scambi di accuse reciproche che continuano a far male allo sviluppo di amministrazioni che fino al 2014 erano il fiore all’occhiello della nostra isola. Se oggi il risultato è quello che gli enti di area vasta sono fermi, con poche risorse e con competenze non chiare, non è perché la colpa è degli uni o degli altri. E’ una sconfitta di tutti, nessuno escluso, sulla quale dobbiamo fare ammenda cercando subito di trovare una soluzione al problema. Non si è votato quando si poteva fare e, adesso, non si potrà votare senza la giusta legislazione di supporto che la Sicilia potrebbe varare autonomamente, anche se a questo punto un rapido intervento normativo del Parlamento nazionale sarebbe quantomeno doveroso. In questo senso, quindi, ci rivolgiamo ai parlamentari nazionali e regionali perché, insieme, possano fare blocco per dare finalmente dignità alle Città metropolitane ed ai Liberi consorzi (ma perché in quest’ultimo caso non tornare come in tutta Italia al vecchio nome di Provincia, nel linguaggio comune mai andato in disuso per definire un territorio?)".

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