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Lunedì, 26 Settembre 2022
Politica

Ruggero Razza, le beghe con Miccichè e le future elezioni: la parola all'assessore alla Salute

Qualcuno lo definisce "imperatore", altri il "delfino di Musumeci". Ma gli appellativi non sembrano trovare il gradimento del rampollo di Musumeci. Interpellato da CataniaToday, Razza traccia il bilancio di questi anni a capo della Sanità siciliana e fa il punto sull'esclusione dalle liste di Fratelli d'Italia che non lo vedranno competere, almeno in prima persona, a questa tornata elettorale

Qualcuno lo definisce "imperatore", altri il "delfino di Musumeci". Ma gli appellativi non sembrano trovare il gradimento dell'assessore regionale alla Salute Ruggero Razza. Cinque anni a capo di uno degli assessorati più discussi delle ultime legislature - complici le difficoltà derivanti dalla gestione della pandemia che hanno dato adito a non poche polemiche, in alcuni casi sfociate in procedimenti giudiziari - si appresta a concludere il suo incarico. Avvocato penalista di professione, Razza è sempre stato un uomo di centrodestra: la sua carriera politica è cominciata in Azione giovani, dove è stato membro della direzione nazionale, per poi proseguire con il movimento giovanile di Alleanza nazionale, in Alleanza Siciliana, di cui è stato uno dei fondatori, e nel movimento politico La Destra. Per poi legarsi definitivamente a Diventerà Bellissima, il partito fondato da Nello Musumeci e adesso confluito definitivamente in Fratelli d'Italia. Contattato telefonicamente da CataniaToday l'assessore traccia un bilancio su questi cinque anni di amministrazione tra inchieste, dissidi politici e la gestione della rete ospedaliera. L'occasione è buona per fare il punto sull'esclusione dalle liste di Fratelli d'Italia che non lo vedranno competere, almeno in prima persona, a questa tornata elettorale. In quello che sarà l'election day del 25 settembre.  

Assessore sono stati anni difficili, qual è il suo personale bilancio di questo quinquiennio a capo dell'assessorato alla Sanità?

"Sono stati anni caratterizzati dalla gestione della pandemia, all'inizio del tutto imprevedibile e che nel tempo ha visto il sistema sanitario riuscire ad occuparsi con crescente efficacia di sanità ospedaliera e territoriale. Questo ha determinato un livello di attenzione molto alto. Per la programmazione sanitaria, in senso ampio, sono stati anni impegnativi: penso al rinnovo della rete ospedaliera, al fabbisogno di personale di tutte le aziende, all'assunzione di oltre 17mila persone a tempo indeterminato, all'avvio di concorsi a tempo indeterminato in tutta la regione che prima non esistevano e alla realizzazione di investimenti nelle infrastrutture. Anni di grandissimo lavoro che non è ancora stato completato e che dovrà proseguire con lo stesso impegno da chi verrà dopo di noi. Le difficoltà in ambito sanitario derivano da una platea di destinatari molto ampia. Un lavoro talmente impegnativo: a fronte di tante cose che si è riusciti a fare ne restano tante altre che invece hanno bisogno di ricevere ulteriori attenzioni. Parlo delle liste d'attesa, del reclutamento di personale che ancora non si riesce a trovare, ma non perché sia mancato il concorso della Regione, piuttosto a causa di una carenza strutturale di professionisti che va avanti da almeno 15 anni". 

La Salute pesa sul bilancio dello Stato circa nove miliardi di euro. Pensa che siano sufficienti o ne servano di più?

"Si tratta di più di nove miliardi. Ho letto un'intervista del ministro Roberto Speranza con il quale ritengo di avere collaborato con rispetto istituzionale, in cui si sostiene che il centrodestra voglia ridurre il fondo sanitario. Questo non è vero, il centrodestra non ha dato il proprio assenso al decreto ministeriale della sanità territoriale in sede di conferenza Stato-Regioni. Ma solo perché non è finanziato. Oggi abbbiamo un sistema sanitario che, secondo alcune stime, continua a essere definanziato con una forbice tra i venti e i trenta miliardi di euro a livello nazionale. Una circostanza che in Sicilia significa un definanziamento di una quota che si aggira tra l'otto e il dieci per cento. I nove miliardi sono risorse importanti e ingenti ma c'è bisogno di aumentare il fondo sanitario e mi spiace segnalare che, al contrario, diminuisce. Il governo Draghi ha ridotto l'investimento pro capite rispetto al Pil e così abbiamo fatto un passo indietro rispetto al minimo aumento registrato negli anni precedenti. Non è un caso che, nel programma di FdI, il tema dell'aumento delle risorse alla sanità sia il primo punto". 

In questo quadro quali sono le prospettive future?

"Sono convinto che dobbiamo investire nel capitale umano, mancano medici e infermieri. Noi abbiamo fatto il nostro: quando il governo si è insediato le facoltà di medicina erano tre e adesso si arriverà a sei, il numero dei posti in Medicina è fortemente aumentato, così come in Scienze infermieristiche. Abbiamo finanziato tantissime borse di specializzazioni aggiuntive rispetto a quelle nazionali. Ma nel futuro se non si parte dai professionisti è difficile pensare che si possano risolvere i problemi nelle aree più disagiate e nelle zone insulari. Credo che questo debba essere il primo punto da cui ripartire. Questa attenzione c'è in Fratelli d'Italia".  

La pandemia sicuramente è stata una delle più grandi difficoltà che ha dovuto affrontare il suo assessorato. E che ha dato adito a una moltitudine di polemiche e ad un procedimento giudiziario che la vede imputato per la presunta falsificazione dei dati Covid. 

"È un procedimento in cui io ho chiesto il giudizio immediato. Sono convinto che il dibattimento potrà chiarire, come in parte hanno fatto le indagini, la mia posizione. È un procedimento che è nato con alcune ipotesi accusatorie che oggi sono sensibilmente mutate: si era partiti con l'idea che io avessi messo a rischio la salute dei siciliani, abbassando il grado di attenzione contro l'epidemia, ma adesso sono sicuro che riuscirò a dimostrare la mia assoluta innocenza".

Sì, molti però le contestano quella ormai nota frase captata dalle intercettazioni: "Spalmiamo i morti".  

"È stata sicuramente un'espressione infelice ma che si riferisce a un termine matematico. Quando si deve dividere un dato su più elementi si usa esattamente quel termine, utilizzato anche dal governo nazionale guidato da Giuseppe Conte quando parlava della spalmatura del debito su più esercizi. Non è un caso che questo elemento non esista in nessun capo di imputazione". 

Passiamo alla politica. Lei non compare in nessuna lista, nazionale o regionale, di Fratelli d'Italia. Un'esclusione di cui si fa un gran parlare e che sembrerebbe fare svanire un possibile bis a capo dell'assessorato regionale alla Salute. 

"Facciamo un po' di chiarezza. È escluso chi doveva essere candidato e non lo è stato. Siamo stati noi a decidere di non proporre nessuno di Diventerà Bellissima nei collegi uninominali e plurinominali. Il partito fondato dal presidente Musumeci è un movimento regionale che adesso è confluito in FdI e, infatti, alcuni tutti i nostri deputati uscenti e molti nostri dirigenti sono ricandidati con FdI all’Ars".

In questi anni l'hanno definita "Delfino di Musumeci". Si rivede in questo appellativo?

"È un'espressione stupida. Perché chi conosce la storia della destra sa benissimo che i delfini finiscono male. Quindi non amo l'espressione".

Per dovere di cronaca, su questo alcuni giornali, con riferimento all'esclusione dalle liste e a un suo ritorno a palazzo d'Orleans, le hanno dato del "perdente"...

"Solo un articolo mi ha dato del perdente. Come si può dire che una comunità politica che probabilmente terminerà le elezioni regionali con un numero importante di parlamentari rieletti e con un ruolo centrale in Sicilia e in Italia possa essere perdente? Chi ha perso in Sicilia è stata una certa idea di politica che doveva formarsi sulla base di un principio di restaurazione. Ecco, noi in questi cinque anni non abbiamo ricevuto faccendieri, non abbiamo dato scandalo. Musumeci ha abbassato la saracinesca verso tutto quello che appartiene al passato recente e per cui esistono procedimenti penali per associazione a delinquere. Il governo della Regione non è stato eterodiretto da nessuno e per questo ha dato fastidio. Mi consola il fatto che si è scelta una personalità di grandissimo valore come Renato Schifani e ho la certezza assoluta che lo stesso rigore morale con cui ha governato Musumeci sarà lo stesso con cui governerà l'ex presidente del Senato". 

Proprio Schifani, candidato proposto da Berlusconi e accettato da Meloni, ha eliminato qualunque possibilità di un Musumeci bis. Qual è l'accordo? Si vocifera di una possibile candidatura di Musumeci al comune di Catania per le amministrative del 2023.

"Lo escludo categoricamente. Chi conosce il modo di fare politica di Nello Musumeci e di Giorgia Meloni sa che non esiste la logica del baratto. Musumeci sa meglio di ogni altro che la sfida di Catania è fondamentale e bisognerà mettere in campo risorse importanti. Questa città ha pagato un prezzo altissimo, avendo avuto un sindaco perbene e capace che ha messo in moto una quantità di investimenti rilevanti e che non ha potuto proseguire il suo mandato per via di una norma (la legge Severino, ndr) che, mi lasci dire, spero il prossimo Parlamento riformerà, come chiesto dall'associaizone dei sindaci e come chiesto da quasi tutti i giuristi italiani".

Qualcuno addirittura si spinge a definirla "imperatore". Quest'ultimo appellativo le è stato riservato anche dal presidente dell'Ars Gianfranco Miccichè, con il quale il rapporto non sembra proprio roseo. 

"Chi usa l'espressione 'imperatore' è solo in malafede, ma non voglio polemizzare con Miccichè. Posso dirle che ho lavorato con onestà e non ho dato scandalo. Questo è un tema. Se penso alla sanità degli anni di Crocetta (ex presidente della Regione Siciliana, ndr), mi viene da citare il caso di Borsellino che è stata costretta a dimettersi, il caso Tutino. Della gestione Razza cosa si può dire? Che ha un carattere duro, che non ha consentito che si facessero ruberie, che non ha consentito clientele, che ha proceduto a un concorso pubblico per scegliere i direttori generali in cui la metà sono stati bocciati? Il resto è polemica politica e ci sta che possa portare a rancori, risentimenti e qualche volta odi. Non dovrebbe capitare ma lo si accetta". 

Odi e rancori che potrebbero influire nelle dinamiche elettorali all'interno della coalizione di centrodestra? 

"Noi siamo persone responsabili. Il presidente Musumeci ci ha formato nell'etica della responsabilità, siamo impegnati con FdI perché Schifani vinca le elezioni regionali e Giorgia Meloni diventi il capo del Governo italiano. Tutto il resto sono aspetti poco nobili della politica". 

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