Salvini a Catania, ad attenderlo un partito in frantumi

Fiaccato dalle recenti vicende giudiziarie che hanno toccato il coordinatore regionale Angelo Attaguile, dal magro risultato elettorale e da faide interne, il partito etneo accoglie il suo leader nazionale in pessime condizioni di salute

Un assessorato c'è, è vero, ma per il resto la Lega catanese accoglie oggi il suo leader Matteo Salvini in pessime condizioni di salute. Non basta infatti la delega all'Ecologia che l'ex vicesindaco di Mascalucia, Fabio Cantarella, è riuscito a 'strappare' al sindaco Salvo Pogliese - proprio in virtù della posizione di forza di Salvini a livello nazionale e nonostante un risultato più che scadente alle ultime amministrative - tra faide interne e vicende giudiziarie, il partito di Pontida è ai minimi storici. 

A rendere il quadro clinico preccupante, prima di tutto, è la 'scomparsa politica' dallo scenario della nomenklatura di Angelo Attaguile - vero e proprio leghista della prima ora e demiurgo del partito nella Sicilia orientale - a causa delle recenti vicende giudiziarie. Ex democristiano, ex indipendentista dell'Mpa, la sua è una vera e propria parabola che, in poco meno di un anno, l'ha visto cadere dall'Olimpo dei 'salviniani' - è stato infatti coordinatore regionale di Noi con Salvini e, per poco tempo, anche candidato sindaco di Catania - e, c'è chi dice anche dal 'cuore' del 'capitano' Matteo Salvini.

I guai giudiziari di Attaguile

In quanto coordinatore regionale del movimento, Attaguile è stato coinvolto 'di striscio' nell'indagine della Procura di Termini Imerese che ha portato all'arresto del palermitano Salvatore "Salvino" Caputo. Secondo quanto è possibile leggere nell'ordinanza di arresto disposta dal gip, Angelo Attaguile e il deputato Salvatore Pagano - coordinatori, rispettivamente, della Sicilia orientale e della Sicilia occidentale - sarebbero stati gli "istigatori" di un disegno preciso. Basato su un "inganno" per gli elettori" in modo da non far perdere il bacino di voti a Salvatore Caputo, divenuto incandidabile. 

Ma non solo. Un altra Procura, quella di Catania, ha recentemente chiesto la condanna per Attaguila con l'accusa di simulazione di reato continuata. La richiesta del sostituto procuratore Andrea Ursino, inoltrata all'ufficio dei gip presieduto da Nunzio Sarpietro, prevede l'applicazione di una pena pecuniaria (in sostituzione di quella detentiva) di 22.500 euro. Per i pm, come scrive la 'Sicilia di Catania', "con più denunce presentate in tempi diversi e in esecuzione di un medesimo disegno criminoso" davanti alla polizia "affermava falsamente di aver ricevuto minacce ed intimidazioni, in modo che si potesse iniziare un procedimento penale a carico di ignoti". Attaguile, che è stato membro in Antimafia nella passata legislatura, è indagato dal 2017. Gli episodi contestati come false denunce, raccolti in una informativa della Digos etnea, partono dal dicembre del 2016.

Il commissariamento 

Nello scorso Aprile, il segretario nazionale ha preso la situazione in mano, è volato da Roma a Catania ed in pochi giorni ha bloccato la leadership del movimento regionale imponendo il senatore varesino Stefano Candiani come commissario della Lega in Sicilia. Il suo nome è venuto fuori, come dicono i bene informati, durante un direttivo di fuoco che si è concluso a tarda notte nel capoluogo etneo. A pesare nella scelta del vertice, in questo caso, più che i fatti giudiziari dei singoli è stata la guerra fraticida che vede contrapposti da un lato il fronte Attaguile-Cantarella e, dall'altro, quello dei sindaci Anastasio Carrà, di Motta Sant'Anastasia, e Filippo Drago, di Aci Castello. 

La faida

In una recente polemica Cantarella aveva dichiarato a LiveSicilia.it che i due amministratori sarebbero "fuori dalla famiglia della Lega". Un commento duro, al quale i due hanno risposto con una replica congiunta dai toni decisamente velenosi, tirando nell'agone anche aspetti privati. "Apprendiamo esterrefatti della dichiarazione resa alla stampa da Fabio Cantarella - scrivevano Drago e Carrà - Consapevoli del fatto che il lessico nella politica è importante, vediamo finalmente espressa in questa frase la linea della Lega di Attaguile e Cantarella, che nelle ultime tornate elettorali politiche e amministrative ha scelto infatti di candidare persone appartenenti a un cerchio magico così ristretto da potersi definire 'cerchietto' (alle politiche Carmen Droise, segreteria di Attaguile e Fabio Cantarella, addetto stampa dello stesso Attaguile, alle amministrative Bianca Mondello, compagna di Attaguile)".

"La nostra preoccupazione - concludevano in una replica al quotidiano online - è quella che ci confidano i tanti che dicono di non potersi sentire rappresentati da una Lega fatta dalla "famiglia" Attaguile e Cantarella, interessata solo alla conquista di poltrone e visibilità personale, rispetto a un partito che metta al centro i problemi e le preoccupazioni dei siciliani. Noi siamo pronti e continuiamo a lavorare per dare avvio ad un percorso politico che possa vedere protagonista la Lega anche in Sicilia, che merita di avere qui lo stesso successo che riscuote in altre parti d’Italia".

In un'intervista rilasciata al quotidiano L'Urlo, infine, il sindaco di Aci Castello ha preso di petto la questione, definendo Attaguile e Cantarella "traditori". "Sin dalle elezioni regionali, prima con la candidatura alla presidenza della regione di Attaguile, senza essere seguito da nessuno e senza programma, poi con la candidatura a sindaco di Catania, con tante fotografie che lo dimostrano, i due hanno ridicolizzato la Lega nella provincia di Catania”, rispondeva il sindaco nell'intervista. “Quindi il misero risultato dell’1,6% che qualcuno tenta di fare passare come un bel risultato - concludeva - è figlio e frutto di una miopia politica, di una disorganizzazione che non ha precedenti”.

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