Sicilia fallita? Lombardo incontrerà Monti per chiarire la finanza regionale

A seguito della nota inviata da Palazzo Chigi, il Presidente Lombardo interviene sull'annunciato crac della Sicilia. Incontrerà il presidente Monti martedì prossimo a Roma: " Dimostrerò la sostenibilità della finanza regionale"

A seguito della nota inviata da Palazzo Chigi, il Presidente Lombardo interviene sull'annunciato crac della Sicilia. "Ho parlato al telefono con il primo ministro Mario Monti rassicurandolo del fatto che - nonostante le criticità segnalatagli, peraltro precedute da una campagna mediatica mirata alla delegittimazione e fondata su dati palesemente mistificati e funzionali a interessi politico lobbistici ben evidenti - gli rassegnerò formalmente, oltre all'immane impegno riformatore svolto in questi quattro anni, tutti gli elementi utili a dimostrare la sostenibilità della finanza regionale. Al presidente Monti parlerò anche della scelta di dimettermi per consentire agli elettori l'esercizio al diritto democratico di scegliere un nuovo governo e un nuovo parlamento, entro un tempo costituzionalmente previsto, nel corso del quale viene assicurata la piena funzionalità dell'esecutivo. Incontrerò il presidente Monti martedì prossimo a Roma, a Palazzo Chigi".

In tutti i quotidiani, però, si parla già di Sicilia fallita. Di una Sicilia che è diventata la Grecia d'Italia. Le parole di Lombardo, infatti, non placano i timori. Repubblica, ad esempio, in un articolo a firma di Raffaele Lauria, tira i conti della regione e parla di "un vaso che ora rischia di spaccarsi sotto la pressione di una spesa monstre per il personale. Oltre 1,6 miliardi l’anno, complessivamente, per gli stipendi dei dipendenti che hanno superato quota ventimila (la Lombardia ne ha un quarto) e per gli assegni dei 16 mila pensionati che in Sicilia sono tutti a carico del bilancio. Senza contare lo spudorato numero dei forestali, oltre 26 mila, e dei formatori professionali, ottomila, la metà dei quali assunti a ridosso delle due ultime campagne elettorali. Se si contano anche i dipendenti della Sanità, che grava per metà sulle casse della Regione, e una vasta categoria di precari a vario titolo, la cifra complessiva dei siciliani a foglio paga della Regione sale a 144.147".

Il presidente di Confindustria Sicilia Ivan Lo Bello commenta i "residui attivi" messi in bilancio dal governo Lombardo: "Fra questi ci sono pure 50 milioni di euro attesi da qualche lustro come provento della vendita di oggetti sequestrati durante le battute di caccia o 387 milioni invocati dal 1980 come rimborso per le calamità naturali di quell’anno. Tutti sanno che quei soldi non arriveranno più, ma meglio far finta di niente. E ora pesano come macigni quei 17 miliardi di passività, cui sommare il debito da 1,3 miliardi negli Ato rifiutie quello da 800 milioni nelle partecipate in cui non sono mancate le assunzioni di amici e parenti dei politici".

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E da La Destra in Sicilia, Nello Musumeci arriva la considerazione che "quella di Monti è una intrusione ai limiti della corretta prassi costituzionale. Detto questo la situazione siciliana è veramente grave".  "La situazione, tuttavia, deve essere politica e non tecnica. Con una avvertenza: si superi l'idea che il rapporto tra autonomia siciliana e governo centrale sia declinato solo sul piano dei diritti". Per l'ex sottosegretario al Lavoro dell'ultimo governo Berlusconi "esistono i doveri e la Sicilia potra' fare la voce grossa con Roma solo quando potra' dare una diversa immagine di se' e quando mettera' in campo misure concrete".

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