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Suriano: "Io grillina della prima ora espulsa con una semplice lettera"

La deputata è stata una delle prime storiche attiviste ed è stata eletta alla Camera nel 2018. A seguito dell'assenza per il voto di fiducia al governo Draghi è stata esclusa dal gruppo parlamentare del Movimento Cinque Stelle, ma continua a sentirsi una pentastellata e chiede più coraggio ai suoi colleghi

Simona Suriano è stata eletta alla Camera nel 2018 e ha vissuto, sin dal 2007, gli anni "ruggenti" dei primi meetup degli "Amici di Beppe Grillo" contribuendo a diffondere il verbo ambientalista e anti casta del comico ligure. Ha fatto parte dei "Grilli dell'Etna", ha lavorato per il gruppo parlamentare pentastellato all'Ars e poi è approdata alla Camera quando, dopo anni di militanza, il Movimento in Sicilia ha ottenuto percentuali bulgare. Originaria di San Giovanni La Punta ha portato avanti diverse battaglie riguardanti il tessuto economico locale, la trasparenza nell'università e la realizzazione di opere come la Cittadella della Polizia a Librino. Però "qualcosa" si è rotto e Simona Suriano è il simbolo di chi ha subito la trasformazione del Movimento tanto da esserne stata espulsa poiché non era presente per il voto di fiducia al governo Draghi.

Lei è stata una “grillina dell’Etna”, uno dei primi e storici gruppi di attivisti che seguirono il “verbo” di Grillo. Ha svolto una lunga militanza e non è un’imbarcata dell’ultima ora ma è stata espulsa per non essere stata presente durante il voto di fiducia a Draghi. Cosa l’ha spinta a non presenziare? Come giudica l’atto di espulsione? 

“E’ vero ho fatto una lunga militanza, iniziata nel 2007. Siamo cambiati e siamo divenuti forza di governo. Forse abbiamo perso quella vena di coraggio e di novità che ci contraddistingueva all’inizio e probabilmente abbiamo concesso un po’ troppo alle classiche richieste dei partiti tradizionali e dell’establishment.  Proprio per essere stata una militante della prima ora, non è stato carino essere buttata fuori con una semplice lettera, senza capire i motivi e senza un confronto. Non ero la sola a non voler votare la fiducia a Draghi: il problema, quindi, non era soltanto mio, ma evidentemente c'è un problema di comunicazione o di comprensione degli umori dentro il gruppo da parte della ex o della attuale classe dirigente pentastellata. Per l’Italia mi auguro che Draghi faccia bene, anche se rappresenta quel mondo “tranquillizzante” per il potere precostituito. Si è formato un governo che non raccoglie il consenso degli italiani, fatto da tanti tecnici e pochi politici e la rappresentanza meridionale è stata ridotta al lumicino. Ricordo che il M5S ha raccolto la maggior parte dei voti proprio nel Mezzogiorno. Così non mi sono sentita di dare fiducia a questo tipo di governo e non volevo andare contro l’espressione, cospicua, dei militanti su Rousseau e al contempo non volevo dare fiducia incondizionata a un governo che non mi convince".

Però sembra di capire che lei si senta ancora una grillina...

"Nonostante tutto mi sento ancora parte del M5S e del progetto: voglio continuare a realizzare il programma per cui sono stata eletta nel 2018 e ad essere vicina al territorio. Negli ultimi giorni ho chiesto attenzione e risorse per i paesi pedemontani colpiti dall'emergenza cenere e anche equità fiscale per i Comuni danneggiati dal sisma di Santo Stefano. Da poche settimane sono al lavoro in commissione Agricoltura e questo nuovo ruolo mi darà la possibilità di incidere su temi cruciali per Catania e per la Sicilia".

Lei fa parte (o ha fatto parte) della maggioranza che sostiene il Governo. Non rimprovera nulla a Conte e a Draghi? Interi settori come turismo, ristorazione, sport sono allo stremo e i ristori sono insufficienti; la prima parte dell’emergenza ci vedeva senza un piano pandemico, senza mascherine, senza respiratori. Nella seconda parte lo Stato ha dato il bonus vacanze salvo poi, dopo qualche mese, richiudere tutto…

“La situazione dovuta alla pandemia era inaspettata ed è difficile per tutti governare. Si è cercato di fronteggiare l’emergenza e di mettere toppe ai tanti buchi. All’inizio non avevamo mascherine, non avevamo dispositivi di protezione per i medici, pochi tamponi e quindi si è dovuto correre ai ripari. Conte ha affrontato il momento più critico dell’ultimo secolo. Draghi adesso sta gestendo ma non c’è una visione a lungo respiro. Purtroppo, ereditiamo un Paese dove la sanità pubblica è stata smantellata in nome dell’austerità, dove l’industria è stata depotenziata, dove non produciamo vaccini. La Germania invece, avendo mantenuto un blocco di servizi essenziali ben strutturati, ha fronteggiato meglio la pandemia”.

Parliamo di sanità siciliana. Nell’immediatezza lei aveva chiesto le dimissioni di Razza. Che idea si è fatta, complessivamente, della gestione dell’emergenza nella nostra Regione?

“Io e altri esponenti del Movimento Cinque Stelle del territorio avevamo già denunciato, sin dall’inizio della pandemia, la gestione del governo Musumeci e avevamo chiesto verifiche al sottosegretario Sileri specie per appurare dati e posti letto. Avevamo avanzato proposte di riconversione degli ospedali dismessi in Covid hospital, ma Musumeci si è trincerato nel più assoluto silenzio. Avevamo chiesto chiarezza e l’invio degli ispettori dopo un’altra grave inchiesta sulla sanità siciliana che aveva anche coinvolto il responsabile dell’emergenza Covid, scelto proprio dal governo regionale. Ricordo che Musumeci era colui il quale aveva criticato la zona arancione per la Sicilia considerandola una “scelta politica”. Adesso che è emerso come i dati fossero taroccati ci sarebbe solo da arrossire di vergogna e probabilmente la zona rossa avrebbe potuto limitare i contagi. Adesso il presidente della Regione dovrebbe chiedere scusa ai siciliani per il mancato controllo sull’operato dell’assessorato chiave nella gestione dell’emergenza pandemica”.

In Sicilia le ultime giunte regionali sono state scosse da scandali giudiziari. Prima Cuffaro, poi Lombardo e Crocetta con le vicende di Montante e Confindustria. Adesso Musumeci con le inchieste sulla sanità. Una terra irredimibile?

“Credo che la Sicilia non sia una terra irredimibile. È vero che gli ultimi presidenti della Regione sono finiti coinvolti in inchieste e scandali ma è pur vero che i siciliani hanno preso coscienza di una classe dirigente inadatta. La stessa classe dirigente che il Movimento Cinque Stelle ha sempre combattuto e le ultime tornate elettorali hanno dimostrato che i siciliani vogliono cambiare. Il centro destra sta dando una pessima prova di governo e penso che occorra ripartire formulando un’alternativa di governo: tanti siciliani sono stanchi e sfiduciati e occorre legalità, competenza e onestà per questa terra”.

Parliamo di Catania: come giudica l’azione di governo della giunta Pogliese? Per le prossime amministrative, secondo lei, il M5S dovrebbe andare da solo (rischiando un altro “caso” Grasso) o in alleanza con il centro sinistra?

“Con Pogliese la città non sta vivendo nessun cambiamento. L’emergenza è quella del lavoro, del potenziamento della pubblica amministrazione ma non è cambiato nulla nonostante i fondi destinati al Comune. Ricordo che grazie al M5S, Catania è stata salvata dal fallimento ma ora tocca all’amministrazione dare risposte. Anche per quanto concerne la Città Metropolitana siamo all’anno zero su manutenzione, infrastrutture, scuole, progettualità. E poi il grande tema delle periferie: sono totalmente abbandonate e diventano terreno fertile solo per la campagna elettorale. Sto seguendo la vicenda incredibile della Cittadella della Polizia di Librino che rischiava di diventare una delle tante incompiute. Mi auguro che, così come accadrà con il governo della Regione, anche a Catania si possa chiudere con la stagione del centro destra e anche qui occorre costruire una proposta alternativa. Io non ho tabù sulle coalizioni: mi interessa che vi siano persone oneste e capaci”.

La politica già in passato aveva perso il suo appeal tra la gente e di questo il Movimento ne aveva fatto un punto di forza. Adesso anche i pentastellati sono considerati alla pari delle altre forze politiche. Se dovesse mandare un messaggio ai suoi elettori e ai cittadini per il futuro cosa direbbe loro?

“Il M5S è ormai un partito e il messaggio di Conte all’assemblea è stato chiaro. Credo che il M5S rappresenti ancora qualcosa di nuovo ma serve non perdere il coraggio. Mi rivolgo ai tanti elettori che ci hanno dato fiducia e mi rivolgo anche ai tanti colleghi con cui ho un ottimo rapporto: serve essere coraggiosi. Bisogna andare oltre gli schemi, oltre il bipolarismo tra destra e sinistra e andare oltre tutelando la posizione dell’Italia prima di tutto. Prima dell’Europa, prima degli altri Paesi: occorre tutelare la nostra nazione”.

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