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Catania "violenta", in consiglio lanciato l'allarme: "Ritornato clima degli anni Ottanta"

La mala movida contraddistinta da sparatorie, risse, atti vandalici e incivili che invadono piazze storiche e luoghi di ritrovo con i loro scooter. Nell'aula consiliare chiesti provvedimenti e più controlli

Non è un poliziottesco anni '70 ma è la Catania del 2022. Il quadro a tinte fosche della città lo dipingono delinquenti e incivili che stanno rendendo la città invivibile: le recenti sparatorie, di cui una all'esterno di una discoteca, le "mandrie" di centauri che impennano nelle piazze storiche della città, le risse e gli insulti sessisti alle turiste immortalati su TikTok sono gli episodi che hanno ridestato l'allarme sociale.

Un allarme che passa anche dall'aula del consiglio comunale. Nell'ultimo scorcio di consiliatura il senato della città tenta di incidere sulla stasi attuale e su una certa "rassegnazione" che ha ammantato la comunità. Già qualche giorno addietro il capogruppo di Grande Catania Sebastiano Anastasi aveva chiesto una conferenza dei capigruppo per poter determinare la realizzazione di un documento da inviare al ministro degli Interni.

Ieri sera, in aula, ha ribadito la sua proposta: "Nel giro di pochi giorni ci sono state due sparatorie. Se continua così dobbiamo chiederci se siamo degni di fare i consiglieri comunali. La città è assuefatta e si appassiona ad altri dibattiti, a chi è filorusso e chi filoucraino. Si vive normalmente questo stato assurdo che ricorda gli anni Ottanta e non erano dei bei tempi. Non vedo la stessa inquietudine che c'è, giustamente e lo sottolineo, per i problemi della nettezza urbana".

Per Anastasi la situazione sicurezza va affrontata sollecitando direttamente il ministero degli Interni: "Non è più una questione di prefettura. Serve stilare un documento sottoscritto da tutti i capigruppo e inviarlo al Ministro. La sparatoria è il culmine di atteggiamenti prevaricatori".

Sul tema sono tornati anche i consiglieri Giovanni Petralia, di Forza Italia, e Giovanni Grasso, di FdI. Il primo ha detto che il tema movida è "caldissimo": "Ho ricevuto chiamate, proteste di cittadini ed esercenti delle zone della movida, del castello Ursino e di piazza Palestro. Sono atti inaccettabili e incivili e spero che l'amministrazione metta in campo tutti gli sforzi possibili". Il secondo ha evidenziato come non tutte le attività possano essere "svolte in centro": "Da tre anni sento i residenti e hanno sempre gli stessi problemi, il prefetto deve far rispettare norme e regolamenti".

Il capogruppo della decima commissione Manfredi Zammataro, nei mesi scorsi, aveva promosso proprio un tavolo tecnico sulla movida con la partecipazione di esercenti, residenti e associazioni di categoria e ha ricordato quel lavoro sinergico non mancando di evidenziare come la cità abbia però fatto dei passi indietro: "Avevamo iniziato a dare segnali, si vedevano gli interventi della polizia locale. Adesso questi segnali si stanno iniziando ad affievolire. Bisogna investire il prefetto per chiedere un tavolo per l'ordine e sicurezza permanente. Deve esserci la risposta di tutte le forze dell'ordine".

Per Zammataro le zone "calde" sono state già circoscritte: "Le vie da vagliare le conosciamo e devono essere coinvolte nei confronti tutte le forze di polizia. Catania è già piena di turisti che vedono però scene da terzo mondo e dobbiamo quindi pretendere un aumento degli organici delle forze in campo affinché lavorino in sinergia. Il rischio reale è la desertificazione del centro storico consegnandolo al degrado".

Alle rimostranze dei consiglieri ha risposto il sindaco facente funzioni Roberto Bonaccorsi che ha parlato di "situazioni difficili" che non esistono soltanto a Catania ma anche "nelle altre realtà che hanno una movida".

"E' un fenomeno - ha spiegato Bonaccorsi - che ha molteplici responsabilità. E' un problema complesso e dovremmo partire dall'infanzia, dalla scuola e vi sarebbero da fare valutazioni di più ampio respiro. Sicuramente farò una attività più pressante nei confronti del prefetto: ognuno di noi ha la responsabilità di ciò che si verifica e che avviene anche per il concatenarsi di reazioni sociali". Ma aldilà della "sociologia" resta il dato di una città non a misura di "turista" ma nemmeno a misura di residente del centro storico.

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