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Sisma di Santo Stefano, approvato emendamento per equiparare i procedimenti isolani alle norme nazionali

A darne notizia è il deputato Pd Fausto Raciti: una norma, valida per i territori colpiti dal sisma nel 2016, è stata estesa anche alla provincia di Catania colpita nel 2018 dalla catastrofe naturale. Vi sarà la possibilità di procedere più velocemente alla ricostruzione anche in presenza di lievi difformità edilizie

Le norme concernenti la ricostruzione post sisma di Santo Stefano 2018 saranno equiparate a quelle nazionali, previste per altri territori colpiti italiani dal terremoto nel 2016. A darne notizia è stato il deputato acese Fausto Raciti (Pd) che ha illustrato l'approvazione di un emendamento nell'ambito del decreto del Pnrr che concerne l'estensione anche al Catanese delle disposizioni in materia edilizia previste dal D.L. 55/2018 a favore dei territori colpiti dagli eventi sismici del 2016, in caso di presenza di lievi difformità edilizie negli immobili danneggiati.

"L’istanza, sostenuta dall’Ordine degli ingegneri e degli architetti di Catania, dal commissario Scalia e dal comitato che organizza i cittadini colpiti dal sisma - spiega Raciti in una nota -, inizialmente esclusa dalla discussione in sede referente, ha trovato pieno accoglimento grazie all’attenzione dell’onorevole Stefania Pezzopane (Pd), che ringrazio per l’attenzione rivolta alle esigenze di ricostruzione del nostro territorio". Quindi in caso di lievi difformità edilizie negli immobili privati si potrà procedere rapidamente alla ricostruzione. Per il superamento del "nodo" ha espresso soddisfazione la deputata regionale di Attiva Sicilia Angela Foti: "Alla vigilia del terzo anniversario del sisma di Santo Stefano – dice – registriamo una notizia positiva. L’approvazione dell’emendamento, nell’ambito del decreto Pnrr, consente difatti di superare una vulnus che discriminava il nostro territorio. Vulnus che consisteva nella mancata estensione di una norma nazionale – destinata ai territori italiani colpiti dal sisma nel 2016 – nei confronti dei Comuni etnei colpiti dal sisma. Una differenza di trattamento che aveva portato a un forte rallentamento delle operazioni di ricostruzione nei casi in cui venivano rilevate negli edifici privati delle lievi difformità edilizie sanabili”.


“Adesso si potrà consentire - prosegue la deputata regionale - nei casi contemplati, la sanatoria contestualmente alla ricostruzione e quindi si avrà una maggiore velocità. Era una battaglia che ho portato avanti – ascoltando le istanze dei comitati dei terremotati – da oltre un anno all’interno dell’Ars e anche attraverso una lettera aperta al presidente della Regione Musumeci e al premier Draghi nonché con un ddl voto proprio per sollecitare una semplificazione necessaria alla ricostruzione. Ringrazio per essersi prodigati in tal senso gli onorevoli Fausto Raciti e Stefania Pezzopane che hanno accolto l’appello del territorio al fine di colmare una assurda disparità”.

Drago (FdI): "Governo non accetta emendamento per la ricostruzione"

La senatrice di FdI Tiziana Drago, che ha organizzato per domani 23 dicembre un dibattito per fare il punto sulla ricostruzione, ha attaccato il governo sui fondi relativi alla rinascita delle zone colpite dal terremoto: "L'esecutivo parrebbe non accettare l'emendamento che ho presentato per la ricostruzione post-terremoto relativa al sisma del 26 dicembre 2018 sul fianco orientale dell'Etna che è stato l'evento di maggiore energia registrato negli ultimi 70 anni sul vulcano attivo più alto d'Europa".

"'Gli emendamenti costano, questo mi sono sentita dire - sottolinea Drago - come giustificazione al non far passare, alla Legge di Bilancio, un emendamento che ha già più volte ricevuto il parere favorevole di Mef e Casa Italia (Dipartimento del Consiglio dei Ministri). Si tratta di una identica dinamica al dl infrastrutture, con il governo che ancora una volta smentisce sé stesso".

"La verità è - conclude Drago - che ci troviamo di fronte a due Italie: da un lato una con la velocizzazione nella ricostruzione dopo un evento sismico, dall'altro quella cui viene negata la possibilità di vedersi riconosciuti gli stessi diritti

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