Lunedì, 14 Giugno 2021
Scuola

Alunni stanchi, già pensano alle vacanze: il commento della Psicologa

Zitelli: “Ci avviamo alla chiusura d'Anno scolastico, prevista il 9 giugno, ma in piena pandemia c'è il rischio d'aver determinato sofferenze psicologiche non indifferenti. Chiunque abbia figli o lavori con i ragazzini, sa bene come sia venuto meno il senso di “comunità scolastica”, così come sta venendo a galla un sotterraneo processo di abbandono e disagio. E' in atto un “Parental Burnout”, una pressione che mette in crisi i genitori”

Ci avviamo quasi esausti, alla chiusura dell'anno scolastico 2020/21, previsto in Sicilia per mercoledì 9 giugno, con gli alunni di scuola media, sia in presenza che in Didattica a distanza - vedi il caso del comune etneo di Scordia, in Zona rossa e con le scuole chiuse fino a giorno 10 -, con gli alunni già con la mente alle meritate vacanze estive, in spiaggia e senza, si spera, la mascherina a mare. Di “Anno scolastico nel segno del disagio psicologico e di senso d'abbandono, di alunni e studenti”, parla la psicologa catanese Graziella Zitelli. Facendo un primo bilancio quasi a fine attività didattiche, con la scuola che volge al termine, rimane tanta la nostalgia dell' “Età pre-Covid” del febbraio/marzo 2020, dove era bello ed educativo per gli alunni durante le lezioni scambiarsi gli oggetti di uso comune o prestarsi quelli mancanti o dimenticati a casa: libri, matite, penne, gomme da cancellare, fogli di carta. Oggi, a scuola, tutto ciò è vietato dalle norme di distanziamento: ognuno “chiuso” nel suo metro-quadro attorno al suo banco, senza poter condividere il libro, un abbraccio; con mascherina e gel igienizzante per poter seguire una lezione. A meno che, si trovi a casa in Didattica a distanza. “Più che di una 'rivoluzione digitale' con la Didattica a distanza - spiega la Psicologa e Psicoterapeuta catanese Graziella Zitelli, nonché consigliere dell'Ordine regionale Psicologi Sicilia -, parlerei piuttosto, in questo fine d'Anno scolastico, di una seria mancanza di 'affettività', di legami concreti e di 'empatia', fra i ragazzi in classe, di 'deprivazione affettivo-relazionale', infine di mancata inclusione fra i banchi di scuola, dell'alunno con 'Bisogni educativi speciali'. Tante volte, una carezza, un contatto fisico, un abbraccio con i compagni, sono necessari alla crescita, al benessere ed alla maturazione affettiva dell'alunno o studente, anche più degli apprendimenti su Italiano, Matematica, Inglese eccetera”.

Col virus dovremo convivere ancora a lungo: col distanziamento, viene meno il “senso di comunità educante” nei nostri ragazzi, quindi i danni psicologici sono e saranno pesanti. “Sappiamo che gli alunni - continua la psicologa e mediatrice sportiva etnea, Graziella Zitelli -, teoricamente dovrebbero stare seduti anche durante la ricreazione. Che tristezza, ed alcuni bambini e adolescenti si igienizzano ripetutamente le mani con il liquido igienizzante. Vediamo e sappiamo come psicologhe, che le maestre ed i prof, soffrono e sono destabilizzati da questa assenza di 'apprendimento cooperativo' dove i ragazzini realizzavano lavori e ricerche in gruppetti nelle aule e a distanza ravvicinata, che oggi sarebbero 'etichettati' come piccoli 'assembramenti', potenziali fonti di contagio da Covid”.

Le conseguenze di questo distanziamento in classe, per la psicologa Zitelli, potrebbero pertanto essere: “Intanto una difficoltà e un disagio per gli studenti in Dad, a seguire e restare 5 o 6 ore davanti ad un Pc a casa, senza distrarsi. Credo che gli studenti delle Superiori, in Didattica a distanza, si siano sentiti esclusi dal partecipare attivamente alla vita scolastica. Tra gli studenti più grandi, si sono evidenziati casi in aumento, di disagio di natura psicologica. Frequenti i casi di depressione giovanile con crisi di panico, manifestazioni di claustrofobia e agorafobia. Bene poi il fatto che, dal mese di aprile, finalmente l'ultimo Decreto ministeriale ha imposto che gli studenti ritornassero in presenza, dal 70 al 100 per cento del totale. Sappiamo dai mezzi d'informazione, così come anche per esperienza diretta da psicoterapeuta, che gli psicologi hanno già rilevato un disagio giovanile crescente, a causa della socialità ridotta, della mancanza di certezze sul futuro legata alla diffusione del virus, all'ansia dovuta alle rigide regole da seguire quotidianamente, in una fase delicata della vita di adolescenti ancora in piena crescita e sviluppo, periodo pieno di dubbi e difficoltà. Disagio che, educatori e psicologi, possono cogliere dalla difficoltà a relazionarsi coi compagni. Occorrerebbe un supporto psicologico in ogni scuola, così come si è attivato il Cnop col Ministero - che rappresenta un accordo integrativo al protocollo d'intesa tra il ministero dell'Istruzione e il Consiglio nazionale dell'Ordine degli psicologi, per il supporto psicologico nelle istituzioni scolastiche -; mi auguro che tale sostegno si concretizzi oltre il Covid o post-Covid e diventi una prassi. Vi rammento che in Francia, esiste lo psicologo scolastico dal 1947”.

Cosa consigliare allora, a coloro i quali saranno impegnati nell'esame di maturità, col ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi che afferma il “no alla tesina raffazzonata”, ma un sì “all'esame in presenza serio”? Lo studente avrà meno di un mese di tempo per prepararsi, alla discussione di un suo materiale prodotto. Ciò sarà fonte di stress?

“E' stato appurato - continua Graziella Zitelli - che, con l’eccessiva quantità di interrogazioni che gli studenti sono tenuti a sostenere da quando è finita la didattica a distanza per le scuole superiori, e con la frequenza 'fisica', si paventa un ulteriore rischio di 'ansia da pandemia', che potrebbe essere fonte fra gli studenti, di sfiducia, demotivazione, senso di smarrimento, senso di abbandono e di depressione. Tutto ciò, purtroppo, è insito nel significato di emergenza: la circostanza in cui un evento critico determina uno stato di allerta e quindi anche un'attivazione fisiologica; pertanto sicuramente la pandemia è un fattore di rischio sociale, cognitivo ed emotivo. Chiunque abbia figli o lavori con i ragazzini, sa bene come con le classi in 'didattica mista' per Covid, stia venendo meno il senso di 'comunità scolastica', così come sta venendo a galla un sotterraneo processo di abbandono. Ansia, sfiducia, demotivazione, sono ferite psicologiche che potrebbero lasciare tracce nei prossimi anni, in queste giovani vite”. “Dobbiamo cercare di stare accanto a questi nostri giovani, sviluppando e recuperando un senso di 'famiglia', di calore umano, che faccia da compensazione alla mancanza di quel senso di gruppo classe, oggi purtroppo assente. La cosiddetta 'ansia da pandemia', proviene da una fonte di di stress, con l'attivazione di cortisolo e adrenalina, e tutto questo aumenta la pressione sanguigna e conseguentemente provoca un indebolimento del sistema immunitario. Inoltre esiste la paura che spesso ciò degeneri in panico, ansia generalizzata, ipocondria e apprensione per la propria salute. Queste sono le maggiori manifestazioni di malessere dei nostri adolescenti. L'impatto negativo sulla salute psicologica dei ragazzi, con palestre e centri di aggregazione chiusi da mesi, potrebbe aver alterato il loro benessere, sia dal punto di vista affettivo che sociale”.

E i giovani con cui la Zitelli si confronta, quali disagi profondi le confessano? “Se individui fragili, occorre fornire loro un supporto psicologico, anche programmando una fase di post-epidemia fra gli studenti e alunni, prevedendo interventi mirati per patologie quali disturbi post traumatici da stress. Avendo maturato una certa esperienza nell’ambito del disagio adolescenziale, posso dire che le problematiche più sentite, a livello emotivo e psicologico, riguardano ansie da isolamento. Sicuramente la pandemia, ha determinato il cosiddetto 'Parental Burnout', una pressione che mette in crisi i genitori, una forma di isolamento genitoriale legata allo stress del quotidiano che determina un distacco relazionale. Sono tutte conseguenze stressanti, assorbite dai nostri adolescenti. Certamente un ruolo fondamentale che fa lievitare la paura, è proprio l'infodemia, una quantità eccessiva di informazioni, a volte controproducenti. La confusione nell'informazione incerta, crea infatti vulnerabilità psicologica determinando un contagio emotivo collettivo. Le difficoltà che gli psicologi stanno incontrando, sono quelle che si riscontrano nelle grandi catastrofi: i sintomi fisici e psicologici sono mal di testa, tremori, stanchezza, ansia, umore depresso, nervosismo apparentemente non motivato e insonnia”.

Su Covid e “ansia da isolamento” nei giovanissimi delle Superiori, comportamenti impulsivi dopo mesi di “teledidattica”, gli psichiatri parlano anche di ansia e crollo dell'autostima...

“Diciamo, che il pericolo del contagio da virus, costituisce una minaccia reale anche per la salute mentale, così come sullo stato di salute psichica della popolazione. Nei ragazzi spesso avverto comportamenti di ansia, stress e saturazione psicologica. Sono d'accordo con i medici psichiatri, quando chiariscono che il 'Coronavirus rappresenta un trauma collettivo', la comunità sociale cioè, è vittima di angosce collettive, emergono così fragilità radicali e permane un senso diffuso di disorientamento. Le relazioni sono diventate 'pericolose e sospese' - come indicano gli psichiatri -. Però è chiaro che - conclude la psicologa catanese -, l'approccio psichiatrico al problema da 'stress da Covid', è diverso dal mio. Durante le mie sedute terapeutiche, in studio o in ospedale - dove attualmente svolgo supporto psicologico nei reparti Covid per conto dell'Asp 3 -, rilevo forte preoccupazione per il futuro proprio e per i loro cari, specie se hanno figli adolescenti. Invito tutti a pensare e ad organizzare un serio post-Covid: progetti, attività, sistemi atti a supportare il singolo cittadino, famiglie e agenzie educative“.

Quindi, l’impegno deve essere principalmente di prevenzione, dirigendo energie e risorse in primis, sui giovanissimi alunni di scuola media. Dunque favorirne il senso di collettività, stimolando pensieri positivi? “Esattamente! Lavorare in prevenzione e non agire in continua emergenza… ormai, forse termine inflazionato”.

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