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Palella: "Nonostante la Didattica a distanza, la Scuola superiore non si è mai fermata”

"Se lo scorso Anno scolastico, i docenti hanno affrontato l'improvvisa chiusura in maniera improvvisata e privi di strumenti adeguati, quest'anno era ben presente in tutti i colleghi una maggiore consapevolezza ed una conoscenza più approfondita della strumentazione tecnologica"

“La scuola volge al termine. Non si è mai fermata in realtà, perché dalla scuola dell'infanzia alla prima media, le lezioni si sono svolte sempre in presenza, tranne chiusure dovute localmente a episodi di Coronavirus. La Scuola superiore, ha avuto una presenza degli studenti fino ad aprile, al 50 per cento in presenza, e la restante parte in Dad, in didattica a distanza, in una formula che si sintetizza con Did: didattica integrata digitale. Ribadisco: la scuola quindi non ha mai chiuso le sue attività". A dichiararlo è Pina Palella, rappresentante sindacale unitaria Flc-Cgil, insegnante presso il liceo “Gulli e Pennisi” di Acireale.

"Se lo scorso Anno scolastico, i docenti hanno affrontato l'improvvisa chiusura in maniera improvvisata e privi di strumenti adeguati, quest'anno era ben presente in tutti i colleghi una maggiore consapevolezza ed una conoscenza più approfondita della strumentazione tecnologica. Purtroppo però, devo rilevare che, nonostante la grande fatica organizzativa di scuole, docenti, studenti e genitori, i problemi sono stati tanti. Alcuni di questi problemi si potevano prevedere in tempo utile: l'organizzazione dei trasporti ad esempio, un potenziamento reale ed efficiente non c'è concretamente mai stato, e questo, insieme alla carenza di spazi adeguati secondo i protocolli anti-covid, ha costretto studenti ed insegnanti alla formula mista”.

Le conseguenze, per la professoressa Palella, pertanto sono state: difficoltà per gli studenti in Dad a seguire le lezioni che si svolgevano in classe per motivi tecnici, o perché a casa erano molto più frequenti le distrazioni. Impossibile per qualsiasi essere umano restare 5 o 6 ore davanti ad un Pc senza distrarsi. Conseguenza ne è, che gli insegnanti hanno dovuto spiegare due volte, spesso, ai due gruppi - quelli in presenza e quelli a distanza - gli argomenti non compresi durante la Didattica digitale integrata; gli studenti in Dad a casa, si sono sentiti esclusi dal partecipare attivamente alla vita scolastica; gli studenti con carenze strumentali e difficoltà socioeconomiche non riuscendo a seguire le lezioni da casa, in questo altalenarsi, sono stati "naturalmente" spinti ad una forzata evasione scolastica; tra gli studenti si sono evidenziati casi in aumento di malattie fisiche e,purtroppo, di natura psicologica. Frequenti i casi di depressione giovanile con crisi terribili di panico; gli studenti in generale hanno anche manifestato maggiori difficoltà nelle abilità di scrittura, calcolo, traduzione e comprensione dei testi, poiché la Dad, alternata, non ha consentito di 'personalizzare' e 'adattare' la didattica ai ritmi di apprendimento rallentati, per motivi di forza maggiore, con la Dad e davanti allo schermo di un Pc o tablet; non essendoci stata alcuna modifica dei programmi, i docenti, spesso costretti, hanno dovuto dover adattare un sistema di apprendimento 'vecchio' ad una realtà nuova, restando legati a verifiche sommative: cioè inseguendo gli alunni in una 'gincana' di interrogazioni per adempiere al proprio dovere, senza pensare ad un modo diverso, innovativo e più 'duttile' di valutare, senza puntare solo sugli aspetti 'formativi'.

“Dal mese di aprile, quindi, quando finalmente e comunque si era riusciti ad avere preso un certo ritmo, l'ultimo Decreto ministeriale ha imposto che gli studenti ritornassero in presenza, dal 70 al 100 per cento del totale. Ciò ha imposto, letteralmente imposto, una suddivisione in fasce degli studenti per avere degli ingressi scaglionati, a causa della insufficienza dei mezzi di trasporto. Due i turni di ingresso a scuola, con differenze fino ad un'ora e 40 minuti, tra un ingresso e l'altro dei ragazzi delle Superiori, il che ha allungato la permanenza di molti studenti a scuola fino alle 15 o alle ore 16.00. In maniera scellerata ed irrazionale, tale situazione in realtà ha costretto gli studenti a stazionare davanti alle scuole, nelle piazze o in giro, in quanto i mezzi pubblici ritenuti inaffidabili o impossibili da prendere nei secondi turni, non sono stati infine utilizzati da tutta la popolazione studentesca”, conclude la sindacalista etnea.

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