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Riaprono le Superiori, Rizza (Flc-Cgil): “A Scuola regna l'incertezza”

I portoni delle Secondarie di secondo grado riapriranno i battenti l'11 gennaio, dopo la nota del Consiglio dei Ministri. Per il segretario della Flc-Cgil etneo e siciliano Adriano Rizza, tutto lo scenario del “pianeta-Scuola” è nel segno dell'incertezza

Venerdì 8 gennaio, sarebbe dovuta tornare in classe la metà degli studenti dei licei e degli istituti tecnici siciliani. Invece il “dietrofront”, coi portoni delle Secondarie di secondo grado che riapriranno i battenti l'11 gennaio, dopo la nota del Consiglio dei Ministri. Tutto lo scenario del “pianeta-Scuola”, è nel segno dell'incertezza: la ripresa dell'attività didattica in presenza, alle Superiori, nell’imminente avvio delle lezioni in tutta l'Isola, è alle prese con la preoccupazione da contagio, senza la tanto reclamata “cabina di regia”. Adriano Rizza - segretario regionale della Flc-Cgil Sicilia, il sindacato dei lavoratori del comparto scuola della Cgil, ed è attualmente reggente alla Segreteria Flc-Cgil di Catania - ci spiega la situazione a poche ore dalla riapertura.

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Sulla riapertura dei licei e degli istituti di scuola superiore, sono state date indicazioni operative ai prèsidi?

"Sulla ripresa delle attività didattiche in presenza alle Superiori dei prossimi giorni - spiega il sindacalista - regna una grande incertezza ed una certa preoccupazione. Già in un comunicato congiunto delle tre sigle Flc-Cgil, Cisl-Scuola e Uil-Scuola, abbiamo espresso forti perplessità sulle condizioni di sicurezza delle 831 istituzioni scolastiche siciliane in vista dell’imminente riapertura; e tra l'altro siamo stati esclusi dai tavoli decisionali prefettizi che si sono riuniti per decidere e valutare la situazione in cui si trovano le scuole in vista dell’imminente avvio delle lezioni. Si parla di una popolazione studentesca siciliana, con più di 240 mila studenti delle sole scuole secondarie di secondo grado”.

"Sulla Circolare a firma dell'assessore regionale all'Istruzione, Roberto Lagalla, poi è prevista una prima fase, con la ripresa delle attività didattiche in presenza negli Istituti secondari di secondo grado, però limitata al 50 per cento, dell'utenza scolastica, oltre ai portatori di disabilità ai quali dovrà essere comunque assicurato l'accesso alle lezioni; mentre dal 18 gennaio, l'affluenza degli studenti sarà elevata fino al 75 per cento. Sarebbe opportuno attendere qualche ulteriore giorno prima di riaprire le scuole, avviare un confronto regionale con l’USR Sicilia e gli assessorati preposti, quali Istruzione, Sanità e Trasporti. L’ultimo tavolo regionale permanente risale al 30 ottobre 2020, quindi più di due mesi fa! E c'è da attivare anche dei tavoli di coordinamento provinciale con la presenza delle parti sociali, per salvaguardare gli studenti, il personale scolastico e di riflesso tutte le famiglie coinvolte”.

Secondo lei, non sussistono ad oggi modalità adeguate per un ritorno in sicurezza sui banchi di scuola alle Superiori?

"E’ quello che stiamo cercando di capire! Ad oggi, salvo ulteriori ripensamenti dei nostri governanti nazionali e regionali, gli orari di ingresso e di uscita possono essere articolati in due fasce orarie differenziate. Questo implica, tra l’altro, tutta una serie di problematiche nell’organizzazione dell’orario dei docenti che spesso operano con cattedre esterne su due scuole e in alcuni casi anche su tre scuole e due comuni. Poi, a partire dal 18 gennaio come già detto, salvo ulteriori proroghe, l'affluenza sarà elevata fino al 75 per cento. Quindi apprendiamo, che si dovranno potenziare i servizi di Trasporto pubblico locale nei comuni provinciali etnei e nel resto dell'Isola; mentre il Dipartimento attività sanitarie ed Osservatorio epidemiologico, valuterà tramite le Usca del comparto scuola, l'opportunità di estendere agli studenti delle classi superiori, il monitoraggio sanitario della condizione epidemiologica, attraverso uno 'screening' sul territorio; infine, per favorire la ripresa delle lezioni nel rispetto dei protocolli sanitari in materia di distanziamento ed interdizione degli assembramenti, sono state invitate le amministrazioni locali, cioè tutti i comuni che ospitano una scuola superiore, a prevedere una idonea sorveglianza in entrata ed in uscita dai mezzi di trasporto”.

Siamo pronti per tali incombenze, che ricadranno sui dirigenti scolastici, amministrazioni comunali, Aziende sanitarie...?

"Tutto il carico per far ripartire Licei ed Istituti tecnici e professionali, ricadrà sulle spalle dei dirigenti scolastici, dei sindaci, del personale sanitario e naturalmente del personale scolastico 'in prima linea' - continua il segretario regionale e provinciale etneo, della Flc-Cgil -. Già sono state inviate le prime circolari delle scuole, nelle quali si comunica che nelle giornate di giovedì 7 e venerdì 8 gennaio, grazie all’intervento dei sindaci e del personale medico sanitario volontario, si provvederà ad effettuare uno sceening, su base volontaria, con test rapido su campioni nasali per Covid-19, agli studenti, insegnanti e personale scolastico”.

"Insomma, come spesso accade, si chiede massima flessibilità alle scuole, e si richiama al senso di responsabilità dei genitori degli studenti, per far sì che i propri figli possano consentire una ripresa delle attività scolastiche quanto più possibile in sicurezza”.

Non le sembra un protocollo di rientro a scuola, un po' troppo “precipitoso”? Come si fa a mettere in atto, la cosiddetta “idonea sorveglianza in entrata ed in uscita dai mezzi di trasporto”?

"Sono tutte decisioni che purtroppo trovano poco riscontro nella realtà in cui vivono alcune istituzioni scolastiche - aggiunge Adriano Rizza -. Ritengo che invece di partire da un’idea di scuola, dove tutto va bene e non ci sono problemi, bisognerebbe tener conto soprattutto di quelle che vivono in condizioni di forte criticità. L’articolazione su due turni dell'inizio e della fine delle lezioni non è sicuramente la soluzione ottimale. Non lo dice la FLC CGIL, ma molti dirigenti scolastici che alla fine, come è sempre stato in questo complicatissimo anno passato, dovranno trovare la soluzione ai problemi. Bisognava potenziare il servizio trasporti e questo si sapeva già dalla fine dello scorso Anno scolastico”.

"Chiediamo - conclude Rizza - una maggiore considerazione rispetto al ruolo di rappresentanza ma soprattutto di interlocutori che abbiamo con i lavoratori del mondo della conoscenza. Chiediamo maggiore attenzione rispetto alle criticità storiche della nostra regione, in modo particolare per le aree metropolitane e quelle interne. Abbiamo raggiunto, in questi anni, percentuali troppo alte di dispersione scolastica, e di povertà educativa. E’ diminuita anche la qualità dell’offerta formativa nonostante il grande impegno profuso da tutti gli operatori del mondo della scuola. Questo momento di crisi deve indurre la classe politica siciliana ad avviare un percorso di riflessione su quello che non è stato fatto e su quello che si potrà fare anche grazie alle risorse europee del 'Recovery fund'. Cominciando dal tempo-scuola e dalla stabilizzazione di almeno una parte delle migliaia di posti di Sostegno in deroga. Questo inciderebbe positivamente anche sull’esodo di massa di intere famiglie verso il centro-nord Italia, fenomeno che contribuisce all’aumento degli alunni in meno che ogni anno si attesta intorno alle 15 mila unità, solo nella nostra regione”.

A livello più strettamente locale, la Rappresentante sindacale unitaria Flc-Cgil, insegnante presso il liceo “Gulli e Pennisi” di Acireale, prof Pina Palella, già segretaria confederale della Camera del lavoro catanese per diversi anni, esprime forte preoccupazione in quanto è in atto un processo silenzioso di scoraggiamento da parte di ragazzi che, nel breve intervallo in cui c’è stata la scuola in presenza, non hanno avuto l’opportunità di recuperare pienamente gli apprendimenti persi nel lungo “lockdown” dei mesi scorsi, o peggio, hanno perso motivazioni ad impegnarsi. “Non si può pensare di rientrare a scuola l'11 gennaio per le Superiori - interviene l'insegnante Palella - con il 50 per cento degli studenti in 'Didattica digitale integratà, e con mezzi pubblici insufficienti, per cui si faranno due turni di ingresso: ore 8.00, 9.00 oppure 9.30. In questo modo i ragazzi allungheranno la permanenza a scuola, fino almeno alle ore 14.30; tutto ciò perché i mezzi di trasporto non sono sufficienti. I nostri ragazzi sono perplessi e molti preferirebbero continuare la 'Didattica a distanza', perché hanno il timore di contagi e di portare a casa il contagio ai genitori fragili o ai nonni anziani”.

"Sarebbe stato meglio - conclude la “Rsu” del sindacato etneo - aspettare la fine del primo quadrimestre, e così considerare i dati di contagi post-natalizi. Prevedere poi, tamponi a tutta la popolazione scolastica e potenziare la vaccinazione per chi opera nelle scuole. La Dad non sarà il massimo, ma per lo meno tutti gli studenti risulterebbero in sicurezza e nelle stesse condizioni di apprendimento; la Did, invece, cioè metà didattica in presenza e metà a casa, consente in pratica di lavorare solo con chi è presente; mentre chi è a casa diventa un mero ascoltatore. La situazione è difficile, ma tutto ciò perché non si è corsi ai ripari, in tempo utile. Aggiungo che gli studenti per classe, nelle superiori, non sono stati diminuiti, così come i mezzi di trasporto non sono stati potenziati: forse sarebbe stato necessario un radicale intervento”. “Nonostante le difficoltà del momento - aggiunge la sindacalista Cgil ed insegnante di lungo corso etnea, Pina Palella -, vorrei soprattutto elogiare gli studenti, anche quelli che hanno contratto il Coronavirus, e che non si sono sottratti alle lezioni, erano lì davanti allo schermo a seguire i docenti mentre svolgevano le lezioni a distanza. Anche la Consulta provinciale degli studenti, il Cps, un organismo che rappresenta gli studenti delle scuole superiori nelle varie provincie, sta chiedendo di non rientrare alle attuali condizioni”.

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