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Studenti in quarantena, la psicologa Zitelli: “Ansia da Pandemia e demotivazione”

Sulla questione scuola a distanza, che potrebbe essere fonte fra gli studenti di sfiducia, demotivazione, senso di abbandono e depressione, interviene la psicologa e psicoterapeuta catanese Graziella Zitelli

Da più parti si invoca un ritorno, graduale e scaglionato, alla frequenza “fisica” della scuola superiore. Difatti con gli istituti della scuola media superiore, che sono in quarantena con la Didattica a distanza ormai da settimane, e col governo nazionale che non fornisce date certe, se gli studenti delle Superiori torneranno in aula prima o dopo il Natale, ecco che si paventa un rischio di “ansia da pandemia”, fra i nostri adolescenti e ragazzi chiusi fra le quattro mura domestiche per seguire lezioni in chat davanti a uno schermo. Sulla questione scuola a distanza, per contrastare il contagio da Covid, che potrebbe essere fonte fra gli studenti di sfiducia, demotivazione, senso di abbandono e depressione, interviene la psicologa e psicoterapeuta catanese Graziella Zitelli.

“Con la lunga chiusura delle scuole superiori fino a data da destinarsi - spiega la psicologa, psicoterapeuta e mediatrice sportiva etnea, Graziella Zitelli -, c'è un rischio ansia, demotivazione e conseguenti sofferenze psicologiche non indifferenti. Infatti, parlare di “ansia da pandemia” è corretto. Tutto ciò, purtroppo, è insito nel significato di emergenza: la circostanza in cui un evento critico determina uno stato di allerta e quindi anche un'attivazione fisiologica; quindi sicuramente la pandemia è un fattore di rischio sociale, cognitivo ed emotivo. Chiunque abbia figli o lavori con i ragazzini, sa bene come con le classi chiuse per Covid, sta venendo meno il senso di 'comunità scolastica' così come sta venendo a galla un sotterraneo processo di abbandono. Ansia, sfiducia, demotivazione, sono ferite psicologiche che potrebbero lasciare tracce nei prossimi anni, in queste giovani vite”.

Vacanze natalizie fra libri, tablet e “nevrosi da isolamento”: come se ne esce?

“Intanto cercando di stare accanto a questi nostri giovani, sviluppando e recuperando un senso di 'famiglia', di calore umano, che faccia da compensazione alla mancanza di quel senso di gruppo-classe, oggi purtroppo assente. Il punto poi, infatti, è come si arrivi a determinare la cosiddetta 'ansia da pandemia'... Ciò avviene quando si percepisce una fonte di di stress con l'attivazione di cortisolo e adrenalina, e tutto questo aumenta la pressione sanguigna e conseguentemente un indebolimento del sistema immunitario. Esiste inoltre la paura che spesso ciò degeneri in panico, ansia generalizzata, ipocondria e apprensione per la propria salute. Queste sono le maggiori manifestazioni di malessere dei nostri adolescenti”. 

“Credo anche - continua la psicologa -, che tra gli studenti, ci sia un bisogno forte di instaurare un rapporto di costante contatto e confronto costruttivo con i docenti. Gli insegnanti infatti, sono chiamati oggi più che mai ad essere un punto di riferimento educativo e formativo per queste giovani menti. L'impatto negativo sulla salute psicologica dei ragazzi, con scuole, palestre e centri di aggregazione chiusi, può alterare il loro benessere sia dal punto di vista affettivo che sociale.”

I giovani con i quali si confronta, quali disagi le confessano?

“Soprattutto se individui fragili, occorre fornire loro sin da ora un supporto psicologico, anche programmando una fase di post-epidemia fra gli studenti e alunni, prevedendo interventi mirati per patologie quali disturbi post traumatici da stress. Avendo maturato una certa esperienza nell’ambito del disagio adolescenziale, posso dire che le problematiche più sentite, a livello emotivo e psicologico, riguardano ansie da isolamento. Nondimeno sicuramente questa situazione sociale, questa la pandemia, ha determinato il cosiddetto 'Parental Burnout', una pressione che mette in crisi i genitori, una forma di isolamento genitoriale legata allo stress del quotidiano che determina un distacco relazionale”. “Ebbene - conclude la specialista psicologa, Zitelli -, tutte sono conseguenze stressanti, assorbite dai nostri adolescenti. Certamente un ruolo fondamentale che fa lievitare la paura è proprio la 'infodemia', una quantità eccessiva di informazioni, a volte controproducenti. La confusione nell'informazione incerta, crea infatti vulnerabilità psicologica determinando un contagio emotivo collettivo. A questa emergenza sanitaria e psicologica si aggiunge la Dad, la didattica scolastica a distanza. Una forma di organizzazione del tempo e dello spazio, da intendersi sia in termini fisici che in termini psicologici, ai quali i nostri adolescenti non erano abituati. Le difficoltà che gli psicologi stanno incontrando, sono quelle che si riscontrano nelle grandi catastrofi: i sintomi fisici e psicologici sono i mal di testa, tremori, stanchezza, ansia, umore depresso, nervosismo apparentemente non motivato e insonnia. Certamente le conseguenze psicologiche ce le porteremo dietro per molto ancora, anche se molto dipenderà dal tempo trascorso in isolamento”.

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