Domenica, 25 Luglio 2021
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Litrico e gli altri, il contributo dell'arte sartoriale italiana nel mondo

Uno dei più importanti sarti di tutti i tempi è stato sicuramente il catanese Angelo Litrico, nato nel 1927 e formatosi presso la sartoria di Agatino Distefano

Nato a Catania nel 1927, era il primogenito di ben dodici figli di un povero pescatore. Angelo Litrico, uno dei più importanti sarti di tutti i tempi, s’è formato in via Etnea presso la sartoria di Agatino Distefano. Trasferitosi a Roma a 18 anni, ha lavorato come apprendista nella sartoria di via Sicilia 51, che acquisterà nel 1951, fondando la sua azienda. Grazie in particolare all’attore Rossano Brazzi, suo primo cliente, è diventato lo stilista di molti personaggi del mondo dello spettacolo, in testa Vittorio Gassman.

E già pochi anni dopo, grazie alle entrature internazionali, ha finito per essere un simbolo mondiale dell’alta sartoria, apice che continua a detenere anche per le giovani generazioni del settore moda, che lo considerano un intramontabile punto di riferimento.

C’è però una data simbolica in cui ha raggiunto la notorietà universale, entrando nei libri di storia. E’ quel mercoledì 12 ottobre 1960, quando Nikita Kruscev, capo del governo dell’Urss, vestito proprio da Litrico, ha sbattuto la scarpa del Maestro siciliano nel corso della riunione planetaria dell’assemblea generale delle Nazioni unite.

Litrico ha vestito i grandi della terra, dal maresciallo Tito a John Kennedy, da Peron ad Eisenhower, dal Re Hussein di Giordania fino a Papa Paolo VI. È stato anche un benefattore: amico del chirurgo Christian Barnard, ha sovvenzionato il viaggio a Città del Capo di centinaia di bambini bisognosi dell’operazione al cuore. Scomparso a Roma nel 1986, la sartoria è passata prima al fratello minore Franco, poi al nipote Luca

Angelo Litrico è uno dei tanti sarti meridionali che hanno letteralmente conquistato il mondo. Ben quattro presidenti degli Usa, Kennedy, Nixon, Clinton e George W. Bush, sono stati vestiti da due sarti lucani di Roccanova, Francesco De Pietro e Paolo Maronna.

La Francia ha visto affermarsi soprattutto i sarti calabresi, come Antonio Cristiani, insignito della Legion d’onore, che ha avuto tra i clienti, oltre a sovrani e politici di tutto il mondo, anche Ingrid Bergman, Gary Cooper, Fernandel, Marcello Mastroianni e Gregory Peck. Altro nome calabrese entrato nella leggenda è quello di Francesco Smalto, che ha vestito Aznavour, Belmondo, Connery, Depardieu, Hassan II del Marocco, Kennedy, Mitterrand e la nazionale di calcio francese.

A ricordare questa epopea della sartoria, prezioso segmento del “Made in Italy” nel mondo, è Sebastiano Di Rienzo, per anni presidente della prestigiosa Accademia dei sartori, erede di quell’Università dei sartori voluta da Papa Gregorio XIII nel 1575.

Il giornalista Giampiero Castellotti ha raccolto i suoi ricordi nel libro di 224 pagine “Sebastiano Di Rienzo, maestro del fashion internazionale” (De Luca editori d’arte) riccamente illustrato. Il maestro sarto, tra i più noti in Cina, dove è stato nominato preside onorario presso l’università di Xi-An, ricorda i congressi mondiali della sartoria dagli anni Settanta ad oggi, dove l’arte sartoriale italiana è ovunque apprezzata per qualità, eleganza e cura dei dettagli. Con la Sicilia che ha dato un contributo rilevante a questa epopea.

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