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Covid-19: come funzionano e quando si usano gli anticorpi monoclonali

In questo periodo di emergenza dovuta al Covid-19, oltre che di vaccini, si parla sempre più insistentemente della cura a base di anticorpi monoclonali

In questo periodo di emergenza Covid-19, oltre che dei vaccini già in commercio (Pfizer, Moderna, Astrazeneca) si è molto parlato anche degli anticorpi monoclonali.

L'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha tenuto a precisare che questo tipo di terapia risulta molto indicata per i pazienti con un elevato rischio di complicazioni (soggetti immunodepressi, affetti da diabete, obesi o chi ha insufficienze renali) ed è necessario somministrare gli anticorpi al massimo nei primi 10 giorni dell'infezione tramite una infusione lenta e prolungata che necessità quindi la permanenza del soggetto in ospedale.

Non è quindi da considerarsi come una cura standard ma solamente come un'opzione terapeutica in più per coloro che sono ad alto rischio di sviluppare il Covid-19 in forma grave.

Anticorpi monoclonali - Come funzionano

Si tratta di anticorpi sintetici che vengono creati in laboratorio e che vengono ottenuti grazie a quelli naturali presenti nei pazienti oramai immunizzati.

Si comportano alla stessa stregua degli anticorpi che si sviluppano durante la naturale infezione da Covid-19 o dopo la somministrazione del vaccino: ossia si legano alla proteina (la famosa Spike) che il virus utilizza per entrare nelle cellule ed evitano che essa possa avere ingresso nella cellula e replicarsi. 

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