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Mercoledì, 28 Settembre 2022
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'Troppi segreti per cui morire' - L'opera prima dello scrittore catanese Gaetano Cuffari

Un romanzo intenso ed originale ambientato nella Catania degli anni '90, quello di Gaetano Cuffari, catanese classe 1976

Una Catania “ineditamente” noir fa da palcoscenico al nuovo romanzo di Gaetano Cuffari (catanese, classe 1976), intitolato "Troppi segreti per cui morire" e pubblicato da Porto Seguro Editore nel mese di giugno. Non un giallo, come lo stesso autore tiene da subito a precisare, ma un romanzo dai toni più disillusi, crudi, neri per l’appunto, in cui i protagonisti della storia, in perfetto stile noir, devono farsi inevitabilmente cattivi per ottenere giustizia.

Un coinvolgente intreccio di situazioni, intrighi e misteri che il protagonista del romanzo, il deejay e speaker radiofonico Rodrigo Gardini, detto Rogo, sarà suo malgrado chiamato a sbrogliare per aiutare la coprotagonista del romanzo, Alena Blasi, a scoprire la verità sulla violenta morte del fratello Eddy, assassinato in circostanze che gli inquirenti definiscono chiare ma che per lei risultano alquanto nebulose.

A fare da sfondo alle indagini “non autorizzate” dei due improvvisati investigatori, supportati da un’autentica corte dei miracoli fatta da bizzarri personaggi che i nostri incontreranno lungo la strada, c’è la Catania della riqualificazione urbana di fine anni ’80, la città che ha da poco scoperto il piacere della movida all’interno dei neonati pub o nelle piazze, anche grazie all’animazione notturna di decine di giovani rock band capaci di sperimentare con efficacia suoni e generi musicali alternativi, di cui lo stesso Rogo è sostenitore e portavoce in Radio.

Un romanzo intenso, coinvolgente già dalle prime battute, duro e divertente al contempo, ma soprattutto originale: l’autore infatti, pur rispettando fedelmente i principi caratteristici del genere, personalizza il romanzo mescolandoli a felici intuizioni e gustose trovate che alleggeriscono la natura amara della storia riuscendo a divertire il lettore, coinvolgendolo fino in fondo.

Non il classico noir, quindi, ma un noir lavico a tinte rock o “EtnoNoir”, come lui stesso si diverte a chiamarlo usando definizioni e termini coniati a D.O.C.: «Avevo voglia di realizzare un romanzo che sperimentasse alcune formule nuove così da non risultare l’ennesimo lavoro che si confonde tra tanti altri...».

E in effetti Troppi segreti per cui morire risulta essere originale già nella scelta della città d’ambientazione, Catania, che così si unisce per la prima volta alle storiche città italiane del romanzo noir, Bologna, Milano e Torino "Catania è sempre stata una città prismatica, dai mille volti, che alterna alla sua solarità altri aspetti certamente più cupi e sinistri, quindi ideale per ambientarci un romanzo noir".

Anche la scelta di far condurre la storia a due personaggi che uniti formano un tandem di “non investigatori” piuttosto strampalati ma dalle caratteristiche complementari è, di per sé, un aspetto innovativo: "Rogo e Alena sono due personaggi dalle vite e dalle esperienze molto differenti. Lui è un giovane uomo disilluso proveniente da una famiglia borghese; un tipo colto, pacato, riflessivo e prudente. Lei è una ragazza di umili origini e con l’animo sognatore: istintiva, intraprendente, sanguigna e dai modi che a tratti diventano persino violenti. Una ragazza abituata a fare a sportellate per tirare avanti. Uniti sono come la mente e il cuore, lo Yin e lo Yang. Due soggetti agli antipodi ma interscambiabili a seconda delle situazioni, grazie alle loro differenti caratteristiche umane...".

Ne esce fuori una storia scorrevole, fresca e dal ritmo incalzante che fa dei continui colpi di scena la sua arma principale. I protagonisti, cercando la verità sulla morte di Eddy, s’immergeranno progressivamente in un universo fatto di cose ambigue e pericolose che li metteranno a confronto con tematiche importanti quali la prostituzione, la droga e la delinquenza cittadina.

Ma non è una storia di mafia e questo è un altro aspetto che l’autore tiene a sottolineare: "Quando ho fatto riferimento ad elementi caratterizzanti originali, intendevo anche a questo. Ho provato a non utilizzare certi cliché compreso quello secondo cui il binomio Sicilia/mafia è indissolubilmente legato, soprattutto nella narrazione di un racconto investigativo. Naturalmente l’intera storia fa subodorare il lezzo di certa fetida aria ma in modo alquanto marginale, se consideriamo la complessità dell’universo criminale catanese...".

Infine c’è la musica di quegli anni, che traina il romanzo dall’inizio alla fine con un’autentica colonna sonora che non si limita a rispolverare brani blues e jazz, com’è classico del noir, ma si apre a un ventaglio di generi musicali alternativi come il Punk, lo Ska, il Dark etc, colorando il romanzo con le famose tinte rock alle quali fa riferimento lo scrittore: "Rogo è parte di quella gioventù catanese che amava nutrirsi di tutte le novità culturali offerte dai mass media a quei tempi, dal fumetto al cinema, passando dai programmi radiofonici a quelli televisivi, e che ha sempre sperimentato novità in campo musicale, soprattutto dalla fine degli anni ’70, periodo in cui a Catania si iniziarono ad ascoltare e riprodurre nei garage e, quindi, dal vivo quei sound alternativi provenienti da ogni parte del mondo e in special modo dall’Inghilterra...".

Troppi segreti per cui morire è un romanzo smaliziato, ironico e brillante, dalle ricostruzioni storiche scrupolose, che fa l’occhietto con simpatia alla Catania rockettara in cui crebbe l’autore e che regala ai lettori una storia avvincente fatta di trame che tengono alta la suspense fino all’ultima pagina, rendendola così una storia davvero imperdibile.

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