Sicilia, secondo posto nel rapporto Ecomafie di Legambiente

Peggiora di una posizione la Sicilia preceduta solo dalla Campania per quanto riguarda i reati ambientali accertati

Il Rapporto di Legambiente "Ecomafia 2013" rivela numeri davvero inquietanti. Il giro d'affari che gira attorno la mafia adita al green parlano di bene 16,7 miliardi di fatturato, con 34.120 reati accertati, 28.132 persone denunciate, 82.86 sequestri effettuati.

La maglia nera di questa pessima classifica va alla Campania dove sono 4.777 le infrazioni accertate.  La Sicilia  si piazza al secondo posto con ben 4.021 infrazioni (l'11,8% del totale nazionale), 2.938 persone denunciate, 25 arresti, e ben 926 sequestri effettuati. Performance negative che permette alla Trinacria di scansare la Calabria, che quest'anno è "solo" sul gradino più basso del podio, mentre la prima regione del nord è la Liguria in ottava posizione.

Anche gli illeciti contro animali e fauna selvatica è in aumento, raggiungendo gli 8.000 reati con un aumento importante del dato riguardante gli incendi boschivi.

E’ un’economia che non conosce la parola recessione quella fotografata da Ecomafia 2013, il rapporto annuale di Legambiente realizzato grazie al contributo delle Forze dell’ordine, con prefazione di Carlo Lucarelli ed edito da Edizioni Ambiente, sulle storie e i numeri dell’illegalità ambientale in Italia, presentato  a Roma.
“Quella delle Ecomafie – ha dichiarato il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza  - è l’unica economia che continua a proliferare anche in un contesto di crisi generale. Le pene per i reati ambientali continuano ad essere quasi esclusivamente di tipo contravvenzionale e l’abbattimento degli edifici continua ad essere una eventualità remota. Anzi, agli ultimi 18 tentativi di riaprire i termini del condono edilizio si è anche aggiunta la sciagurata idea di sottrarre alle procure il potere di demolire le costruzioni abusive”.
L’incidenza dell’edilizia illegale nel mercato delle costruzioni è passata dal 9% del 2006 al 16,9% stimato per il 2013. 

A fare la differenza sono ovviamente i costi di mercato: a fronte di un valore medio del costo di costruzione di un alloggio con le carte in regola pari a 155.000 euro, quello illegale si realizza con un terzo  dell’investimento, esattamente 66.000 euro. Non sarebbe comunque un buon affare se si corresse davvero il rischio della demolizione, ma si tratta di un’eventualità purtroppo remota: tra il 2000 e il 2011 è stato eseguito appena il 10,6% delle 46.760 ordinanze di demolizione emesse dai tribunali.
Ecomafia 2013 descrive anche l’attacco al made in Italy: nel 2012  sono state accertati lungo le filiere agroalimentari ben 4.173 reati penali, più di 11 al giorno, con 2.901 denunce, 42 arresti e un valore di beni finiti sotto sequestro pari a oltre 78 milioni e 467.000 euro (e sanzioni penali e amministrative pari a più di 42,5 milioni di euro). Se si aggiungono anche il valore delle strutture sequestrate, dei conti correnti e dei contributi illeciti percepiti il valore supera i 672 milioni di euro.
“I numeri e le inchieste riassunte in questo rapporto  - ha dichiarato il responsabile dell’Osservatorio ambiente e legalità di Legambiente Enrico Fontana - impongono, l’adozione di un pacchetto di misure indispensabili per contrastare in maniera decisamente più efficace la minaccia rappresentata dai fenomeni di criminalità ambientale che avvelenano il nostro paese. La prima proposta riguarda l’introduzione dei delitti ambientali nel nostro codice penale, con l’approvazione  del disegno di legge già licenziato dal governo Prodi nel 2007."

Il Rapporto Ecomafie 2013 contiene le storie e i numeri dell'illegalità ambientale in Italia, con la prefazione di Carlo Lucarelli è edito da Edizioni Ambiente.

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