La "tavola" per la Mafia è un business da 14 miliardi di Euro

Il cibo vale un impero per la malavita. Un'operazione della DIA ha fatto luce sulla presenza di criminalità nei mercati. Coldiretti sottolinea come dal campo al banco il prodotto sia sovrapprezzato di addirittura il triplo.

L’agricoltura rappresenta una base economica della criminalità come dimostra il volume d'affari dell'agromafia che è salito a circa 14 miliardi di euro nel 2013, con un aumento record del 12 per cento rispetto a due anni fa, in netta controtendenza rispetto alla fase recessiva del Paese perché la criminalità organizzata trova terreno fertile proprio nel tessuto economico indebolito dalla crisi. Un dato nazionale che contiene una larga percentuale del malaffare siciliano. E’ quanto afferma la Coldiretti siciliana nel commentare positivamente l’operazione della Dia che ha portato alla luce le rilevanti attività’ economiche dell'organizzazione mafiosa facente capo al clan dei Galatolo, legate al mercato ortofrutticolo e al suo indotto. 


Negli ultimi anni abbiamo denunciato più volte la recrudescenza della criminalità. Sono cresciuti l’abigeato, i furti di prodotti ma soprattutto la rete criminale infiltrata con speculazioni nelle filiere ha determinato  la vera crisi dell’agricoltura – affermano il presidente e il direttore della Coldiretti siciliana, Alessandro Chiarelli e Giuseppe Campione. Operazioni come quella di oggi favoriscono il ritorno alla fiducia nel settore. I tanti comparti agricoli devono essere liberati dalla mafia e conquistare con le regole del mercato nuovi spazi. 
Un’indagine conoscitiva dell’Antitrust – aggiungono - ha evidenziato che i prezzi per l’ortofrutta moltiplicano in media di tre volte dalla produzione al consumo, ma i ricarichi variano del 77 per cento nel caso di filiera cortissima (acquisto diretto dal produttore da parte del distributore al dettaglio), del 103 cento nel caso di un intermediario, del 290 per cento nel caso di due intermediari, fino al 294 per cento per la filiera lunga (presenza di 3 o 4 intermediari tra produttore e distributore finale). Per raggiungere l’obiettivo i clan ricorrono a tutte le tipologie di reato tradizionali: usura, racket estorsivo e abusivismo edilizio, ma anche a furti di attrezzature e mezzi agricoli, abigeato, macellazioni clandestine o danneggiamento delle colture con il taglio di intere piantagioni.

Con i classici strumenti dell’estorsione e dell’intimidazione impongono la vendita di determinate marche e determinati prodotti agli esercizi commerciali, che a volte, approfittando della crisi economica, arrivano a rilevare direttamente. Non solo si appropriano di vasti comparti dell’agroalimentare e dei guadagni che ne derivano, distruggendo la concorrenza ed il libero mercato legale e soffocando l’imprenditoria onesta, ma – concludono Alessandro Chiarelli e Giuseppe Campione - compromettono in modo gravissimo la qualità e la sicurezza dei prodotti, con l’effetto indiretto di minare profondamente l’immagine dei prodotti italiani ed il valore del marchio Made in Italy.

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