Per diventare davvero Intelligente Catania deve risalire la classifica

Tra le Smart City la città siciliana si piazza al 72° posto a livello nazionale, ma non in tutte le aree tematiche i risultati sono pessimi.

Piazzamento di poco sotto la metà classifica quello ottenuto da Catania nel ranking delle Smart City italiane, dove su 116 province quella etnea si piazza al 72° posto. Ma cosa vuol dire Smart City e come fa una città a diventarlo? La società di analisi e ricerca Between ha stilato un rapporto creando un vero indice, sul quale ha basato quante città italiane siano diventate Smart e quale sia il livello raggiunto da ognuna.

Innanzitutto una Smart City è una città che si rende sempre più fluida e facile da vivere per i suoi cittadini. È nel momento in cui riesce a creare delle differenze positive tra il “prima” e il “dopo” aver  compiuto e attuato delle scelte, che permettono all’abitante di vedere innovazioni tangibili che hanno migliorato il proprio benessere. Attraverso questo indice è possibile capire il livello di “smartness” raggiunto da ogni singola città incrociando dati e indagini. Queste vengono effettuate in svariati ambiti che vanno dalla mobilità alle energie rinnovabile, dalla gestione delle risorse naturale a quelle dei servizi pubblici e via discorrendo, suddividendo l’indice in 9 aree tematiche,  riesce a stabilire quale sia il livello Smart che si è raggiunto.

La città più smart d’Italia è risultata essere Bologna seguita da Milano e Roma. Il capoluogo emiliano è quella che si trova più avanti nel percorso verso la piena realizzazione della Smart City, avendo apportato innovazioni superiori alle altre nelle diverse arre tematiche.

Catania ha ottenuto un punteggio percentuale del 56,1 e solo in due aree tematiche ha raggiunto standard da città di prima fascia, ovvero nel “Broad Band”, che è dato dalla diffusione della  banda larga fissa e mobile, e per quanto riguarda le “Energie Rinnovabili”, grazie alla diffusione di fotovoltaico, eolico e idroelettrico.

Ha raggiunto invece il livello di seconda fascia nelle aree tematiche di: la “qualità” di terza fascia per quanto riguarda le aree di: lo “Smart Mobility”, ovvero diffusione del trasporto pubblico con bigliettazione elettronica, del trasporto privato con ZTL e dei pagamenti elettronici; la “Smart Education”, che è data dalla diffusione di pc nelle scuole, aule collegate al web e lavagne multimediali; la “Mobilità Alternativa”, cioè diffusione auto elettriche e colonnine di ricarica, car sharing, car pooling e bike sharing; la “Efficienza energetica”, che viene individuata attraverso il consumo di gas ed energia elettrica oltre al livello delle politiche ambientali sull’illuminazione pubblica.

Male invece nelle restanti aree tematiche che sono: lo “Smart Government”, che riguarda i servizi on-line attivi, dall’anagrafe ai cambi residenza ai pagamenti elettronici; le “Risorse Naturali”, che riguardano gestione dei rifiuti, la dispersione acque e la qualità dell’aria;la “Smart Health”, vale a dire livello di sanità elettronica, ovvero prenotazioni, pagamenti ticket, ritiro referti e scelta del medico curante  via web.

Dal Ranking appare evidente come vi sia, anche nell’attuazione delle Smart City, un divario tra nord-sud, mentre quelle del centro si distribuiscono uniformemente nelle classifica. Distacco che si intensifica se accanto al livello di Smart City raggiunto mettiamo anche il livello di vivibilità, troviamo che nella top list si piazzano Bologna, Parma, Reggio Emilia, Piacenza e Modena, mentre anche in questo caso molto in ritardo sono Caltanissetta, Vibo Valentia e Agrigento.

Insomma alle pendici dell'Etna c'è ancora molto da fare per raggiungere standard ideali per poter vivere in maniera fluida la città, anche se le premesse ci sono tutte.


 

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