Il Karate al tempo del Coronavirus: ripartire dalla disciplina giapponese per “fidarsi del prossimo”

Anche il Karate, in tempo di quarantena, può dare una mano per ripartire, con maggior slancio e vigore, proprio perché le arti marziali giapponesi sono atte a coniugare “disciplina” per la mente, ed “educazione” al salutare movimento del corpo in relazione con gli altri. Con la scienza prossemica, si è capito che le persone si mantengono ad una distanza che varia di volta in volta a seconda del contesto e del rapporto sociale.

Ci si può fidare del prossimo? Dall'antica Cina, apprendiamo un miglioramento delle capacità a relazionarci col prossimo, senza per forza guardarci con “sospetto da contagio”. Interagire positivamente con l'altro, col prossimo, si può! “Apprendere nuovi schemi di comportamento, da utilizzare nel momento del confronto, è come spiccare un salto nel vuoto, poiché in quei momenti è necessario fidarsi di chi ti sta accanto”. Ripartire dal Karate, è quindi possibile. Scenari urbani da quarantena, città e comuni semi-deserti. Tempo di riflessione, di meditazione fra le mura domestiche. Anche le arti marziali giapponesi, al tempo del Coronavirus, possono dare una mano per ripartire, con maggior slancio e vigore, proprio perché atte a coniugare “disciplina” per la mente, con “educazione” al movimento salutare del corpo.

Davide Riso, maestro catanese dell'arte marziale giapponese della “mano vuota”, nel contempo insegnante di Sostegno in una scuola etnea Secondaria, nonché responsabile regionale settore “Karate Csain”, non si sottrae al confronto, proprio in un momento in cui lo Sport, a bocce ferme, deve cedere il passo a motivi sanitari “di forza maggiore”.

Lei parla spesso di “prossemica”. Può spiegare meglio? E cosa c'entrano le arti marziali?

In maniera inconsapevole - illustra - , trattando di 'scienza prossemica', si è capito che le persone si mantengono ad una distanza che varia di volta in volta a seconda del contesto e del rapporto sociale. Differente è la distanza che mantengono due innamorati rispetto a due persone che si sono incontrati per discutere di lavoro, o ancora, tra due amici, piuttosto che tra sconosciuti che entrano in relazione per la prima volta”.

Quindi?

In questi giorni un 'maledetto virus' - riflette e approfondisce il maestro di karate Davide Riso, insegnante scolastico di Educazione fisica e specializzato nelle attività di Sostegno -, sta condizionando la nostra vita ed in particolare dobbiamo rivedere le distanze da tenere nei rapporti sociali con gli altri. Questa situazione assolutamente nuova per tutti avrà probabilmente delle ricadute temporanee sulla qualità dei rapporti interpersonali. Nelle arti marziali tutto comincia dal contatto fisico: toccare, colpire, prendere, lottare, sudare con e contro 'l’altro'. Vi sembra facile? Immediato? Tutti i cuccioli lo fanno! Eppure è proprio qui che si incontrano le prime resistenze, le prime difficoltà”.

La società moderna - continua il docente -, si basa sempre più su di una comunicazione verbale e audiovisiva, in sostanza su una cultura del 'non contatto'. Esiste una scienza, la 'prossemica' che si occupa proprio di questo. Del modo, cioè, in cui l’uomo utilizza lo spazio intorno a sé, di come reagisca ad esso e di come usandolo può comunicare certi messaggi attraverso un linguaggio non verbale, composto, in particolare, di movimenti corporei e di sguardi. Ognuno di noi possiede proprie 'bolle prossemiche', spazi all’interno dei quali ci si sente sicuri, spazi che aumentano o diminuiscono in base alla familiarità e al grado affettivo che abbiamo con l’interlocutore o la persona che ci sta accanto. Fanno parte di noi e del nostro bagaglio socio-culturale - ad esempio, le popolazioni Nord-africane hanno distanze prossemiche ridotte rispetto a quelle europee -. Pensate alle distanze che sono necessarie ad un ragazzo autistico per sentirsi sicuro dalle 'invasioni' delle persone che lo circondano e dalle realtà differenti”. 

Sì, ma parlando di Arti marziali?

Diventa quindi importante, come l’esperienza del confronto, e dello scontro, sperimentata nelle discipline marziali: cioè offrire un’occasione formativa per conoscere se stessi più approfonditamente ed evidenziare le proprie modalità di comportamento in situazione di stress. Accettare un altro nella propria bolla prossemica diventa un modo per analizzare se stessi. L’analisi del sé, se gestita con competenza diventa un ottimo esercizio dove allenarsi ad utilizzare al meglio le proprie potenzialità, un vero e proprio brain training, cioè allenamento del cervelloApprendere nuovi schemi di comportamento, da utilizzare nel momento del confronto, è come spiccare un salto nel vuoto, poiché in quei momenti è necessario fidarsi di chi ti sta accanto. Nel Budo giapponese, una sorta di 'via che conduce alla cessazione della guerra attraverso il disarmo', le principali condizioni per 'vincere' sono riassunte in una sola frase: primo l’occhio o 'ichigan', secondo il piede o 'nisoku', terzo il fegato o 'santan', quarta la forza o 'shiryoku'. In sintesi ed in definitiva, apprendiamo dall'antica Cina, il fatto che, il contatto con gli altri, a cui noi siamo quotidianamente abituati, è un qualcosa di molto complesso per molte più persone; più di quello che ci possiamo immaginare, e che solo per mezzo di un’attenta osservazione si possono notare eventuali comportamenti e manifestazioni di disagio, sui quali noi adulti possiamo, con poche e facili azioni o parole, dare un contributo al miglioramento delle capacità relazionali col prossimo”.

Soprattutto - conclude l'insegnante catanese - nei bambini e nei ragazzi il 'proprio spazio', in relazione a quello degli altri, è qualcosa spesso difficile da gestire e ciò può determinare serie ripercussioni negative sullo sviluppo della personalità. Le arti marziali offrono la possibilità di acquisire particolari esperienze nel contatto psico-fisico col prossimo e aiutare a capire quanto è importante che il nostro spazio sia dipendente da quello di chi ci sta vicino, e non dipende, quindi, solo dalle nostre esigenze ma da esse stesse in interazione con quelle degli altri e del mondo che ci circonda”.

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