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Raffaele e il Catania: avventura di "rigoliana" memoria?

Da pioniere, a condottiero, a comandante di una nave in preda alla tempesta. Finisce così l’avventura di Raffaele ai piedi dell Etna. Ripercorriamo il percorso stagionale anche con un parallelismo

Avventura di rigoliana memoria? La parentesi di Raffaele alla guida del Catania non resterà negli annali del club. Il gioco visto a Potenza ha lasciato spazio ad una versione pragmatica, scivolata poi nell'anonimato del girone di ritorno.

Richiamare in causa Rigoli può dare vita ad un parallelismo. Il tecnico arrivava in un momento particolare dal punto di vista del contesto: penalizzazione iniziale e primo anno di un nuovo corso, anche se si trattava in realtà di un ritorno, quello di Lo Monaco. Dal punto di vista del curriculum personale Rigoli vantava a stretto giro una promozione in serie D, poi quella in c2. Piccolo miracolo sportivo quello creato a Modica. Sulla falsa riga Giuseppe Raffaele ha compiuto un percorso vincente ottenendo due promozioni in eccellenza, una con l'Igea Virtus, e disputando due stagioni di ottimo livello a Potenza, in serie C. Anche per lui il contesto al suo arrivo è particolare, con la prima stagione dopo l’operazione anti-fallimento messa in piedi dalla Sigi.

Entrambi i tecnici nati e cresciuti in Sicilia, arrivano a Catania in un momento di ascesa della loro carriera professionale e hanno poi un epilogo finale poco felice. Rigoli pagò il rendimento esterno al minimo storico. Raffaele invece paga quest'anno uno sgretolarsi della squadra in termini di certezze mentali e di gioco, in un percorso condito per di più dalla continua emergenza dal punto di vista degli infortuni. Raffaele è stato in molti frangenti della stagione un uomo avvezzo al problem solving. Partito con l idea di un 343, ha dovuto fare i conti con la realtà, facendo spesso e volentieri di necessità virtù. Il "suo" Potenza ai piedi dell’Etna rimane infatti un lontano ricordo, ma nonostante questo durante la prima parte della stagione riesce a tenere in mano il timone della squadra, guidandola verso lidi inattesi. La tenuta si sgretola nella seconda metà di stagione, con la squadra che ripiomba nella realtà e lascia da parte le aspettative.

Pragmatismo e solidità difensiva nella prima parte del campionato consegnano agli occhi degli osservatori una squadra che sembra andare oltre le proprie possibilità. Il ciclone Bari e Ternana inizia però a minare le certezze iniziali e la squadra si scopre vulnerabile, stracciando il velo di Maya che l’avvolgeva. Gli infortuni si susseguono e per vedere il 343 con il ritorno di Piccolo occorre aspettare la fase finale del girone di andata. Si intravede anche un gioco più propositivo in questo particolare periodo dell'anno, tanto da indurre Raffaele a osare di più e invocare un rendimento più alto, con la famosa espressione "asticella".
Il girone di ritorno si trasforma invece in un girone infernale. La squadra perde certezze, deve ancora fare a meno di Piccolo, ma viene meno anche quella solidità difensiva di inizio anno, oltre ad una vulnerabilità mentale che decreta un tracollo verticale nelle prestazioni e nei risultati. Da pioniere, a condottiero, a comandante di una nave in preda alla tempesta. Finisce così l’avventura di Raffaele ai piedi dell Etna.

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