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Covid nelle scuole, l'assessore Mirabella: "Potenziamo lo screening, importante anche il ruolo delle famiglie"

Nell'intervista in diretta ha annunciato che dalla settimana prossima sarà allestita, a disposizione di tutti i cittadini, una postazione fissa di screening presso l'ex mercato ortofrutticolo di San Giuseppe La Rena

 

L'assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Catania Barbara Mirabella risponde in diretta alle domande di CataniaToday: Casi covid nelle scuole, screening e procedure. “Tutte le scuole seguono prima di tutto le disposizioni del ministero della Salute, esiste all'interno degli istituti un referente covid che in caso di positività di un alunno, di un docente o di un collaboratore scolastico attiva le procedure previste, quindi lo screening immediato e la quarantena per la classe coinvolta. Il problema che si riscontra – spiega l'assessore - è che nonostante il grande lavoro svolto dalle istituzioni sanitarie, in questo momento di picco, l'Asp non riesce tempestivamente a esitare i controlli post-quarantena. Grazie al lavoro del commissario Liberti e l'Asp, sono stati già fatti screening dedicati alla popolazione scolastica in via preventiva con i drive in. Da parte nostra, nell'ottica della massima collaborazione, stiamo predisponendo una stazione di screening fissa per tutta la città che sarà allestita, all'inizio della settimana prossima, presso l'ex mercato ortofrutticolo di San Giuseppe La Rena”.

Sulla questione relativa alla chiusura delle scuole l'assessore ribadisce che nella nostra città c'è stato un caso in cui il dirigente scolastico, di concerto con l'Asp ha richiesto la chiusura temporanea dell'Istituto in base ai casi registrati (10 su una popolazione scolastica di 1.500 persone) ma che dopo le procedure di controllo verrà riaperta. “Ci sono Istituti in cui si sono registrati 3 casi distribuiti su tre plessi e in questo caso è impensabile lasciare a casa 600 bambini per un solo caso e infatti la quarantena viene disposta solo per la classe interessata”.

“Noi tutti abbiamo la consapevolezza dei timori che ci sono nelle famiglie ma in linea generale bisogna spiegare che chiudere le scuole in una città che non si trova in zona rossa e dove i genitori vanno a lavorare creerebbe un disequilibrio sociale, economico e organizzativo. Significherebbe avere 26 mila bambini e ragazzi senza alcun supporto visto che non è previsto alcun bonus “baby sitter” per le famiglie, questione differente rispetto a quando eravamo tutti in lockdown. Non dobbiamo dimenticarci il valore della scuola in presenza, a maggior ragione visto che il governo non ha previsto la didattica a distanza per la scuola primaria e le scuola media. Al centro di tutto c'è il patto di corresponsabilità che coinvolge sopratutto la famiglia, è importante come ci comportiamo noi fuori dalla scuola. I bambini e i ragazzi seguono le disposizioni alla lettera, senza lamentarsi”.

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