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Etna, la "nevicata da sogno" rischia di trasformarsi in un incubo: strade ancora bloccate

Ad una settimana di distanza dall'ondata di maltempo, la normalità è ancora lontana. E nessun turista, se non armato di ciaspole o sci alpinismo, è riuscito ad ammirare in quota lo spettacolo dell'Etna ricoperta da un innevamento eccezionale

Fino ad una settimana fa, la neve presente sull'Etna era poco più di un lenzuolo. La recente perturbazione ha regalato al nostro vulcano una copertura che, in alcuni punti, si avvicina ai due metri. Una vera miniera di "oro bianco" per il turismo invernale, che stenta a decollare proprio a causa dei sempre più evidenti cambiamenti climatici. Adesso ci si ritrova a fare i conti con il problema opposto. L'innevamento è davvero eccessivo in relazione alle risorse disponibili per liberare le principali vie d'accesso. Mettendo da parte alcuni casi virtuosi, come il comune di Linguaglossa, i cui operatori hanno subito cominciato a darsi da fare per liberare il tratto di propria competenza, l'esempio più evidente di mancata efficienza è quello della Città Metropolitana di Catania. Con tutta la buona volontà del personale, non è presente un numero di mezzi speciali in grado di far fronte ad una simile emergenza. Servirebbero più frese, da qualche giorno messe a disposizione dall'Anas, anche sulle strade non di propria competenza.

Finita l'emergenza, la normalità è ancora lontana

La priorità finora è stata liberare - almeno parzialmente - le vie d'accesso a Piano Provenzana da Linguaglossa ed al Rifugio Sapienza nel versante Sud, una volta risolte le criticità nella zona di Tarderia. Qui domenica scorsa decine di famiglie erano rimaste bloccate in casa ed è stato necessario far arrivare da Palermo un mezzo cingolato della Protezione Civile per aiutare i soccorritori nelle operazioni di evacuazione. Contemporaneamente, il rifugio Ragabo di Linguaglossa, raggiunto un giorno e mezzo dopo da mezzi in grado di aprire un varco sulla Mareneve, dava ospitalità a 23 persone, con alla porta una coltre alta oltre un metro e senza energia elettrica. Se non quella del gruppo elettrogeno alimentato a gasolio. Oggi la normalità è ancora lontana e nessun turista, se non armato di ciaspole o sci alpinismo, è riuscito ad ammirare in quota lo spettacolo dell'Etna ricoperta da un innevamento che non si vedeva almeno dal 2013.

Il Sindaco di Milo: "Poche risorse a disposizione"

"Il Comune di Milo e la frazione di Fornazzo - spiega il Sindaco Alfio Cosentino - sono stati interessati solo marginalmente dai disagi legati alla caduta della neve durante l'ultima eccezionale ondata di maltempo. Qualche problema si è registrato a ridosso dell'evento nel centro abitato, ed è stato risolto grazie a dei mezzi privati. La Mareneve, con accesso dal nostro svincolo, è ancora chiusa perchè la Città Metropolitana di Catania non dispone di mezzi adeguati alla rimozione in breve tempo dei grossi cumuli presenti sulla carreggiata. E' paradossale che non si riescano a sfruttare tutte le potenzialità turistiche che questo evento potrebbe offrire al nostro territorio, a causa della mancanza di risorse. Non dispongo neppure di risorse adeguate per presidiare il varco della Mareneve, potendo contare solo su due vigili urbani ausiliari". Nel weekend, alle transenne, è stato posizionato il personale del corpo forestale, che ha dovuto gestire la viabilità con non poche difficoltà. Mentre durante il resto della settimana ci si affida al buonsenso degli automobilisti.

Imprenditori lasciati soli

"La nostra attività si trova proprio nell'ultima zona in cui la strada è accessibile senza problematiche particolari - spiega Giusy Granata, titolare della trattoria 'Da Rinuccio', posta all'inizio della Mareneve - ma non è stato facile far arrivare qui i clienti.  Possediamo un bobcat, che fortunatamente ci ha aiutato a spalare l'ingresso. Domenica, purtoppo, siamo riusciti a far salire solo i prenotati, lasciando i loro nominativi al personale in servizio. Molti tavoli sono inevitabilmente rimasti vuoti".

Uno spazzaneve è riuscito a liberare la strada nel tratto iniziale. Tuttavia, dopo aver provato a proseguire oltre, è stato costretto a tornare indietro. Ed è per questo che Mario Basile, da 13 anni gestore del b&b "EtnaMille77" di Sant'Alfio, è rimasto ancora parzialmente isolato. Vive e lavora in uno splendido chalet posto nei pressi della località "Pietracannone", molto frequentato dai turisti in ogni stagione dell'anno. Sua moglie Irene Prastani, insegnante nella circolo didattico di Zafferana, subito dopo aver realizzato che sarebbe stata dura perfino aprire il portone di casa, ha provato a contattare tutte le autorità, vedendo spuntare davanti alla propria porta solo un volenteroso forestale, armato di pala e giunto fin qui a piedi. "Lo abbiamo ringraziato - spiega Basile - e gli abbiamo detto di tornarsene indietro. Non avrebbe potuto fare nulla in quelle condizioni". Il passaggio, non autorizzato, di diversi fuoristrada modificati ha reso percorribile con non poche difficoltà i circa 3 chilometri che separano questa famiglia con due bambini dal centro abitato di Milo. Ma il pickup di Mario è l'unico mezzo in grado di affrontare la discesa ed il ritorno in quota. La signora Prastani si reca a lavoro la mattina percorrendo a piedi oltre un chilometro di neve compatta, andando incontro ad una collega che arriva fin qui per darle un passaggio. Oltre al danno, la beffa. "Ricevo moltissime telefonate - aggiunge Mario Basile - da parte di turisti che vorrebbero venire qui per sciare e fare escursioni in questo meraviglioso ambiente innevato. Non sono però in grado di poter dare ospitalità a nessuno. E quando dico loro che tutte le strade sono chiuse, a distanza di una settimana dalla grande nevicata, rimangono increduli. Come del resto lo siamo noi...".

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