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Lunedì, 8 Agosto 2022

Dentro la "fossa dei leoni" di Librino: i nascondigli dei pusher tra stalle abusive, vedette e bambini

Siamo entrati in questa storica piazza di spaccio per seguire, in più occasioni, il lavoro dei "Lupi". Una sezione del nucleo investigativo dei carabinieri etnei che opera in borghese nei territori più ostili della nostra periferia

Entrare nella "fossa dei leoni" di viale Grimaldi senza dare nell'occhio è praticamente impossibile. Fino a poco tempo fa questa zona di Librino era il regno di Rosario Ragonese, detto "il biondo", legato al clan Cappello e condannato a 20 anni di reclusione nel 2020 con rito abbreviato nell'ambito dell'inchiesta che prende il nome dalla piazza di spaccio che controllava.

Chi sono i "Lupi"

Siamo arrivati qui per seguire il lavoro dei "Lupi", una sezione del nucleo investigativo dei carabinieri etnei che opera in borghese nei territori più ostili. Le loro attività sono particolarmente delicate. Monitorano per mesi i soggetti sottoposti a indagini, raccogliendo prove con mezzi di registrazione piazzati nei luoghi più difficili da raggiungere. Anche se non indossano la divisa e le loro auto sono all'apparenza dei mezzi comuni, qui i loro volti non passano certo inosservati. Abbiamo visitato questo luogo due volte, con un intervallo di due settimane. In entrambi i casi siamo stati avvistati con pochi secondi di anticipo: quanto basta per sgombrare il campo attraverso vie di fuga già collaudate.

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Durante i controlli antidroga i lupi frugano tra i rifiuti presenti nei pressi delle tubature fognarie

Perchè la "fossa" è quasi inespugnabile

C'è una sola stretta strada che permette di accedere ed uscire dal civico 10. Il palazzo è nascosto da un pezzo di campagna rubato al cemento, con un dislivello di una ventina di metri. E' facile per le vedette appostarsi h24 e dare l'allarme dall'alto. Altri cento occhi sono disseminati sui muretti, sotto i portici, nei balconi e tra le finestre dei condomii circostanti. Quando i carabinieri devono effettuare un'operazione più articolata sono costretti a far convergere qui decine di militari per evitare vere e proprie sommosse popolari. E dopo pochi giorni, a volte solo  una manciata di ore, la piazza di spaccio si riorganizza per tornare a vendere marijuana, cocaina, crack ed hashish a prezzi popolari: 5, 10, 20 euro in base alla grammatura ed al tipo di stupefacente.

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Un portone blindato, già sfondato più volte durante i blitz. La feritoia permette di passare le dosi senza essere visti in caso di irruzione delle forze dell'ordine il pusher ha il tempo di fuggire 

Le stalle abusive ed il metodo del "panaro"

La droga raramente si trova tra le stalle abusive, già sequestrate in passato con gli animali affidati in custodia agli stessi proprietari. Sono arredate con quadri rococò e distributori automatici. La presenza di cavalli di razza è un simbolo del potere conquistato e mantenuto con prepotenza negli anni. Dietro le scuderie capre e pulcini scorrazzano indisturbati, arrivando anche all'ingresso della scala B, decorato con mattonelle in finta arenaria. Qui si fermano i clienti. I pusher hanno sempre addosso piccoli quantitativi. Una modalità consolidata negli ultimi anni per alleviare le conseguenze giudiziarie in caso di arresto (art. 80 dpr 309/90) e non far perdere troppi soldi all'organizzazione. Uno "strumento del mestiere" per il trasferimento della droga è il classico panaro, che viene usato continuamente anche per portare piccoli oggetti ai piani alti. Nessun ascensore funziona: nel palazzo che domina la "fossa" si contano 14 montacarichi.

I cittadini costretti a convivere con la criminalità organizzata

In questo luogo e nelle altre realtà simili che abbiamo visitato, un dato amaro è la presenza costante di bambini, fin da piccoli costretti a convivere con una realtà che non dovrebbe appartenere alla loro infanzia. Loro malgrado, sono anche scudi umani. Del resto qui si consuma la vita di tutti i giorni. La città sembra lontana più che mai e molte persone totalmente estranee al mondo criminale devono ritagliarsi uno spazio di normalità. Perfino i citofoni di chi è agli arresti domiciliari sono separati dagli altri, che spesso non funzionano, in maniera tale da poter essere sempre reperibili durante i controlli. I portici sono stati murati per creare degli scantinati.

Dove è nascosta la droga

Ispezionando le tubature fognarie, che si perdono nel sottosuolo, saltano fuori le stagnole ed i pezzi di cellophane usati per confezionare le dosi. Ci sono anche decine di pipette utilizzate dagli assuntori per "farsi" sul posto di crack o fumo, negli angoli bui dietro i pilastri. I lupi girano le pietre, aprono botole, entrano in portoni blindati già sfondati più volte. Sanno dove cercare anche grazie alle informazioni che ricavano con la loro presenza costante sul territorio. Ed alla fine, sotto una tavola di legno coperta da un'altro pannello, salta fuori un astuccio con dentro marijuana sfusa, hashish ed il classico bilancino di precisione. Scatterà il sequestro a carico di ignoti.

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