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L'utero di una donna deceduta ha donato la vita alla piccola Alessandra, Veroux: "Emozione infinita"

La nascita della bambina, venuta al mondo prematura alla 34esima settimana di gravidanza, con un peso di 1,7 chili, è stata possibile solo grazie ad un trapianto di utero. La donna ne era priva da sempre a causa della sindrome di Rokitansky. Nel 2020 aveva subito un intervento presso il centro Trapianti del Policlinico di Catania, seguita dai professori Pierfrancesco e Massimiliano Veroux, Paolo Scollo e Giuseppe Scibilia. La bimba ha preso il nome della donatrice, una 37enne deceduta per un improvviso arresto cardiaco

Dopo aver dato alla luce la piccola Alessandra, la 31enne Albina è in ripresa dal Covid presso l'ospedale Cannizzaro di Catania, nel reparto di Rianimazione. La nascita della bambina, venuta al mondo prematura alla 34esima settimana di gravidanza, con un peso di 1,7 chili, è stata possibile solo grazie ad un trapianto di utero. La donna ne era priva da sempre a causa della sindrome di Rokitansky. Nel 2020 aveva subito un intervento  presso il centro Trapianti del Policlinico di Catania, seguita dai professori Pierfrancesco e Massimiliano Veroux, Paolo Scollo e Giuseppe Scibilia. La bimba ha preso il nome della donatrice, una 37enne deceduta per un improvviso arresto cardiaco

"Il tentativo di fecondazione è andato a buon fine e la signora ha condotto una gravidanza regolare fino alla 30esima settimana quando ha contratto il Covid ed è stata pertanto ricoverata nella sezione della Ginecologia del Cannizzaro dedicata alle pazienti positive. L'infezione - ha detto Paolo Scollo, direttore del reparto di Ostetricia e ginecologia dell'ospedale Cannizzaro di Catania - è stata per un certo tempo asintomatica ma, qualche giorno fa, un episodio di febbre alta e conseguenti contrazioni ci ha indotto a procedere con un taglio cesareo. Madre e figlia sono state quindi trasferite in terapia intensiva. La signora nel reparto adulti, la bambina nell'unità di Terapia intensiva neonatale, dove è sottoposta a terapia antibiotica, di prassi per i prematuri, e ad assistenza respiratoria non invasiva. Entrambe si trovano in condizioni stabili".

"È stato un trapianto estremamente complesso - ricostruisce Pierfrancesco Veroux, professore ordinario di Chirurgia vascolare e trapianti dell'Università di Catania - che ha presentato sin dall'inizio le difficoltà tecniche che ne limitano l'uso estensivo nel mondo. In questo caso l'utero, sin dal 'declampaggio' dei vasi, ha mostrato una grande vitalità che ha poi permesso grazie a una perfusione ottimale di 'vivere' nella paziente e di portare a termine una gravidanza quanto mai attesa. Il Centro trapianti da me diretto ha seguito in questi due anni con cadenza settimanale la futura mamma per monitorare le condizioni cliniche. L'utero trapiantato, al momento della nascita della piccola Alessandra, ha confermato la piena funzionalità, facendo ben sperare per il futuro". 

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