A Santa Venerina con il legno dei barconi dei migranti si creano nuovi oggetti

Quando si parte dal legno per raccontare il dolore delle migrazioni: "Ro' La formichina", cooperativa sociale della Comunità Papa Giovanni XXIII, ha come obiettivo quello di favorire il reinserimento sociale e lavorativo delle persone escluse

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di CataniaToday

Vengono da Santa Venerina, in provincia di Catania, gli oggetti della Cooperativa Sociale “Ro’ La Formichina” realizzati con il legno dei barconi e nati per raccontare il dolore delle migrazioni. “Gesù, sulla croce, ha portato sofferenza e speranza per tutti gli uomini. Oggi, quella sofferenza, la portano i migranti quando attraversano il mare in un viaggio della speranza intrapreso nell'auspicio di costruirsi qui in Europa una vita nuova”, spiega Marco Lovato, Presidente della Cooperativa. Nata nel 2001 dall’esperienza della Comunità Papa Giovanni XXIII (Apg23), “Ro' La Formichina” ha come obiettivo quello di favorire il reinserimento sociale e lavorativo di persone che sono state escluse dalla società a causa della loro condizione fisica o del loro passato. Ci sono ragazzi con disabilità, con problemi di devianze o con procedimenti penali sulle spalle che hanno scelto di intraprendere una vita diversa. “Accogliamo anche tanti giovani migranti: stare con loro, conoscere il loro passato e le sofferenze che hanno vissuto, ci ha aperto il cuore e ci ha dato l'idea di realizzare questi oggetti, simbolo di solidarietà e richiamo a non dimenticare le ingiustizie”, aggiunge Lovato. Da quando la Cooperativa ha avuto l'autorizzazione a prelevare il legno dei barconi confiscati agli scafisti, nel 'cimitero dei barconi', i ragazzi accolti nella Cooperativa hanno realizzato oltre1000 crocifissi, circa 20 bastoni pastorali per i vescovi della regione e una Ferula, il bastone papale, per il Pontefice: “Gliel'abbiamo consegnata durante l'udienza privata che Papa Francesco ha concesso alla Comunità Papa Giovanni XXIII qualche tempo fa”, aggiunge Lovato senza nascondere la sua soddisfazione. Gli oggetti sacri e gli altri manufatti lignei, vengono realizzati dai ragazzi accolti dalla Comunità, accompagnati da un operatore specializzato che insegna loro le basi della falegnameria: il lavoro, serve soprattutto a raggiungere l'obiettivo di insegnare loro il valore aggiunto, morale e civile, del guadagno onesto. Anche per questo sulle pareti del laboratorio campeggia la scritta "In questa Cooperativa non si paga il pizzo a nessuno". I laboratori delle cooperative sociali che ruotano intorno al mondo della Comunità Papa Giovanni XXIII (circa 15 in tutta Italia) costituiscono un’offerta lavorativa concreta e, soprattutto, spendibile anche al di fuori dell’ambiente protetto della Comunità. Un impegno, questo, che è reso possibile dagli sforzi dei tanti volontari che scelgono di condividere la propria vita, giorno per giorno, a contatto con coloro che comunemente sono definiti emarginati. Non senza difficoltà: “Abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti per sostenere iniziative come questa – spiega il Presidente della Apg23, Giovanni Ramonda –. Vogliamo continuare ad accogliere e supportare i nostri ragazzi e vogliamo far sì che laboratori di questo tipo possano moltiplicarsi. Un’occasione per chi vorrà contribuire a sostenere i nostri progetti può essere quella offerta dal 5 per mille o dalle tante altre iniziative solidali che portiamo avanti in tutta Italia da oltre 50 anni”.

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