Alcolici di contrabbando, maxi operazione della finanza: coinvolto un 44enne catanese

Dalle indagini su un imprenditore etneo attivo nel settore, le fiamme gialle hanno scoperchiato un business milionario

Una maxi frode nel commercio degli alcolici ha portato a 20 arresti, 60 denunciati e a scoprire una frode per circa 80 milioni di euro. L'operazione, denominata "Sine finibus", è stata condotta dai finanzieri del comando provinciale Udine. Coadiuvati da militari di altri 12 comandi provinciali hanno eseguito, in sette regioni, un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali nei confronti di 20 persone, identificate come ideatori, promotori e membri di una ramificata associazione a delinquere, attiva, da anni, in Europa.

La specialità è quella del traffico di vodka, whiskey e altre bevande alcoliche in evasione delle corrispondenti accise. Contestualmente, grazie al coordinamento di Eurojust, i due vertici del gruppo, destinatari di mandato di arresto europeo, sono ricercati nel Regno Unito, sia dalle fiamme gialle che dai funzionari dell’Hm Revenue and Customs, la dogana britannica.

Le indagini hanno preso una svolta quando, alla fine del 2016, nel corso di alcuni accertamenti su un traffico di gasolio di contrabbando è emersa la figura di C.S, un 44enne catanese, titolare di una piccola azienda di ingrosso di bevande alcoliche.

L'etneo aveva chiesto la disponibilità di un deposito fiscale dove far transitare un carico di gasolio. La circostanza ha fatto scattare un campanello d'allarme poiché il gasolio così come gli alcolici gira con un documento valido in tutta Europa, che si chiama e-AD munito di un codice univoco di identificazione tracciabile da tutte le dogane e da tutte le forze di polizia europee.

Dagli accertamenti compiuti sul catanese C.S è emerso che il suo deposito fiscale risultava avere una giacenza di bevande alcoliche cinque volte superiore rispetto alla capienza massima, segno che il prodotto entrava solo cartolarmente. Così l'etneo voleva ampliare questo business illegale anche con il gasolio.

Seguendo questo filone i finanzieri hanno scoperto che la frode ha visto il coinvolgimento di operatori economici in 17 Paesi europei. La ramificata associazione a delinquere era attiva da anni, in Europa, nel traffico di vodka, whisky ed altre bevande alcoliche in evasione delle corrispondenti accise. Il danno economico, quindi, ha come parti offese gli stati interessati, mentre la banda lucrava sul mancato pagamento delle accise, usufruendo di un meccanismo che lascia le tasse in sospensione di pagamento finché la bevanda non viene commercializzata. In realtà nei depositi non sono state trovate bottiglie di alcolici, perché sono stati venduti abusivamente, con guadagni che vanno dal 30% della tassazione in Italia, fino al 60 per cento per alcune bevande in Gran Bretagna.
 

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