Clonava auto rubate e le rivendeva agli ignari acquirenti: arrestato

La polizia stradale ha ricostruito il sistema messo in piedi da Salvuccio Schinocca:furti commessi in Campania, numeri di telaio di altri mezzi corredati da documentazione rubata

Nella mattinata dello scorso 14 ottobre, al culmine di un’impegnativa attività di indagine, svolta dalla squadra di polizia giudiziaria del compartimento stradale di Catania, sul riciclaggio e “clonazione” di autovetture di media e grossa cilindrata, è stato tratto in arresto Salvuccio Schinocca (nato a Catania il 19 gennaio del 1977, residente a Pedara), ex-titolare di una rivendita di auto usate, chiusa da tempo per cessata attività.

A carico di quest’ultimo, il Gip, dott. G. Cascino, ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, su richiesta del pubblico ministero dott. G. Fragalà, per i reati di riciclaggio, ricettazione, falso e truffa: il provvedimento restrittivo è stato eseguito in collaborazione con personale della polizia stradale di Busto Arsizio in provncia di Varese, dove si trovava il soggetto.

L’indagine si è sviluppata nel secondo semestre dello scorso anno ed ha portato alla luce l’avvenuta “clonazione” di nove autovetture di medio-alto livello: quattro Fiat “500X”, due Range Rover “Evoque”, un Range Rover “Discovery Sport”, una Jeep “Renegade”, una Nissan “Qashqai”: tutti veicoli smistati dallo Schinocca non solo in ambito locale, ma anche extra-provinciale. L’attività di indagine ha evidenziato trattarsi di veicoli oggetto di furti commessi in Campania, sui quali sono stati artatamente impressi i dati identificativi dei numeri di telaio di altri mezzi simili circolanti al settentrione e che venivano corredati da documentazione (Carte di Circolazione e certificato di Proprietà) rubata in bianco. La documentazione veniva opportunamente compilata in maniera tale da attestarne la proprietà in capo allo Schinocca, il quale, attraverso canali illeciti tutt’ora in via di accertamento, riusciva a reperire anche le targhe di immatricolazione a prima vista insospettabili, ma che costituivano veri e propri “duplicati” di quelle applicate al veicolo originale, circolante a centinaia e centinaia di chilometri di distanza. Così approntate, quindi, le autovetture-clone venivano immediatamente rivendute a prezzi di realizzo dallo Schinocca a ignari acquirenti, i quali erano convinti di aver fatto un ottimo affare. Il vero affare invece lo realizzava Schinocca, i cui ricavi illeciti, per quanto accertato dalle indagini si aggirano complessivamente intorno ai duecentomila euro.

La gestione di un veicolo clonato riserva comunque ampi margini di imprevisto che in qualsiasi momento, presto o tardi, possono far saltar fuori l’imbroglio. Infatti, quando il proprietario del veicolo originale intende vendere il proprio mezzo, ha la sgradita sorpresa di trovarsi nell’impossibilità di poterlo fare, poiché non ne risulta più formale proprietario. Proprio a seguito di tale tipo di segnalazioni fatte in diverse località del nord Italia dai legittimi proprietari dei veicoli originali, è stato possibile analizzare numerosi casi che hanno avuto, quale comune denominatore, il coinvolgimento dello Schinocca (o di persone a lui vicine) quale venditore del veicolo segnalato. Rintracciato il veicolo di volta in volta segnalato, le notevoli professionalità ed esperienza del personale in forza alla squadra di polizia giudiziaria compartimentale hanno permesso quindi di comprovare, non solo l’avvenuta alterazione dei dati identificativi del veicolo-clone, ma anche la falsità delle targhe di immatricolazione e le efficaci contraffazioni dei numeri di poligrafico dei documenti di circolazione rubati in bianco. Con riferimento alle targhe, è stato possibile focalizzare i microscopici dettagli, non rilevabili a colpo d’occhio, che ne denotavano la falsità, come ad esempio le dimensioni dei caratteri e delle loro interspaziature che differivano di pochi decimi di millimetro rispetto a quelli delle originali, e, con riferimento ai numeri poligrafici dei documenti, le minime contraffazioni su lettere e numeri (ad esempio, da “F” a “E” e da “3” a “8”), che consentivano il superamento di controlli in ordine alla loro reale provenienza delittuosa. Da ultimo, ma non meno rilevante, è stata l’attività che ha permesso il rilevamento di elementi utili per risalire ai veicoli rubati e poterne così consentire la restituzione agli aventi diritto. Come si può facilmente desumere dalla loro tipologia, si tratta di veicoli di non indifferente valore, maggiormente dove si consideri che, al momento del furto, le autovetture oggetto di clonazione erano tutte in pregevoli condizioni o aventi meno di un anno di vita.

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L’arresto si inquadra quale risultato nell’attività di contrasto svolta dal compartimento polizia stradale nel più generale contesto del fenomeno dei furti d’auto e del loro riciclaggio. I risultati emersi nell’attività di indagine sopra descritta impongono una specifica raccomandazione alla collettività: quella di evitare di agire con superficialità nell’acquisto di un veicolo usato e di valutare con estrema prudenza le opportunità di acquisto a prezzi apparentemente molto vantaggiosi, al fine di non doversi ritrovare nelle condizioni degli acquirenti finali dei veicoli sopra indicati, ai quali, in seguito all’intervenuto sequestro dell’autovettura-clone, non è rimasto altro che sporgere querela per truffa nei confronti dello Schinocca.

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