Istigazione al suicidio, il caso dell'insegnante di Paternò: avviso di garanzia per Coveri

L'insegnante di Paternò, affetta da un male incurabile, aveva deciso di recarsi in Svizzera per il suicidio assistito. L'accusa è di istigazione al suicidio per il presidente dell'associazione Exit-Italia

I carabinieri di Torino hanno notificato un avviso di garanzia emesso dalla procura di Catania nei confronti di Emilio Coveri, presidente e fondatore di Exit Italia, associazione che promuove il diritto alla morte assistita. L'accusa è di istigazione al suicidio e riguarda il caso dell'insegnante di Paternò, Alessandra Giordano, deceduta lo scorso aprile in una clinica svizzera che pratica il suicidio assistito.

Silvio Viale, responsabile scientifico dell’associazione che promuove il diritto alla morte assistita, con un post su Facebook ha commentato: "Come responsabile scientifico di Exit-Italia esprimo stupore per questa richiesta. Sono certo che il confronto tra Emilio e Alessandra sia stato nei limiti del dibattito su eutanasia e suicidio assistito tra i nostri soci, per cui Alessandra ha deciso in autonomia con piena autodeterminazione tempi e modi del propria morte. Peraltro le informazioni sulle procedure di Dignitas sono disponibili in italiano sul loro sito. Colgo con soddisfazione che i dubbi sanitari dei familiari, tenuti completamente all'oscuro da Alessandra, siano stati fugati. De resto la questione medica è stata affrontata dai medici svizzeri e, come riporta Panorama, non ha creato nessun presupposto di reato per Dignitas. In questi casi si usa dire 'piena fiducia nella magistratura', ma noi lo diciamo con convinzione per la ragionevole certezza che non potrà che emergere la determinazione di Alessandra, mentre l'ipotesi di istigazione sembra nascere da un pregiudizio ingannevole. Nonostante molti di coloro che hanno beneficiato del suicidio assistito in Svizzera siano nostri soci, è la prima volta che Exit-Italia viene coinvolta direttamente e noi speriamo che questa vicenda, come quelle di DJ Fabo, Davide Trentini, Daniela Cesarini, Pietro D'Amico e Oriella Cazzanello possano contribuire affinché ci possa essere anche in Italia una buona legge su eutanasia e suicidio assistito".

"Quella donna mi aveva chiesto informazioni sul suicidio assistito dicendomi di avere dolori atroci. E io gliele ho date - ha commentato Coveri - sono fermamente convinto di quello che faccio, bisogna rispettare gli ammalati e quelli che non ne possono più. Io continuerò sulla mia strada".

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